Leggere una autobiografia senza che essa sia una biografia: è quanto mi è accaduto con il libro edito Cai Edizioni (Club Alpino Italiano) Ninì Pietrasanta pellegrina delle Alpi.
E’ stato un colpo di fulmine sin dalla quarta di copertina:
Più che un’autobiografia alpinistica, un omaggio alla montagna e un garbato manifesto della libertà femminile e del diritto delle donne a evadere dal focolare domestico.
Per chi come me è nata e cresciuta in una città di mare, capire lo spirito di chi vive la montagna non e semplice (e viceversa) ma questo testo va oltre ogni singola idea si possa avere prima di sfogliarlo.
Perché? Perché è una lunga poesia messa in prosa come mi ha fatto notare qualcuno che di montagna ne sa bene; è un racconto di tutte le emozioni che Ninì, antesignana delle donne alpiniste degli anni 30, ha vissuto nelle sue ascensioni.
E’ un lungo percorso tra sole, neve, ghiaccio, sci, panorami mozzafiato, corde, picozze, freddo e amicizia.
Mi sono appassionata talmente tanto a questo libro che quasi quasi lo rileggo di nuovo.
Per me che vengo dal mare, amo il mare e non lo cambierei con nulla, Ninì Pietrasanta è riuscita a farmi vivere i monti sia nelle paure che da sempre ho, sia nella bellezza che essi emanano e sia nella curiosità di guardarle più da vicino.
Non voglio scrivere troppo, preferisco lasciarvi qualche verso del libro. Quelli per me più intensi di significato.
L’alpinismo, se mai, distribuisce di più, nel tempo, per le sue stesse esigenze, l’applicazione delle energie; impone, sì, uno sforzo, ma disciplinato, raccolto, composto, quasi, in una sua sobrietà dalla natura stessa degli elementi sopra cui si esercita; riesce, talvolta, a una certa eleganza plastica di movenze che lo fa somigliare ad un nuoto.
In montagna, anche se lo spirito è addestrato contro qualsiasi avversità, non si deve mai forzare la natura, di fronte a cui la creatura umana è troppo debole e fragile cosa.
Come la vita della donna è una naturale gentilezza visitata spesso dalla necessità della forza, così la montagna è una forza che può essere benissimo visitata della gentilezza muliebre.
Il ghiaccio, spaccandosi in fenditure sottilissime, dà a volte uno squillo metallico come di massa cristallina percorsa con violenza; i piccoli massi ghiacciati, che la guida fa saltare con i giusti colpi di picozza, precipitano col mormorio d’un ruscello.
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