Antonio Tartaglia

Antonio Tartaglia: “Volevo fare l’atleta fino alla pensione”

Dall’Abruzzo all’oro olimpico… su un bob. Irreale? No, se parliamo di Antonio Tartaglia da Casalbordino: 4 Olimpiadi invernali vincendo la medaglia d’oro nel bob a due a Nagano 1998 in coppia con Günther Huber. Vanta inoltre una medaglia d’argento, sempre con Huber, ai mondiali di Sankt Moritz 2007 e tre, di cui due d’oro, agli europei.

Il Premio Rocky Marciano a Ripa Teatina dal 14 fino al 21 luglio, lo ha invitato per farsi raccontare la sua storia di sport.

Noi lo abbiamo intercettato e ci ha rilasciato questa intervista.

Partiamo dall’oro olimpico di Nagano del 1998. Quanto pesa quella medaglia?

“Pesa…quando si è atleti di un piccolo paese, la strada è subito in salita. Mi bastano ricordare le 10 ore di treno per andare ai raduni, non è stato semplice. Pesa…ma con il tempo apprezzi quello che hai fatto, i sacrifici per raggiungere quell’obiettivo, pensi alla famiglia e alle persone che ti sono state vicine. Sono stati anni in cui ho imparato tanto dalle battaglie che ho dovuto affrontare fino a capire quel mondo e viverlo appieno. Un bel percorso insomma, nel quale sono stato aiuto da tante persone che mi sono state vicino come il preparatore atletico di Lanciano e l’osteopata de L’Aquila; personalità che fanno e hanno fatto onore all’Abruzzo intero. La mia regione, che ora mi manca tantissimo proprio le sue doti di forza e cordialità”.

Oltre all’oro olimpico, a quale altra vittoria è legato in modo particolare?

“La prima medaglia: era un Campionato europeo in Germania; al termine della prima manche eravamo dietro di 2 centesimi. La vittoria finale mi ha davvero emozionato per due ragioni: primo sono abruzzese, quando c’è da lottare non mi tiro indietro. Il secondo è legato a un aneddoto: scendevamo con il numero 1 e, quindi, ci spettava pista libera e 60 secondi. Di colpo la pista fu bloccata e restammo fermi 5/6 minuti senza sapere il perché… Alla ripresa i secondi da 60 erano diventato 30… Fattori che hanno ancora di più dato un senso spettacolare alla vittoria finale. Poi posso citare il secondo posto al Mondiale perché venivamo da una situazione particolare; in generale però ricordo con piacere tutte le gare in quanto ogni manifestazione ha storie e curiosità con non si possono dimenticare”.

L’Abruzzo non è una terra regina degli sport invernali, come nasce la passione per lo slittino?

“Grazie a zio Paolo che mi portava a sciare a Roccaraso. Ricordo quando veniva a prendermi a casa la mattina all’alba per andare in montagna. A lui piaceva tantissimo e con il tempo si accorse che non era lo stesso per me. In realtà quello che mi ha sempre affascinato è stata la velocità: ho praticato atletica, il lancio del peso e del disco e il nuoto. A proposito di acqua, mi definisco un uomo di mare ma il destino ha scelto la montagna per me”.

Cosa fa oggi Antonio Tartaglia?

“Vivo a Treviso e lavoro in Val Gardena e faccio parte del Centro sportivo Carabinieri a Selva Val Gardena. Diciamo che in principio il mio sogno era fare il Direttore tecnico e, al momento del ritiro, ho studiato per realizzarlo passando prima da preparato atletico, ho frequentato l’Isef, la specialistica in Scienze motorie, poi un Master in Strategie per il business nello sport per arrivare finalmente a fare il Direttore tecnico e scoprire che in realtà non mi piaceva, non era come lo immaginavo. Mi sono così rimesso a studiare e oggi sono masso-fisioterapista nella disciplina dello slittino”.

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