Gabriele Di Falco

La montagna e Gabriele Di Falco

Essere appassionati di qualcosa va oltre il semplice hobby, ti spinge verso mete lontane che non avresti ma immaginato; ti apre porte e orizzonti che, normalmente, non prenderesti nemmeno in considerazione.

E invece, con la passione verso quel qualcosa raggiungi tutto o meglio, quel livello e grado di consapevolezza con cui puoi fare tutto.

E la passione per la montagna di Gabriele Di Falco, alpinista di Pescara, lo ha portato a scalare quasi tutte le montagne d’Italia e a scrivere un libro su quella che è la sua montagna del cuore: il Gran Sasso dal titolo “Gran Sasso. Alpinismo invernale in Corno Grande e Corno Piccolo”. Con lui abbiamo fatto una bella chiacchierata tra vette e attualità.

Partiamo della fine: come nasce l’idea di un libro intitolato “Gran Sasso”?

“Premesso che vado sulla nostra montagna dall’età di 11 anni, questo mi ha portato a ragionare sul fatto che valorizziamo e conosciamo pochissimo il Gran Sasso, un monte completo sotto tutti i punti di vista. Questa scarsa attenzione mi ha spinto, nel tempo, a maturare la necessità di voltare pagina attraverso una pubblicazione che enunci tutte le vie classiche invernali. L’ho fatto per mettere a disposizione della collettività la mia esperienza e spero abbia un’accoglienza favorevole da parte dei lettori”.

Cosa rappresenta la montagna per Gabriele Di Falco?

“E’ la mia palestra di vita. Vivere la montagna nel senso stretto e diretto, mi ha permesso di allenare doti e aspetti caratteriali che probabilmente sarebbero rimaste sopite. Di cosa parlo? Della volontà, del sacrificio e della pazienza. Su quest’ultimo aspetto molto importante è stato il Monte Bianco: per salire in vetta facemmo un’attesa di 15 giorni… Un periodo lungo per qualcuno come me che sognava quel momento! Eppure, serviva pazienza e tempo e se la prima volta è stata dura, e volte successive ho imparato ad apprezzare quelle due settimane di sosta. Ecco, quella pazienza obbligata l’ho traslata nella vita di tutti di giorni, imparando ad aspettare”.

Ma quante vette e panorami mozzafiato hai visto?

“Tanto ma rispetto a quello che avrei voluto fare poco. L’incidente del 2003 è stato il secondo spartiacque della mia vita. Il primo a 20 anni, quando volevo diventare professionista facendo delle scalate importanti al punto che anche il grande Walter Bonatti si complimentò con noi per le grandi imprese che stavamo compiendo. Poi è morto mio padre e mi sono dovuto reinventare e cambiare strada. Il secondo momento decisivo fu l’incidente che bloccò un’altra mia volontà: scalare le tre pareti Nord delle Alpi e cioè Eiger il Cervino e Grandes Jorasses. Mi sono corciato le maniche ancora una volta riuscendo comunque a togliere grandi soddisfazioni come il completamento dei 2000 dell’Appennino e tutte le pareti del Gran Sasso d’estate e d’inverno”.

Gabriele Di Falco presenta il suo libro a Loreto Aprutino (Pe)

Quali le scalate che ti emozionano ancora ripensandoci?

“Sicuramente il Monte Bianco ma non tanto il momento dell’arrivo in vetta quanto piuttosto il percorso fatto nei due anni precedenti, la preparazione per arrivare in cima. Dove mi sono commosso veramente è stato in Sardegna sulla guglia di Goloritzè di 150 metri ed è la più difficile in Italia; per arrivare in cima infatti bisogna fare una via di arrampicata sportiva di 6/7° grado. Durante la discesa, è scesa qualche lacrimuccia perché ero riuscito a coronare un sogno: quella via, detta Sinfonia dei mulini a vento, l’avevano aperta due fuoriclasse che sono dei miti per me come Manolo e Alessandro Gogna”.

Il cambiamento climatico coinvolge attivamente anche le montagne, cosa sta succedendo in vetta?

“In 55 anni di montagna, il ghiacciaio del Calderone me lo ricordo vivo e pieno di neve anche a fine stagione. Ora l’ho visto spesso senza neve…Ovviamente dipende dai periodi ma le cose sono profondamente cambiate”.

Dopo tante montagne scalate, qual è il prossimo sogno da far diventare realtà?

“Finire di scalare le montagne d’Italia; gli Appennini li ho completati, sulle Dolomiti mi mancano 2/3 vette”.

Da alpinista, un consiglio per approcciarsi nel mondo migliore alla montagna?

“Serve l’atteggiamento giusto perché la montagna è un ambiente ampio, quasi estremo ma il fatto che è accessibile a tutti, rende alcune situazioni pericolose. Un consiglio? Affidatevi agli esperti, fatemi guidare e accompagnare da persone che vivono e hanno studiato la montagna e le criticità”.

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