di SILVANA PERRINI
Il goal segnato lo scorso 17 marzo da Edoardo Bove con il Watford, dopo ben 15 mesi e mezzo da quell’istante in cui il mondo si è fermato, non appartiene a nessuna statistica ma alla storia della resilienza sportiva.
È la voglia irrefrenabile di rialzarsi, di navigare la tempesta senza perdere la rotta, per poi tornare a splendere come il sole d’estate.
Tornare a quel buio pomeriggio del 1° dicembre 2024 è inutile. Meglio parlare del presente e della luce di Edoardo, che ieri sera ha illuminato il panorama calcistico mondiale e non solo.
Finalmente il cuore del calciatore, dopo una corsa senza fiato, ha esultato con un battito di emozione e pura gioia.
Un goal frutto della prodezza di un professionista, intrecciato con l’evoluzione e la grandezza della ricerca scientifica. Ieri quella rete è stata la soddisfazione soprattutto del mondo scientifico, capace di regalare una seconda vita a un ragazzo dagli occhi di ghiaccio, con una voglia immensa di vivere e continuare a inseguire i propri sogni.
Vedere un atleta di alto livello competere ai massimi ritmi con un pacemaker sottocutaneo (ICD) è il manifesto vivente di quanto la ricerca scientifica abbia abbattuto barriere ritenute insormontabili fino a pochi anni fa.
Edoardo oggi gioca grazie a un concentrato di tecnologia medica che monitora ogni suo battito, pronto a intervenire in millisecondi. È la dimostrazione che la medicina dello sport non si limita più a “curare” ma permette di “tornare a sognare”.
Questo traguardo è un omaggio silenzioso alle migliaia di persone che lavorano ogni giorno nel campo della cardiologia e per scelte politiche ed economiche molto spesso non vengono ringraziati abbastanza. Un lavoro silenzioso che questa volta davanti i riflettori ha risuonato un boato esplosivo, e non era dinamite!
La storia di Bove è intrisa di un romanticismo d’altri tempi.
Romano e romanista, cresciuto a Trigoria con la Roma, si era trasferito a Firenze per trovare la sua dimensione con la Fiorentina. Proprio lì, con la maglia viola, il destino ha provato a fargli lo sgambetto.
La straordinaria bellezza di questo sport è che, contro ogni pregiudizio, il calcio sa essere una famiglia allargata. Edoardo, figlio di Roma, adottato a Firenze, oggi è un po’ figlio di tutto il calcio mondiale. Durante il percorso di recupero non è mai stato lasciato solo.
La sua città e la sua gente lo hanno protetto come un figlio.
Lo hanno aspettato, onorato ogni giorno, arrivando persino a dedicargli cori e striscioni negli stadi inglesi, portando l’orgoglio per il “loro” ragazzo oltremanica.
La Roma non lo ha mai lasciato, la Fiorentina lo ha adottato nel dolore, e il pubblico lo ha eletto a simbolo universale.
Martedì sera, quando la palla ha gonfiato la rete, non hanno esultato solo i compagni di squadra. Il tam tam si è propagato nel mondo: dai social ai campi di periferia, tutti si sono alzati in piedi per osannarlo. Perché Edoardo Bove non rappresenta solo una squadra, ma la vittoria della forza, della scienza e della voglia di lottare contro tutto e tutti.
Il cuore può anche fermarsi per un attimo, ma quando riparte con la forza della scienza e l’amore di una città, di un popolo, non lo ferma più nessuno.
Bentornato Edo!
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Foto: Instagram Edoardo Bove
