Una passione che diventa realtà “Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il duce” (Solferino) di Federica Seneghini, è un testo che racconta la forza di volontà di alcune ragazze di sfatare un tabù: ragazze che giocano a calcio.
Anno 1933, da guardare dei bambini che giocano a pallone qualcosa dice: “Perché non proviamo?”. Non solo ci hanno provato, ci sono riuscite!
Frida, Ester, Rosetta, Elena, Augusta, Wanda, Brunilde, Graziella (o Maria), Losanna, Wanda: la formazione che sotto il regime fascista decise di sfidare l’idea che le femmine non potessero giocare a calcio.
Tanta storia nelle pagine del libro di Federica, giornalista de Il Corriere della Sera, la quale ha fatto un lavoro meticoloso e attento della realtà storica in cui queste donne hanno puntato tutto su un sogno e sono riuscite a realizzarlo. Finché hanno potuto.
Un percorso tortuoso ma che scivola piacevolmente, senza pesantezza e difficoltà di lettura; un percorso dove si scoprono cose (quasi) impensabili come le visite mediche alle quali le “Giovinette” si sottoposero tra cui quella del professor Nicola Pende (medico fascista) che affermò:
“[…] Giuoco del calcio dunque, sì, ma per puro diletto e con moderazione!”
Quindi la medicina non ha mai detto no al mondo del pallone per le donne, nemmeno nel 1933 nonostante si è cercato di “eliminare il problema” con qualsiasi scusa.
Quelle ragazze hanno creduto nel loro sogno e a Federica Seneghini un tributo in più per averle raccontate, per aver fatto capire che il calcio femminile italiano una storia ce l’ha e prende avvio da un periodo storico dove nessuno poteva mai immaginarlo.
All’interno del libro un interessante saggio di Marco Giani “Storia di un pregiudizio, e di una lotta” attraverso il quale l’autore percorre fasi, momenti, e contraddizioni del movimento calcio donne.
Qualcosa è cambiato, qualcosa c’è ancora; comunicarlo e raccontarlo è l’unico modo per andare avanti e migliorare.
Un invito a leggerlo per comprendere meglio le motivazioni alla base di un sogno, la forza dei desideri e la volontà di crederci.
