La nuova normalità del calcio

La nuova normalità del calcio

E’ tornato il calcio, finalmente quella palla torna a rotolare su un prato verde e rincorsa da 22 giocatori. I nostri giocatori, i nostri campioni.

Ed è tornato alla grande: lo scorso mercoledì infatti è stato assegnato il primo trofeo post Codiv-19, la Coppa Italia vinta dal Napoli contro la Juventus allo stadio Olimpico di Roma.

4-2 dopo i calci di rigore in un clima strano, che sarà la nuova normalità del pallone da qui alla fine della stagione: stadi senza pubblico ma non silenziosi.

Sì perché in campo si chiacchiera parecchio! Giocatori che si richiamano, si incitano, si mandano all’altro paese; allenatori che chiamano schemi, urlano nomi, applaudono.

La nuova normalità del calcio sarà questa. Che strano però gli stadi vuoti… Senza gente, in tribuna dirigenti sparsi qua e là, giornalisti pochi e distanziati…

Giocatori in campo che non possono abbracciarsi, salutato agli arbitri e tra capitani a suon di gomito e non strette di mano.

Dopo un gol? Idem. Gomito a gomito, piede a piede. Stop.

Che strana questa nuova normalità del calcio

In tutto questo però il calcio è tornato, l’adrenalina di sognare lo scudetto e sperare nella salvezza sono tornati!

E tutto questo vuol dire anche un’altra cosa: il periodo orribile è alle spalle, sperando che non torni più; tornare a vedere la nostra squadra del cuore è gioia, felicità, emozione.

Eravamo troppo abituati a tutto, davamo troppe cose e persone per scontato, il pallone era un chiodo fisso nelle nostre teste.

Il Coronavirus ci ha ridimensionato le certezze (alcune forse eliminate proprio), ci ha costretto a rinunciare ad abitudini e riti, ci ha chiuso in casa.

E quanto, cosa ci è mancato? Tutto. Anche al calcio. Ecco perché tornare a vedere una partita di pallone, è come accendere per la prima volta la tv ed essere accecati dalla bellezza del calcio, dai colori, dalle emozioni.

Sarà pure la nuova normalità del calcio ma a noi questa normalità ci piace lo stesso. Aspettando che gli stadi non avranno più pubblico virtuale bensì reale, che si possa abbracciare, esultare e arrabbiare con in nostri campioni.

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