Mondiali 2019

Federica D’Alstolfo: “Il Mondiale 2019? Un’occasione d’oro per crescere”

Nell’anno in cui l’estate Mondiale per noi italiani non sarà Mondiale, nell’anno in cui il calcio nazionale ha toccato il livello più basso, arriva una notizia che fa alzare la testa.

La Nazionale Italiana di calcio femminile guidata da mister Bertolini, si qualifica ai Mondiali di Francia 2019 dopo 20 anni di attesa.

Per la prima volta saremo attaccati alla tv in un anno dispari, una vera novità per noi abituati a trascorrere Notti magiche d’estate degli anni pari.

Tornando alle meravigliose azzurre, abbiamo fatto quattro chiacchiere con chi il calcio femminile lo ha vissuto sul campo e dalla panchina: Federica D’Astolfo ex allenatrice del Sassuolo femminile.

Dopo 20 anni le Azzurre tornano a disputare un Mondiale, quale elemento ha fatto la differenza ai fini della qualificazione?

“Le scelte federali, dopo le dichiarazioni di Bellolli, hanno dato nuovo impulso a tutto il movimento. Alcune società professionistiche hanno oggi all’interno una squadra femminile e hanno investito risorse con progetti di sviluppo anche nel settore giovanile (Fiorentina, Sassuolo, Juve, Empoli, Chievo e prossimo anno Roma e Milan). Questo ha migliorato la qualità generale in strutture e tecnici qualificati e il livello complessivo del campionato di A a 12 squadre è cresciuto tantissimo. Di questo ha tratto beneficio la Nazionale, finalmente con uno staff rinnovato scelto per meriti e competenze. Le atlete hanno oggi hanno la possibilità di allenarsi bene con staff sia di club che di Nazionale, che credono nel calcio al femminile e che hanno passione e conoscenze per farlo crescere. È stato semplicemente riconosciuto un loro sacrosanto diritto. Tanto c’è da fare, ma siamo sulla strada giusta per arrivare gradualmente, nel giro di 3/4 anni al professionismo”.

Dall’ultimo torneo internazionale a oggi, cosa è cambiato nel calcio femminile?

“Nel mondo il calcio femminile è avanti di almeno 20 anni rispetto allo sviluppo avvenuto in Italia. Mi aspetto una competizione mondiale di altissimo livello e l’Italia ha fatto dei notevoli passi in avanti, ma realisticamente siamo ancora un po’ indietro”.

Secondo te come sarà il Mondiale 2019 in Francia?

“Con un anno di lavoro prima di arrivare al Mondiale e il tanto entusiasmo che abbiamo, spero si possa colmare ancora un po’ quel gap che però rimane. Spero che la Federazione sia lungimirante nel dare allo staff attuale il tempo per continuare il grande lavoro iniziato con progetti a lungo termine”.Azzurre

Le favorite alla vittoria finale?

“Non conosco gli organici nello specifico delle singole nazioni partecipanti e faccio fatica a indicare una possibile o più possibili favorite, ma naturalmente spero tanto che l’Italia possa essere la rivelazione della competizione”.

E l’Italia, che ruolo potrà giocare nell’arco della manifestazione?

“L’Italia potrà sicuramente ben figurare; l’importante sarà rimanere realisti nel considerare la competizione avendo come obiettivo il miglioramento sia individuale che di squadra. Sarà questo saper stare sulla nostra crescita che potrà rivelarsi fondamentale nell’essere sereni e consapevoli, condizioni essenziali per avere una buona competitività con le altre squadre”.

Da Cabrini alla Bertolini, cosa è mutato all’interno della squadra?

“Non parlo di Cabrini, poiché conosco di lui solo la sua grandissima carriera da giocatore, di cui nutro profondo rispetto e riconoscenza, soprattutto per averci fatto vivere quella magnifica vittoria nel Mondiale dell’82. Ma nulla conosco di lui come allenatore e non mi pare, prima dell’esperienza della Nazionale femminile, ci siano notizie di una sua qualche esperienza significativa come mister. La sua scelta pertanto l’ho vista sin da subito come un chiaro segnale di poca attenzione e considerazione nei confronti del nostro movimento.  Di Milena invece parla la sua storia nel calcio femminile e non solo e il curriculum. La sua grande gavetta, le tante esperienze vissute come allenatrice, i tanti riconoscimenti ottenuti e la sua grande partecipazione attiva, in più ruoli, che ne hanno da sempre evidenziato passione e competenze, e grande motivazione per lo sviluppo del movimento, avendo anche vissuto come giocatrice sulla propria pelle un lungo percorso di discriminazione. Ci voleva Renzo Ulivieri, persona che stimo per i grandi valori etici che porta avanti da sempre, a tirarla fuori dal cilindro, per darle una sacrosanta opportunità. Ma cosa ci voleva a capirlo? E quanto abbiamo aspettato? La meritocrazia in Italia è spesso strada tortuosa e non solo per Milena”.

Credit foto: figc.it

 

 

 

 

 

 

 

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