mattia andreoli

Mattia Andreoli, 22 anni in piscina: grazie a…

Grazie ad Ornella che nell’ultimo anno mi ha spronato parecchio. Non volevo rientrare in acqua, ma alla fine la sua curiosità di vedermi giocare ed il ‘richiamo’ dell’acqua mi hanno dato la spinta per continuare a giocare altri due anni“.

Continua così la storia di Mattia Andreoli o meglio la storia di Mattia Andreoli con la pallanuoto.

Chi è Ornella? E’ la sua compagna di vita conosciuta… in acqua, ovviamente! Capiremo dopo come e quando.

Nel frattempo, Mattia cresce e dalle giovanili si sale di categoria, di responsabilità e arrivano le prime mazzate…

Essere messo in discussione non piace a nessuno, ma quel momento arriva sempre; anche per lui quindi è tempo di “no”.

“Donatello Gammelli – ricorda Mattia – è stato lui il primo allenatore dal quale ho preso una bella mazzata. All’epoca la squadra di Pescara era in Serie B e io mi apprestavo ad entrare nel mondo dei ‘grandi’. Pensavo quindi di avere tutte le carte in regola per far parte di quella squadra… Gammelli mi disse ‘no’. Ora, quando ci vediamo, scherziamo su questo episodio ma all’epoca non ero proprio contento. Anche se ti dico che, ad oggi con tutta l’esperienza alle spalle, non condivido ancora quella scelta. Dall’altro lato dico anche che mi ha fatto bene in quanto è stata la molla grazie alla quale ho capito che era arrivato il momento di fare e dare di più e per questo motivo ringrazio anche lui”.

Una questione di principio: ingoiare il rifiuto, metabolizzarlo per poi ripartire. Dalla Serie C, con tanta voglia di fare e con un nuovo allenatore: Giovanni Favetta “al quale dico grazie perché mi ha insegnato cosa fosse quel famoso ‘spirito di squadra’”.

E’ un concetto infatti del quale si sente sempre parlare negli sport di squadra; ma cos’è in realtà? Probabilmente è quella forza non fisica ma mentale che nasce quando gli atleti si incontrano su un profilo emozionale, verbale e fisico dentro e fuori dal campo.

“Quell’anno la squadra era composta prevalentemente da ‘anziani’ con l’innesto di qualche giovane; non eravamo obiettivamente uno squadrone ma riuscimmo nell’impresa di salvarci. E forse il merito fu proprio del gruppo che trovò il punto di incontro perfetto dentro e fuori la piscina”.

Vedi un po’ che ti fa la testa e lo spirito oltre che le abilità fisiche e atletiche…

Ah però questo spirito di squadra…

Ricordate nella prima parte il discorso “a volte ritornano”? Ed è tornato anche tra i grandi!

Chi? Fabrizio D’Onofrio ovviamente! Mattia lo ritrova nel secondo anno in Serie C che non va nel modo sperato: mancata salvezza nonostante in porta ci fosse Cristian Frammolini che veniva dalla Serie A: “E’ la mia unica retrocessione in carriera, ma come i ‘no’ servono anche queste”.

Dopo un’esperienza come fuori quota nella categoria Juniores, oggi Under 20, Mattia torna in Serie C e in panchina siede Deni Lusic.

A lui dico grazie perché – ci spiega Mattia – mi ha insegnato quei dettagli e aspetti tecnici dei quali mi sono trovato a parlare e a spiegare alle squadre che ho avuto il piacere di allenare”.

In quella squadra, all’epoca, c’era un ragazzino piccolo, piccolo…che, fuori dall’acqua dava fastidio a tutti; voleva stare sempre in prima linea anche davanti ai “senatori” della squadra.

In acqua invece…già a quell’età si vedeva che era un talento fuori dal comune. Non si fermava mai, sempre ligio agli allenamenti, le sue parole d’ordine erano sacrificio e lavoro, lavoro e sacrificio.

Tutti elementi che lo hanno ripagato alla grande.

Ah già, scusate non abbiamo fatto il suo nome: Francesco Di Fulvio. Immagino vi dica più di qualcosa…

A che anno siamo arrivati? 2007 più o meno e stiamo per entrare “negli anni delle squadre ‘assolute’ che porterò per sempre nel mio cuore. Reputo quelle due stagioni le più belle; quelle in cui sono cresciuto e ho giocato una pallanuoto più consapevole, partite vissute con un’ansia diversa”.

Mattia parla del 2008/2009 e del 2009/2010; il primo nome che ci fa è quello di Maurizio Gobbi “al quale dico grazie perché mi ha insegnato tanto, mi ha sempre stimato e voluto bene. Mi ha dato tanti consigli a volte andati a buon fine, altri meno ma sono state tutte esperienze utilissime. Grazie per avermi dato un nuovo ruolo che mi ha dato tante soddisfazioni, divertimento e dal quale ho preso nuovi stimoli per continuare”.

Vi è mai capitato di arrivare a una svolta? Magari una promozione, un nuovo lavoro o un cambio di ruolo?

Ecco, a Mattia è successo proprio questo con Gobbi in panchina: dopo 11 anni giocati in semicerchio, il suo nuovo allenatore gli chiede di fare il centroboa.

“Ci provo” gli risponde.

“Con i primi guai alla spalla – ricorda Mattia – ho accettato questo nuovo ruolo. Luciano Di Renzo in veste di presidente, stava mettendo su una nuova squadra (Simply Sport n.d.r.) strutturata per vincere grazie a nomi come: Marco D’Altrui, Luke Morini, Giuseppe Cannata, Mattia Di Giovanni, Tommaso Cianfrone, Cristian Amoroso, Daniele Santarelli, Pierpaolo Provenzano, Mattia De Ioris, Marco Di Ferdinando, Andrea D’Aloisio, Alessandro Iervese, Enrico Martinelli ed Enrico Gobbi. Due anni fantastici tra vittorie, soddisfazioni e divertimento. Due anni da centroboa con Amoroso nel corso dei quali, soprattutto il secondo, facemmo cose spettacolari al punto da saperci gestire durante le partite in modo quasi autonomo”.

Su cui fosse poi il vero idolo di quegli anni, Mattia non ha dubbi: “Marco D’Altrui. Un uomo di fatica che ha sempre fatto la differenza nelle vittorie. Un uomo di un’umiltà unica”.

In quegli anni nascono anche amicizie vere come con Giuseppe Cannata ed Enrico Martinelli.

“Giuseppe lo conoscevo di ‘fama’ da diversi anni, ma è in quel periodo che tra noi nasce un’amicizia vera e sincera che dura tuttora anche al di fuori della piscina. ‘Pallanuotisticamente’ parlando Giuseppe è stato una delle più grandi promesse che Pescara ha avuto. Con Enrico invece non ci sentiamo spesso, ma quando capita è come se il tempo non fosse mai passato, ci vogliamo bene”.

Mattia ne cita solo due, ma assicura che porta nel cuore tutti quei compagni di squadra.

A volte ritornano… No, no questa volta non è D’Onofrio ma Brane Zovko e le cose non vanno proprio nel verso giusto…

“Un’altra mazzata. Da lui arriva il secondo ‘no’- ricorda Mattia – Avevo fatto una preparazione eccellente, mi sentivo carico e lui mi scarta. Un colpo terribile, non me l’aspettavo. Avevo detto ancora tanti ‘non posso ho gli allenamenti’ anche ad un amico che mi aveva chiesto di fare un viaggio con lui. E l’allenatore, alla vigilia della prima gara di campionato mi scarta…Dovevo andar via e, grazie a una serie di circostanze fortunose, il venerdì notte sono riuscito a partire”.

Partire per dimenticare, in quanti lo fanno spesso nella vita? Mattia aveva bisogno di cambiare aria, dimenticare la piscina. Per un po’.

Perché anche qui diventa una questione di principio: trasformare ancora una volta quel no in un sì; allora rigenerato dalla vacanza, si torna in acqua a lavorare!

Si scende di nuovo di categoria, Serie D, con in panchina Marco Epifani. L’anno dopo il suo allenatore doveva essere Marco D’Altrui ma Mattia per motivi di lavoro si deve trasferire a Palermo. Siamo nel 2012.

“Andai a Palermo e fu la prima esperienza fuori l’Abruzzo; esperienza che ricorderò per sempre grazie alla gentilezza e disponibilità dei dirigenti e giocatori di quella squadra la R.N. Palermo 89. Dal non conoscere nessuno a sentirmi parte di una famiglia. Non rimpiango nulla di quell’anno. Fui allenato da Maurizio Calaiò detto Carlos e fu la prima esperienza in cui trovai un allenatore-giocatore; purtroppo durò poco perché il lavoro e il campionato finirono quasi contemporaneamente e tornai a Pescara”.

Tra gli altri Mattia ci tiene a salutare Antonio Anzalone, Silvio Seidita e Roberto Pagano.

Aria di casa e di piscina “nostrana” si va a Chieti alla Corona D’Abruzzo poi diventata Teate Splashing, allenatore Francesco Di Paolo “carissimo amico ed insieme, con me capitano, riportammo a Chieti la vittoria del campionato e dopo 12 anni la città aveva di nuovo una squadra di pallanuoto in Serie C”.

Tornato in quel di Pescara, la vita di Mattia è pronta ad un doppio cambio professionale e affettivo.

Nella sua vita infatti entra il Club Aquatico femminile di cui sarà allenatore e all’interno della quale incontra Ornella. Ricordate, ne parlavamo all’inizio.

Eh sì, allenando la squadra femminile, trova l’amore.

“Mi sono divertito tantissimo, è stata un’esperienza bellissima e voglio ringraziare tutte le ragazze che mi hanno aiutato, sono stato bravo anche grazie a loro”.

L’amore sbocciato con Ornella lo porterà inevitabilmente a lasciare la guida della squadra (2017-2018).

Calottina al chiodo? Ma quando mai! Maurizio Gobbi (di nuovo lui, dispensatore di “consigli”) gli trova una squadra che si sta assemblando per fare la D. Non potendo risultare ancora come allenatore ufficiale, al suo fianco c’è Fabio D’Ercole.

Quindi Mattia ora fa solo l’allenatore… E no! Perché alla squadra manca il centroboa… Vai giù ancora in acqua come allenatore-giocatore: “In tanti dicono che non fa bene né all’allenatore né alla squadra. Io ho vinto in entrambi i casi”.

Quale il secondo? L’anno dopo, quando la Sportlife promossa in C, sotto la guida di Francesco Mammarella, lo vede impiegato ancora come centroboa.

Stavolta però niente va come sperato e nemmeno lontanamente immaginato…

Ad aprile 2019, da secondi in classifica inizia l’inferno per la Sportlife che si conclude con la radiazione dalla FIN.

“Avevo deciso che questo sarebbe stato davvero l’ultimo anno. Ma non credevo certo, dopo 22 anni, di non poter finire un campionato e vedere la mia squadra addirittura radiata dalla Federazione. Fa male pensare a tutto questo ma, come ho sempre fatto, accetto il risultato e riparto. Fuori dall’acqua stavolta”.

E’ vero, non è il massimo finire così…

“Alla fine di tutti questi ringraziamenti ad allenatori e compagni di squadra ci tengo a ringraziare anche uno che è sempre stato un avversario, un giocatore ostico e che giocava con la squadra diretta avversaria della nostra (Libertas R.N. Perugia n.d.r.), quindi qualcuno potrebbe pensare che sia impossibile che possa nascere un’amicizia… ed invece con Filippo Magnoni, perugino ‘incallito’, è successo proprio questo. Ringrazio anche lui per la sua sincerità e correttezza”.

Diciamo noi GRAZIE a Mattia per averci raccontato la sua storia e speriamo che possa insegnare qualcosa a tutti coloro che, davanti alle difficoltà, pensano di arrendersi.

No, vale la pena provarci e viverla. Vada come vada ci si prova sempre, per se stessi non per gli altri.

Chiudiamo con una frase della lettera di Valentina Vezzali quando decise di ritirarsi dalla scherma:

Nella vita c’è sempre un inizio e una fine, poi un nuovo inizio. La storia pone dei limiti, gli uomini devono superarsi per generare altri ostacoli che puntualmente verranno abbattuti. È lo sport, come la vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.