Fabio Caressa

“Sono tutte finali”, Fabio Caressa e il calcio

Al FLA-Festival di libri e di altre cose, anche per l’edizione 2019 c’è stato spazio per lo sport.

Questa volta è toccato a un noto giornalista presentare il suo libro: ospite a Pescara infatti Fabio Caressa con il suo testo Sono tutte finali.

Un incontro che ha visto lo Spazio Matta pieno di curiosi e appassionati di calcio che hanno partecipato a un momento interessante in quanto Caressa analizza il mondo del pallone in modo pratico: le società di calcio come delle aziende.

Ed è in effetti così soprattutto da quando le squadre, o meglio le società sono diventate Società per azioni; infatti Fabio Caressa spiega in questo senso la nascita di Sono tutte finali:

Il libro nasce delle esperienze che faccio all’interno delle aziende alle quali spiego alcuni aspetti gestionali usando il calcio attraversi cioè 11 regole, applicando alcune delle quali, si può vincere. E in 30 anni ne ho viste di persone arrivare alla vittoria.

Società come aziende, calcio uguale cultura: “Un processo che è avvenuto lentamente – spiega Caressa – negli anni 70 non era un legame così scontato, poi il tempo ha mutato le cose ed oggi credo sia un’espressione forte attraverso cui capire anche i popoli e far passare degli insegnamenti importanti specie nelle scuole”.

In “Sono tutte finali” quindi il giornalista lega il mondo del calcio alle questioni che si affrontano ogni giorno e a persone con cui, nel lavoro e nel privato, si entra a contatto. Sono fondamentalmente 3:

Il Visionario: colui che ha idea, inventiva e che fa fare il salto di qualità;

Il Signor NO: colui che deve “bacchettare” e dare la disciplina;

La colonna: la persona senza la quale non si realizzano progetti e iniziative, il faro di una squadra o in famiglia.

Ovviamente nel libro non può mancare un riferimento a colui che ha cambiato la visione del pallone: Arrigo Sacchi.

“E’ un genio del calcio – sottolinea Caressa – che paragono ad Alessandro Magno ed Einstein. Lui, che non viene dal mondo dello sport, ha avuto una visione esterna ed è riuscito a vedere il campo di calcio dall’alto e lo ha interpretato come una figura geometrica che poteva essere divisa. Questa è stata una visione che ha cambiato il modo di giocare”.

La chiusura dell’incontro ha visto i moderatori porgere al giornalista una domanda ovvia ma necessaria. Chi vincerà lo scudetto?

Fabio Caressa ha risposto snocciolando la formazione ideale schierata con il 4-3-1-2:

Portiere:

il talento, ovvero la somma di caratteristiche individuali e radici culturali;

Difensori:

due colonne centrali; conoscenza e coraggio dell’originalità; terzini offensivi; perfetta esecuzione e cura dei particolari;

Centrocampisti:

visione; gestione del gruppo, ascolto-condivisione;

Trequartista:

cazzeggio creativo;

Attaccanti:

rispetto (di quello che si fa, del gruppo e della leadership); adattabilità al cambiamento.

A noi sembra un 11 perfetto, voi cosa ne pensate?

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