diana bellucci

Diana Bellucci: “L’Abruzzo l’ombelico del mondo del futsal”

Lazio, Roma, Bojano, Under 19, due Europei Under 19 e Mondiale in Thailandia: di chi parliamo?

Diana Bellucci, la calciatrice che ha regalato tanto al calcio femminile e al futsal italiano. Quando il pallone entra nella tua vita, non importa con quante compagne giochi, basta giocare.

E a Diana un infortunio non l’ha fermata, le ha solo dato la possibilità di cambiare disciplina. E lei che ci racconta la sua storia

Come nasce la tua passione per il calcio?

“Grazie a papà e mio fratello che giocavano, con loro ho ‘calcato’ tutti i campi, i parcheggi e le strade con il pallone tra la mani”.

Dal calcio a 11 al futsal: perché?

“La verità in assoluto è questa: nonostante stessi avendo delle belle soddisfazioni nel calcio a 11, un brutto infortunio non mi ha permesso di andare avanti come volevo. Quell’anno facemmo un amichevole con una società di calcio a 5, I Due Punti, e vedevo le calciatrici andare a mille, con tecniche diverse e mai viste. Tutto ciò mi incuriosì molto finchè Roberto Chiesa mi spinse a cambiare sport all’età di 22 anni. Era un periodo poi in cui il futsal laziale aveva il suo peso specifico mentre il calcio a 11 femminile viveva un periodo critico”.

Lazio a Abruzzo, le tue regioni del pallone

“Ricordo anche il Molise, due anni al Bojano in Serie A che non dimentico per la bella esperienza che ho avuto. Quando sono arrivata in Abruzzo mi hanno accolta e mi sono fatta accogliere con affetto e sono stata benissimo: Pescara era una città piccola, con un mercato chiuso; ho fatto un po’ fatica all’inizio ma ho trascorso 5 anni pazzeschi! Il Lazio è la mia terra natale, la mia culla ma l’Abruzzo lo porto nel cuore e lo ritengo l’ombelico del mondo del futsal e mi auguro a breve lo sia anche per il calcio a 11 maschile e femminile”.

Nazionale Under 19 femminile

Quale il tuo idolo all’epoca e ora?

“Da piccola era difficoltà avere un’icona femminile un po’ perché c’era poco un po’ perché era tutto troppo lontano; certo le varie Panico, Morace sono state le mie ispirazioni. All’epoca era il maschile ad avere la meglio, quindi ti dico che sono molto legata a Totti, Zidane, Baggio, Maradona etc… Siamo state fortunate a vivere una generazione di calciatori incredibile. Nel futsal femminile, il Montesilvano, la Roma Ciampino e lo Statte sono da sempre il punto di riferimento; quando poi ho avuto la possibilità di giocare al Montesilvano è stato un momento magico”.

Cosa potrà all’interno del movimento calcio donne quando l’emergenza da Covid-19 sarà finita?

“Voglio essere onesta: purtroppo la pandemia ha rallentato il percorso che il movimento aveva iniziato; in generale è in ginocchio tutto il mondo sportivo. Ma voglio essere anche propositiva: nonostante abbiamo poco esperienza, a livello di tempo, dobbiamo approfittare di questo tempo sospeso per costruire dal basso e ampliare la piramide invece di buttarci giù; è il momento di allargare la base e investire sul futuro, quando si potrà”.

La partita più bella che ricordi e la sconfitta che brucia ancora?

“La partita che ricordo con un pizzico di amarezza ma anche orgoglio è una gara dell’Europeo Under 19 in Finlandia nel 2004 (calcio a 11 ndr) semifinale: gol subìto al 90’ dalla Spagna e usciamo dal torneo. Per il calcio a 5 ti dico due partite non finite bene ma che ricordo con piacere: la prima la finale di Coppa Italia contro lo Statte, anno 2014-2015; un percorso importante e difficoltoso dal quale ci aspettavamo di più ma che non approcciammo al meglio. La seconda partita è sempre di Coppa Italia Montesilvano-Lazio, la squadra stellare di David Calabria, perdemmo ai rigori ma fummo l’unica squadra che portò le laziali ai rigori. Aggiungo una delle partite più belle, a livello di ritmo di gioco, l’ho vissuta quando giocavo a Montesilvano: il tabellone della Coppa Italia si fece incontrare l’Isolotto nostra sfidante anche per lo scudetto che vincemmo. Ecco, al Santa Filomena di Chieti perdemmo ma tutti la considerarono una partita a livello della maschile. Quella coppa 2015-2016 andò a loro ma noi vincemmo lo scudetto”.

Diana Bellucci, adesso cosa fa?

“Il calcio è sempre nella mia vita… Ho tanti progetti nel cassetto, ho imparato una cosa: non dichiarare qualcosa che ancora non tocchi con mano. Comunque tante le iniziative in corso e da pensare. Senza dimenticare l’Aic e il Dipartimento Junior che si occupa di tutti i ragazzi che si affacciano al calcio, questo è un progetto a cui tengo molto”.

Se vuoi conoscere la storia del calcio, acquista “L’evoluzione del gioco e il calcio femminile” su Amazon

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.