Alice Matteucci, astro nascente della terra rossa

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La terra rossa. No, non è Marte ma un campo di tennis. Sì, perchè lo sport si pratica ovunque, su ogni tipo di terreno. E la terra rossa è il luogo per eccellenza dove si gioca a tennis. L’Italia sta avendo soddisfazioni al femminile con Sara Errani e Roberta Vinci, Flavia Pennetta e…. Alice Matteucci da Pescara.

Diciannove anni tra qualche giorno, Alice è già al 390° posto del Ranking, convocata in Nazionale per la prima gara della Fed Cup 2014 contro gli Stati Uniti, vincitrice di due tornei singolari e due del doppio nel circuito Itf. Non male, non credete? Numeri che danno il valore dalla giovane atleta abruzzese e, data la giovane età, si prospetta un futuro molto importante per lei!

 Come nasce la passione per il tennis?

 “Ho iniziato a giocare a 7 anni perchè mio padre praticava questo sport a livello amatoriale. Fino all’età di 13/14 anni ero iscritta al Circolo Tennis Pescara 2 praticando inizialmente mini tennis. Successivamente sono stata per due anni a Bruxelles all’Accademia di Justine Henin; un’esperienza davvero preziosa sotto tutti i punti di vista che mi ha fatto crescere. Da due anni a questa parte mi sono trasferita a Pisa presso la Federazione Italiana di Tirrenia dove sono seguita dalla stessa Federazione”.

 Errani, Vinci, Pennetta: il tennis femminile italiano attualmente è migliore di quello maschile?

 Sì, a parte alcuni nomi, le donne sono superiori anche a livello di numero e stanno vincendo parecchio in competizioni importanti”. 

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Cosa significa essere una tennista professionista?

 Fino allo scorso anno ero tra le Junior, da quest’anno sono entrata nel professionismo. E’ un passaggio importante, con carichi di lavoro superiore; insomma si fa sul serio. La convocazione azzurra? Una piacevole sorpresa e un’opportunità pazzesca di integrarmi con ragazze che già conoscevo ma che mi hanno stimolato e aiutato molto. Altro tassello decisivo per un percorso di crescita personale e professionale”.

 Quali incontri ricordi in modo particolare?

Due su tutti: a Palermo, il mio primo Wta cioè il top dei tornei che mi ha aperto la strada dei ‘grandi’ e la vittoria a Beinasco contro al 130esima del mondo, la più alta in classifica da me battuta”.

 Cosa sogni di fare da grande?

Ho in programma di fare il test d’ammissione alla facoltà di Psicologia de La Sapienza, ma devo dire però che ora penso al tennis. L’univeristà è una porta che voglio lasciare aperta per quando la carriera sportiva sarà conclusa”.

 

 

 

 

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