rombo di tuono

Il saluto a “Rombo di Tuono”

di LUIGI MILOZZI

Come un fulmine a ciel sereno, o come lo chiamavano grazie all’arguzia del grande maestro Gianni Brera come un ” Rombo di Tuono”.

Sì, se n’è andato un grande Campione, un simbolo di un calcio che fu, un grande uomo ma soprattutto un amico che mi ha accompagnato fin dalla nascita quel 4.3.1969 proprio in quella Cagliari e in quella Sardegna da lui tanto amata e che lo ha amato in maniera assoluta.

La mia famiglia in Sardegna in quelli anni, la mia nascita per il rotto della cuffia, mia madre che si ammala e poi non ne uscirà più.

La Sardegna in quegli anni era deserta, terra di pastori e di gente semplice e per bene. Tempi di uno scudetto, dei trionfi dei ritagli di giornali e di una bandiera comprata proprio quel fatidico giorno che ancora mi porto appresso.

Ecco, Gigi Riva me lo porto dentro da allora. Ecco perché la sua morte mi ha colto forse impreparato, chissà quante volte avrò detto in questi anni orgoglioso io sono nato a Cagliari, proprio negli anni dello Scudetto, negli anni in cui giocava il grande Riva.

Da allora mi sono documentato su tutta la sua carriera e, quando da giornalista in occasione di un’amichevole a Pescara della Nazionale azzurra contro la Turchia nel 1994 Riva era presente come team manager della squadra allora allenata da Arrigo Sacchi, corsi ad intervistarlo con una TV con cui collaboravo. Primo tentativo fallito nell’ hotel in cui alloggiava la Nazionale fallito, non mi arresi. Era una questione personale. Volevo intervistare il mio mito.

Allo stadio si presentò l’occasione durante gli allenamenti. Era molto schivo, lo sappiamo, ma quando gli dissi che mi chiamavo come lui e che ero nato a Cagliari nel 1969 mi sorrise e si concesse a qualche domanda. Rimane e rimarrà una delle più grandi emozioni della mia carriera di giornalista. Emozione vera, sincera e con dei significati profondi che solo io posso capire.

Caro Gigi grazie di tutto, anche di esserci stato quando, vantandomi di te e si essere nato proprio lì in quegli anni, cercavo in qualche modo di scacciare i fantasmi di un passato duro da digerire.

Il mio prossimo obiettivo? Ricordarti degnamente in uno degli eventi che organizzerò assieme alla mia associazione nei prossimi mesi. Non in maniera banale, ma per permettere ai più giovani si comprendere quei valori dimenticati e oramai seppelliti definitivamente dal calcio odierno.

 Del resto il tributo di un’intera regione, direi di tutta l’Italia, lo stesso che si riconosceva ai miti della storia, parla da solo.

Ciao Gigi, ciao ” Rombo di Tuono”.

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