Come dimenticare quella voce, quel timbro di voce: Sandro Ciotti non poteva mancare nell’elenco dei “Cantori del Pallone”; la nostra rubrica in collaborazione con DiSte (Vladimiro Di Stefano), il quale ci fa vivere attraverso le sue caricature i miti della radio e dalle tv pallonara.
E oggi tocca a lui Sandro Ciotti romano di Roma con un padrino di battesimo d’eccezione: il poeta dialettale Trilussa. Inizia la sua carriera giocando a calcio nella Lazio poi nell’Ancona per chiudere nel Forlì.
Il calcio non era l’unica passione di Sandro Ciotti imparò anche a suonare il violino ma qualcosa altro scorreva nel sangue del giovane; decise infatti di seguire le orme paterne e iniziò a collaborare con diverse testate giornalistiche quali Paese Sera, Messaggero e Il Giornale d’Italia.
Torna la musica, questa volta mista a parole dato che nel 1964 fece un’esperienza come paroliere, scrivendo insieme ad Enzo Jannacci la canzone “Veronica“.
E la radio? Arriva ufficialmente nel 1956 quando esordì come conduttore in K.O. Incontri e scontri della settimana sportiva, una delle prime trasmissioni di satira musicale e sportiva.
Nel 1958 divenne un inviato stabile per la RAI, ideando altre rubriche di successo come L’uomo del giorno per la trasmissione Domenica Sport (1958).
Durante le Olimpiadi di Roma 1960 ebbe la sua prima esperienza di radiocronaca, della partita tra Danimarca e Argentina allo Stadio Flaminio. In quell’edizione dei Giochi gli fu anche affidato l’incarico di narrare la finale di hockey su prato tra India e Pakistan presso il Velodromo Olimpico.
Da lì fu un’escalation fino a diventare la voce iconica di Tutto il calcio minuto per minuto con due frasi divenute un cult per gli appassionati: “Scusa Ameri!” che pronunciava quando interrompeva il collega (Enrico Ameri) dal campo centrale e “Clamoroso al Cibali!”, spesso utilizzata nel contesto calcistico per indicare un risultato inaspettato.
Frase che gli è stata per anni attribuita ma non ci sono prove che l’abbia effettivamente pronunciata. Anche se la sua origine rimane incerta. Sandro Ciotti comunque non ha mai smentito la vicenda.
Quella voce, quel timbro così distintivo non era il suo tono naturale ma causato da un problema di salute causato da radiocronaca svolta sotto la pioggia alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968; condizioni climatiche che produssero un edema alle corde vocali non curabile senza un intervento chirurgico rischioso.
Rinunciare? Abbandonare le radiocronache? Assolutamente no! Fortuna nostra, perché ascoltarlo raccontare il calcio proprio con quella voce, è un ricordo che resterà per sempre.
