Luciano Rapa calcio spezzatino

Luciano Rapa: “Il calcio spezzatino? Non mi piace”

Campionato iniziato da poco con la Juventus in testa, l’Inter che fatica, i problemi dei diritti televisivi, il calcio spezzatino e…

Abbiamo affrontato questi temi e non solo con il giornalista pescarese Luciano Rapa collaboratore di Pescarasport24.

Iniziamo con una domanda difficile: fai il giornalista sportivo perchè…

“Fare il giornalista è sempre stato il mio sogno, sin da bambino. Lo sport, poi, è sempre stata una parte preponderante della mia vita e virare, quasi completamente ma non esclusivamente, sul giornalismo sportivo è stato del tutto naturale. Vado allo stadio da quando avevo quattro anni, ho praticato basket e più in generale ho sempre seguito lo sport in tv e sui giornali da piccolissimo. Ricordo che in Terza Elementare avevo creato un giornalino sportivo tutto mio, che facevo fotocopiare a mio padre e distribuivo ai compagni di classe. Diciamo che avevo ben chiare le idee sin da subito, pur non conoscendo allora le difficoltà che si hanno nel mondo dell’editoria”.

Da quando svolgi questo lavoro, qual è secondo te l’aspetto che più è cambiato nel mondo del pallone?

“Divido la risposta in due parti, ovvero dal punto di vista giornalistico e da quello dell’osservatore. Per il primo aspetto, ci sono molti più vincoli da rispettare. Quando ho iniziato c’era paradossalmente più libertà di poter informare i lettori, nonostante non fossero diffusi i social. Adesso tra esclusive, il proliferare di conferenze stampa che hanno preso il posto delle interviste one to one e altre “restrizioni” imposte dagli uffici stampa

c’è meno modo di poter personalizzare un articolo o un servizio. Parlo delle piccole realtà, ma anche delle più grandi: aprendo un giornale trovi lo stesso intervistato con le stesse risposte, spesso già riportate dai canali ufficiali delle varie società. Passando al calcio giocato, aumenta la tendenza a privilegiare la fisicità rispetto alla tecnica, soprattutto in Italia. Da bambino e poi da adolescente ricordo calciatori con una tecnica di base finissima, magari non velocissimi o atletici ma in grado di regalare magie. Oggi, eccetto qualche eccezione, la qualità dei singoli è più bassa ma c’è una preparazione fisica sicuramente superiore”.

Un’estate senza gli Azzurri in Russia: che Mondiale è stato?

“Un’estate strana. In tanti, come me, credo abbiano seguito il Mondiale senza quel pathos al quale eravamo abituati. L’assenza degli Azzurri dovrebbe portare ad una seria riflessione sul sistema calcio italiano, ma non mi sembra che si sia compreso fino in fondo il problema ed il danno che l’assenza della Nazionale ha prodotto, anche economicamente, al Paese. Circa la competizione, è stata una rassegna iridata con tante, troppe sorprese in negativo, anche a livello di singoli. Differentemente dalle altre edizioni, infatti, non c’è stata la stella assoluta a caratterizzare il Mondiale. Sono andate avanti le squadre che avevano un collettivo importante, nobilitato da qualche individualità di spicco. E reputo giusta la vittoria della Francia: poco spettacolare, ma quadrata e completa. E con tre uomini in grado di accendere la luce: Mbappè, Pogba e Griezmann. Bene Croazia e Belgio, sicuramente di cifra tecnica di primo livello ma meno squadra rispetto ai Galletti”.

In Serie A è arrivato CR7, come sono cambiati gli equilibri nei vari club?

“Credo che gli equilibri siano rimasti più o meno immutati, con la Juventus che si conferma, a livello di pianificazione tecnica ed economica, molto più avanti delle altre squadre del suo rango e con il divario aumentato, in generale, tra big e piccole aumentato. L’arrivo di Ronaldo in Italia è un bene per tutti (ma attenzione al piano tecnico in casa Juventus: CR7 va inserito e c’è l’equivoco Dybala che Allegri dovrà risolvere) e per la prima volta dopo tanti anni abbiamo assistito ad un mercato scoppiettante. Penso alle milanesi, ma non solo a loro. L’appeal del nostro calcio è sicuramente aumentato, ma siamo ancora lontani da quando l’Italia era l’Eldorado incontrastato. Il nostro, comunque, resta il campionato più difficile, anche se difficilmente vedremo un Leicester vincere…”.

Campionato sempre più spezzatino come i diritti TV…

“Sono un romantico e un nostalgico: non mi piace. Non gradivo un solo posticipo quando venne introdotto, figuriamoci adesso che si gioca dal venerdì al lunedì. Non era più bello un campionato tutti di domenica alle ore 15, per tutte le categorie? Il calcio è sempre più business, a comandare è chiaramente il Dio denaro. Spacchettare poi la visione delle gare è un handicap, al netto dei problemi iniziali (ed in via di risoluzione) di Dazn: pensate ad un signore di 70 anni, senza figli o nipoti e poco esperto alla tecnologia a quante difficoltà possa avere a seguire il calcio, soprattutto se la sua squadra del cuore fosse di B. In tv avrebbe modo di vedere solo l’anticipo Rai in chiaro”.

Serie B, come vedi la stagione del Pescara?

“La stagione è iniziata con il piede giusto, senza dubbio. Quattro punti in due gare sono un buon bottino. Ha una linea mediana di tutto rispetto, tra le migliori della cadetteria, ha sistemato la difesa ed ha giovani interessanti. Forse non ha il centravanti che la tifoseria sperava di avere, ma Pillon è un tecnico bravo, esperto e, soprattutto, lavoratore: è lui la garanzia. Pesso che i biancazzurri possano attestarsi a ridosso della zona playoff, con l’obiettivo di provare ad entrare negli spareggi ma senza dimenticare di guardare lo specchietto retrovisore, perchè la serie B è un campionato strano e non perdona”.

Un po’ di fantacalcio: chi vince lo scudetto e chi sarà promosso in A?

“Per lo scudetto credo sia una lotta a tre tra Juve, Inter e Napoli. Non lasciatevi ingannare dalla partenza al rallentatore dei nerazzurri e dal mercato in sordina del Napoli: entrambe sono attrezzate per poter strappare il tricolore ad una Juventus che avrà la testa alla Champions ed ha un calendario difficilissimo nella parte finale. Non è così scontato che i bianconeri facciano fil..otto! Mi piace la nuova Fiorentina: giovane e di talento. Può essere la sorpresa dopo le big (e tra queste, chiaramente, inserisco Roma e Milan, con i rossoneri che hanno fatto un mercato intelligente ed inaspettato). In B credo che le tre retrocesse dalla A e il Palermo abbiano un organico di primissimo livello e che si giochino i tre posti disponibili. Ma occhio alle sorprese…”.

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