marino bartoletti

Intervista a Marino Bartoletti

In tempi di Coronavirus, in attesa di tornare meglio di prima, il lavoro agile da casa (il cosiddetto smart working) può regalarti momenti unici e irrepetibili.

Ed è quello che mi è successo oggi quando ho avuto l’onore di intervistare telefonicamente uno dei miei punti di riferimento nel mondo del giornalismo sportivo: Marino Bartoletti.

Eh sì, proprio lui! Quanti numeri del Guerin Sportivo acquistati!!!

Quattro chiacchiere al telefono per parlare del suo libro La squadra dei sogni e ricordare un’altra grande firma del giornalismo sportivo scomparso da poco: Gianni Mura.

“Spesso si dice che se ne vanno i migliori. In questo caso posso dire con totale cognizione di causa che se n’è andato il migliore, un giornalista d’espressione e di cultura come mai conosciuto. Io e Gianni eravamo amici da 49 anni, sapevamo i nostri gusti e le nostre affinità sportive. Ci divertivamo spesso a sfidarci nei ricordi di sport attraverso sfide che, nel 95% dei casi, vinceva lui. Credo che una persona come lui sia irripetibile, con la sua morte si è rotto lo stampo; posso dire di essere molto dispiaciuto e un po’ arrabbiato con lui perché è andato via quando aveva ancora parecchie cose da raccontare”.

Queste le toccanti parole di Marino Bartoletti verso l’amico Gianni Mura prima di raccontarci del suo libro

“La squadra dei sogni”, come nasce l’idea di questo libro?

“Da un editore più testardo degli altri che mi diceva: ‘Non pensi sia ora di scrivere un libro?’. In realtà le parole d’ordine sono state: “Per ragazzi”. Ecco, questo aspetto mi ha toccato; ci ho pensato un po’ su e poi ho accettato anche perché nel frattempo sono diventato nonno e l’idea di raccontare le mie storie e la mia esperienza ai giovani mi ha convinto”.

Lo consiglia dai “9 ai 99 anni”, una bella e ampia fascia d’età!


“Metaforicamente ampia in quanto penso che sarebbe meglio lo leggessero i genitori. I ragazzi sono il nostro futuro, non dobbiamo buttare su di loro le nostre rabbie e frustrazioni; anzi ritengo che molto spesso, come si legge anche nel libro, è da loro che viene l’esempio”.

In questa squadra dei sogni ci sono anche delle ragazze.

“Premesso che il libro l’ho scritto prima del Mondiale, ho ritenuto giusto proseguire e migliorare la storia del primo libro che vedeva già una calciatrice in campo. Poi il prof di Educazione Fisica (che mi somiglia molto devo dire la verità), mi ha aiutato parecchio… dico solo che i capitani delle due squadre sono due capitane! A ciò tengo ad aggiungere che anche per i ragazzi in squadra la presenza femminile non dà assolutamente fastidio come invece accade tra i genitori sugli spalti. Alla fine, questo posso dirlo, è il calcio e il suo innato spirito di squadra a vincere”.

Dove può arrivare il calcio femminile italiano dopo il Mondiale di Francia?

“Sono stato piacevolmente sorpreso dalla nostra Nazionale femminile ai Mondiali sia sotto il profilo tecnico che umano. Le ragazze sono riuscite anche con un grande fairplay in campo, a far innamorare milioni di italiani. Già 30 anni sul Guerin Sportivo, dedicavo uno spazio al calcio femminile, forse un po’ troppo avanti per l’epoca ma sono contento che ora c’è più attenzione da parte del pubblico, dei media e delle televisioni aperte a questa nuova realtà. Quello che spero è che non resti una bolla speculativa ma possa crescere”.

C’è un momento del libro che l’ha emozionato nel momento in cui lo stavi scrivendo?

“Quando ho scritto nel primo libro la dedica a Lorenzo, un ragazzo realmente esisto. Nel libro è amico dei due protagonisti Carlo e Dorian. Questa dedica fatta col cuore e con grande emozione, si è trasformata in una giornata pazzesca quando quel libro è stato presentato alla sala del consiglio regionale delle Regione Toscana alla presenza dei genitori di Lorenzo. Un momento di profondità, serenità e commozione incredibile”.

Lei ha una squadra del cuore?

“Certo che sì, e da bambino attaccavo i poster in camera. Mia mamma diceva che in camera doveva esserci solo l’immagine dalla Madonna ma io le risposi che per me quel calciatore era più divertente della Madonna. Non è necessario dire di chi sto parlando, ma se dopo 50 anni mi fanno ancora questa domanda vuol dire che sono stato bravo a mantenere le distanze”.

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