Psicologia dello sport

Psicologia dello sport, a tu per tu con Filomena Napolitano

Un tema molto particolare quanto delicato è quello che affrontiamo; non è la prima volta che parliamo di psicologia dello sport ma questa volta siamo andati sul campo.

Esattamente su quello della Gladius Pescara che da oltre 10 anni ha al suo interno una psicologa dello sport nella figura della dottoressa Filomena Napolitano, psicologa e psicoterapeuta specializzata nel mondo dell’infanzia.

Qual è stata la sua esperienza in una squadra sportiva?

“Proprio qui alla Gladius Pescara 11 anni fa e siamo cresciuti insieme e adeguati ai vari cambiamenti che si sono stati in questi anni di collaborazione”.

Perché secondo lei è importante la figura di una psicologa all’interno di una società sportiva?

“La ringrazio per la domanda perché la presenza di una psicologa dello sport è stata uno dei più grandi fraintendimenti con le famiglie in quanto loro stessi di domandavo il perché di questa figura. Abbiamo spiegato loro, nel corso di vari incontri anche formativi, la funzione dello psicologo dello sport che intanto serve per il gruppo squadra; per aiutare cioè il gruppo a far emergere il massimo delle loro potenzialità. Inoltre per il singolo a fare in modo che emergano i pregi di ognuno dall’atleta al bambino passando per l’allenatore”.

Ritiene inoltre che anche nelle “categorie superiori” sia importante la presenza di una figura come la sua?

“A differenza di alcuni ambiti dove ci si occupa di problematiche specifiche di psico-patologia, l’ambito sportivo si colloca nell’ambito psicologia positiva o del benessere per cui è chiaro che, quando crescono responsabilità e categorie, è indispensabile avere una figura che possa guidarci per fare emergere al meglio le aree di benessere psicologico”.

Cosa vuol dire per un bambino giocare a calcio?

“Momento di forte crescita interiore; il punto centrale è che all’interno di un gioco di gruppo ci si deve necessariamente sperimentare e venire in contatto con le proprie fragilità. Ed è proprio in quel momento che abbiamo la possibilità di comprendere come ‘aggiustare il tiro’ per crescere anche sotto l’aspetto dell’autostima”.

Quanto, a volte, le aspettative dei genitori rischiano di fare “danni”?

“E’ una questione non solo riscontrata qui alla Gladius ma generica: a volte il genitore tende naturalmente a far rivivere al bambino un po’ di proprie aspettative. Ecco, durante la nostra formazione alle famiglie sottolineiamo anche questo aspetto cioè far capire che il bambino deve sentirsi libro di sperimentarsi in questo rettangolo di gioco senza l’invasione genitoriale”.

Come fa una psicologa a trattenere un bambino che quando arriva in campo ha solo voglia di calciare un pallone?

“Ci siamo organizzati sin dal primo anno con una serie di regole comportamentali. Quali? La prima è arrivare in orario agli allenamenti, la seconda è che ognuno porta il proprio borsone fino ad arrivare alla regola che accompagna i bambini al rispetto del proprio compagno in campo e fuori. Un sistema a sua basato sul sistema del rinforzo positivo cioè i bambini che rispettano maggiormente le regole ottengono delle smiles e quindi un premio. Ecco, all’interno della Gladius si è rivelato un sistema molto funzionale per cui ora, bambini che sono da noi da piccolissimi, sono in linea con il metodo e che ne rendono più semplice l’applicazione ai nuovi arrivati”.

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