lo sport al mare

Lo sport al mare… d’inverno

di MASSIMO LIBERATORE

Raccontare lo sport al mare d’inverno sulla spiaggia è come parlare di qualcosa di epico. È raccontare di quel pizzico di follia che investe le domeniche mattine spensierate che ti davano la carica per affrontare tutta la nuova settimana.

Le partite di beach volley e di calcio invernali in spiaggia sono quanto di più spensierato e fanciullesco possa esistere. Sì, perché ai bambini, quando giocano, non interessa se fa caldo, fa freddo, c’è vento, piove o nevica. Devono correre dietro il pallone, il loro migliore amico.

Le mie domeniche sono state speciali, ti svegliavi, rigorosamente presto, senza nessun problema, anche dopo aver fatto tardi la sera prima. Si aveva un unico obiettivo: arrivare il prima possibile in spiaggia.

Facevo colazione coccolato dal profumo del ragù che bolliva lentamente sui fornelli. Sapevo che quel piatto di tagliatelle mi aspettava e ti avrebbe rifocillato dopo le fatiche sulla sabbia fredda… Altro che tè caldo…

Immagino Caressa e Bergomi seduti su una sedia di plastica in riva al mare, al freddo, che fanno la telecronaca della partita di quel manipolo mi pazzi e che alla fine delle “ostilità” dicono: “Finisce qui! Si va tutti sotto la doccia a prendere una tagliatella calda!”… Perché il doppio piatto di tagliatelle, dopo un’ora di beach volley e almeno un’ora e mezza di pallone è solo per uomini veri.

Non si guardava mai fuori dalla finestra per vedere che tempo ci fosse.

Il freddo, il sole, erano dettagli di poco conto. A dir la verità, personalmente, più le condizioni metereologiche erano estreme, maggiore era la voglia di fare qualcosa per cui eravamo visti come folli. Perché giocare in spiaggia anche con la neve non sarà normalissimo ma sicuramente è bellissimo.

L’appuntamento (che poi non era un vero e proprio appuntamento, si arrivava e si vedeva chi c’era) era davanti allo stabilimento Hai Bin e la cosa più bella erano gli sguardi dei pochi che passavano sulla riviera, sferzata dal vento gelido e dalla pioggia, che ci osservavano.

Noi, come se nulla fosse aspettavamo solo di capire in quanti eravamo, per fare le squadre e iniziare a giocare. Se poi era praticamente impossibile giocare sulla sabbia per il maltempo si ripiegava nel campetto di basket dello stabilimento Belvedere.

Si giocava senza porte, se si colpiva con il pallone il pilone del canestro si faceva un punto, se si faceva canestro tirando con i piedi si facevano tre punti. Nulla ci poteva fermare.

Che poi giocare col freddo e la pioggia era qualcosa di veramente divertente. Poi però capitavano le giornate, magari a gennaio, in cui c’era un caldo che sembrava primavera e la sabbia non era poi così fredda tanto che non avremmo smesso mai di giocare.

Oppure ricirdo di quando il sottoscritto, un 21 gennaio, dopo aver giocato, si è fatto un bel tuffo in mare… quando il mare chiama non puoi non rispondere “presente”.

Non c’era mai un numero fisso di giocatori, il mare ti regala tutto lo spazio di cui hai bisogno, non ci sono recinti, non ci sono linee, quelle le facevamo noi sulla sabbia con i talloni. Passavamo dal giocare partite 3 contro 3 a partite 10 contro 10, rigorosamente senza casacche per riconoscersi, era un po’ la metafora della libertà.

Liberi da tutto quello che eravamo durante la settimana. C’erano medici, operai, avvocati, corrieri, professori, direttori di banca, ma in quei frangenti eravamo solo un gruppo di persone che non vedeva l’ora di togliersi le scarpe e correre a piedi nudi sulla sabbia.

Era un qualcosa di ancestrale, che forse solo i nati come me nel ventennio che va dal 1970 al 1990 possono capire.

Siamo la generazione di quelli che il pomeriggio potevano giocare all’aperto, nel cortile o nel campetto improvvisati, con le porte che erano sassi, maglie o zaini. Forse una vera e propria scuola di vita dove si rispettavano regole non scritte, ma che tutti conoscevano.

Sicuramente ho enfatizzato un po’, ma per me questo è lo sport di spiaggia d’inverno, è tornare bambino, quando per essere felici bastava un pallone, la sabbia e il profumo del mare. 

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