calciatrice

“Volevo solo fare la calciatrice”…

Il calcio femminile italiano, un movimento in continua ascesa come iscritte e come visibilità, attenzione e crescita tecnica ma…

Come per ogni cosa c’è sempre un “ma”, un “però” che indica carenza, mancanza; quel passo per… per gesto per…

Cosa manca al calcio femminile italiano? Potremmo azzardare a dire tutto se lo confrontiamo e paragoniamo al movimento europeo e nazionale; voglio invece puntare l’accento sul titolo di un libro edito Minerva uscito del 2023 (alla terza ristampa nel 2025). “Volevo solo fare la calciatrice” di Alice Pignagnoli ex calciatrice (appunto).

SOLO e CALCIATRICE: due termini che da soli, a mio avviso, rispondono alla domanda. E replico con un’altra domanda: nel 2026 (auguri a tutti/e!!!) è davvero ancora un problema voler fare “solo la calciatrice”?

Dove “solo” non va inteso nel senso di fare quale qualcosa in modo “esclusivo” o ma inteso anche come sinonimo di “semplicemente” cioè senza troppe pretese ed eccessi. Due avverbi, ma due significati diversi.

E Alice racconta la sua storia di donna che voleva semplicemente fare la calciatrice, rendere un sogno realtà. E si sa che per far avverare i sogni, la strada è spesso complessa, tortuosa e ostile.

È un libro davvero interessante perché, tra le altre cose evidenzia come mentre la Serie A femminile diventava un campionato professionistico (luglio 2022), nelle serie minori le cose erano ancora profondamente dilettantistiche.

Cosa che l’atleta spiga bene in questo passaggio:

“Se dovessi pensare a uno dei mali del calcio femminile (ma forse degli sport minori in generale?) dovrei forse citare le aspettative disilluse. Come atleta innamorata della propria disciplina ci si aspetta, si nutre fiducia e si spera sempre, che ci venga riconosciuto quanto so è meritato. Fino al momento in cui ci si rende conto che potrebbe non accadere e allora è meglio per la propria salute cessare di attendere qualcosa che potrebbe non arrivare mai.”

Attese, aspettative, passione: tutte cose che Alice ha sperato, cercato e desiderato al punto da cercare ogni volta in cui la vita le diceva di cambiare strada, percorso, di pensare ad altro.

Lei no Lei voleva “solo fare la calciatrice” anche quando rimase incinta di sua figlia Eva. È stata la prima calciatrice a rientrare in campo in una gara ufficiale a 100 giorni dal parto.

Un desiderio forte, fortissimo che ha attraversato oceani in tempesta fatti di pensieri, paure, pregiudizi e sguardi stralunati.

“Non sono diventata mamma quando sono rimasta incinta, e non sono diventata mamma quando ho avuto Eva tra le braccia. Sono diventata mamma quando ho iniziato a conoscerla, come si fa con qualunque altra persona che incontriamo sul nostro cammino. La maternità è molto diversa da come la raccontano. È più complessa ma anche molto più bella ed emozionante. Ho avuto tante paure, ma mai quella di affrontare i miei sentimenti, anche i più spaventosi, di cavalcarli e domarli.”

Le donne, il pallone e la maternità: un tridente che ancora per molti è ingestibile ma che, realtà ha una sua meravigliosa perfezione nel momento in cui se ne accettano le imperfezioni.

“Volevo solo fare la calciatrice” va letto nelle scuole e ai genitori di tutte quelle bambine che hanno lo stesso sogno di Alice ma vengono bloccate in volo da preconcetti e scarsa conoscenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *