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Erika Morri e il rugby in un libro

Nelle librerie e online è disponibile il volume “Empowerment per la vita: la meta del rugby femminile”, di Erika Morri e Simona Castellano, edito da Armando Editore, un’opera corale che indaga il rugby femminile ben oltre la dimensione agonistica ma come spazio di crescita, autodeterminazione e costruzione di comunità.

Il libro che fa parte della collana “I futuri della didattica” dell’Università di Bologna curato da Erika Morri e Simona Castellano, nasce dall’ampio progetto di ricerca e narrazione internazionale di Erika Morri, “Rugby l’ottavo continente: la storia rivoluzionaria di uno sport declinato al femminile”.

Il progetto da voce a 135 rugbiste da tutto il mondo che rispondono alla domanda di come abbia impattato il rugby nella loro vita quotidiana.

Dall’Australia al Burkina Faso, dalle Isole Cayman alla Norvegia passando per Brasile ed Iran, atlete, allenatrici, dirigenti sportive e figure istituzionali, offrono uno sguardo multisfaccettato sul rugby come strumento di consapevolezza della propria forza, relazione con gli/le altre e veicolo di cambiamento sociale.

Attraverso interviste a rugbiste di oltre 60 Paesi, analisi sociologiche e pedagogiche, oltre a testimonianze dirette, il volume mette in luce come il rugby femminile favorisca l’empowerment personale, l’abbattimento degli stereotipi di genere, lo sviluppo dell’autostima e la creazione di reti solidali.

Il campo da gioco diventa così metafora e palestra di cittadinanza attiva, inclusione e libertà.

Arricchiscono il volume le prefazioni di Luciano Bonfiglio, Presidente del CONI, Andrea Duodo, Presidente della Federazione Italiana Rugby, Deborah Griffin OBE Presidentessa della Federazione Inglese di rugby e Silvia Salis, Sindaca di Genova, tutti/e d’accordo nel sottolineare il valore istituzionale e culturale dello sport come strumento di emancipazione.

Empowerment per la vita si propone come testo di riferimento non solo per il mondo sportivo, ma anche per l’ambito educativo, scolastico e aziendale, offrendo spunti concreti per progetti formativi e per come raggiungere grazie al rugby alcuni Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Un libro che racconta sì il rugby, ma soprattutto una visione: quella di un “ottavo continente” senza frontiere né territoriali né linguistiche, dove il corpo pensa, la squadra sostiene e la fiducia crea ponti tra culture. Lo sport è una palestra di allenamento per la vita.

La tesi centrale: il corpo come relazione e linguaggio per l’apprendimento

La ricerca dimostra che il rugby non insegna solo a vincere sul campo, ma a vincere nella vita. Le competenze allenate (leadership, lavoro di squadra, gestione del fallimento e del conflitto fisico) sono le stesse richieste nel mondo del lavoro e nella vita privata.

Il rugby femminile non è solo prestazione, ma costruzione di resilienza, autostima e salute mentale a supporto di trasformazioni socioculturali.

L’interesse del libro e della ricerca va oltre il campo da gioco, puntando l’attenzione sulruolo del corpo e del movimento come percezione della propria forza che si trasforma e si riverbera nella consapevolezza di poter scegliere e impattare nella vita quotidiana e non solo subire le situazioni che la vita ci pone.

Il passaggio dalla consapevolezza di incidere come singolo passa grazie al vivere la squadra,alla consapevolezza di poter insieme cambiare l’intera comunità.

Le interviste su cui si basa la ricerca, raccontano storie di donne che, grazie al rugby, hanno superato ostacoli economici, familiari e sociali, trovando nello sport un ambiente sicuro e inclusivo in cui ridefinire la propria identità.

Dove le diversità e le proprie unicità sono funzionali al raggiungimento di un obiettivo e alla crescita di una comunità.

Le testimonianze convergono su un punto centrale: il rugby come catalizzatore di crescita personale e collettiva, oltre che come mezzo di riscatto e trasformazione sociale.

Il rugby e lo sport sono un laboratorio di progettazione esistenziale.

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