Ci mancava ed è arrivata: Nicoletta Grifoni. Una donna a Tutto il calcio minuto per minuto ci mancava ma non poteva sfuggire al nostro Vladimiro, eco eccola qui.
Una donna che racconta il calcio in diretta radiofonica; un’antesignana che ha probabilmente ispirato tantissime ad entrare nel mondo del calcio per raccontarlo.
Quando iniziò tutto? Era il 1988, domenica 29 maggio, quando la voce giovane giornalista anconetana si affianca a quella di Ameri e Ciotti nel raccontare le partite di campionato.
Una scelta fatta così, quasi per caso visto che le sue intenzioni sul futuro si chiamava archeologia e invece…invece poi accadde che la tradizione di famiglia prese anche lei.
Il padre infatti era il responsabile della sede RAI di Ancona e quindi stando al detto “tale padre tale figlia” il giornalismo entrò nella vita dapprima in radio come Dj e in seguito lo sport.
A corriereadriatico.it racconta:
“Mi sentirono raccontare la gara podistica Tuttocittà e chiesero al caporedattore di allora, Ruggiero Tagliavini – l’unico al quale non sono mai riuscita a dare del tu -, se fossi pronta per una partita di calcio. Io con un’incoscienza totale, visto che appunto lo avevo già fatto a Radio Arancia, accettai. Non mi resi conto della portata di quel fatto. Certo ero emozionata la prima volta ma non perché consapevole che avrei rotto un tabù, quello di una voce femminile nel calcio, piuttosto perché ogni diretta è un’esperienza.”
” Avevo lavorato a Tutto il calcio con Gianni Ameri, Sandro Ciotti e tutti i più grandi. Ma quel giorno, era a Barcellona, nel ‘92 arrivò nella mia postazione Pizzul. Si mise affianco a me e come seconda voce si mise a commentare perché stavamo giocando la finalina per il 3° posto quando eravamo invece la nazionale più forte. Un onore. Quando si pensa a colleghi così grandi, infatti, si immaginano lontani, che se la tirano e invece… lì a fianco avevo proprio Pizzul.”
Al corrieredelconero.it invece ricorda un fatto non proprio bello: Nazzareno Filippini, il tifoso ascolano deceduto in seguito agli scontri del dopopartita Ascoli-Inter nell’ottobre del 1988.
“Sono stata una settimana in rianimazione – ha ricordato Nicoletta – e non ho avuto il coraggio di sbattere un microfono in faccia ai parenti. Il mio tifo è gioioso, ci sta anche lo sfottò, ma ho rimosso completamente, da allora, il senso dell’avversario.”
Una forte personalità un lavoro arrivato per caso ma una grande professionalità che ha tolto un velo su un tabù dell’epoca: le donne capiscono e sanno di calcio.
