Lavorare nello sport

Flora Benincaso: “Lavorare nello sport? La vita dello studente–atleta. Le soluzioni”

Tutti sui banchi di scuola! Da qualche giorno infatti si sono riaperti i cancelli per il nuovo anno scolastico. Tanti i ragazzi che, usciti dalle medie, hanno affrontato la scelta dell’istituto superiore: liceo, tecnico o professionale?

Insieme a questa domanda che interessa più i genitori, c’è quella dei figli: come faccio con lo sport?

Ecco, studiare e praticare un’attività sportiva insieme: come si fa?

Una soluzione davvero interessante c’è e noi ce la siamo fatta spiegare per bene da chi, con il suo staff, da 8 anni a Bari sta portando avanti un progetto innovativo dal nome Qui (Quartieri Uniti Institute) Academy.

Abbiamo quindi intervistato Flora Benincaso Consulente Sportiva nel Dipartimento Sport Bari e Tutor calcio per i settori giovanili. “Nel 2013 – ci racconta la tutor – nasce il nostro progetto rivolto agli studenti-atleti. Dico nostro perché il merito è anche di un grande professionista come Giuseppe Geria (all’epoca responsabile del settore giovanile del Bari) che ha incoraggiato la nostra iniziativa.Flora Benincaso

Insieme ad altri collaboratori creammo una Aps (Associazione di promozione sociale) e non una Asd (Associazione sportiva dilettantistica) perché la prima ci dava l’opportunità di svolgere attività di formazione rivolta al sociale a differenza della seconda che ha una natura più limitata alla tecnica-sportiva.

Ma cosa vuol dire essere orientatrice? “Partiamo dall’inizio: la scelta delle scuole superiori per i ragazzi che terminano la scuola medie, avviene durante un periodo scolastico chiamato dal MIUR Open Day.  Durante questa fase di ricerca, la maggior parte dei ragazzi (e fortunatamente oggi anche delle ragazze) alla domanda “cosa vuoi fare da grande”, rispondono quasi tutti “il calciatore”. A questa risposta molti genitori vanno nel panico perché temono che i propri figli smettano di studiare. Qui entra in gioco la mia professione: aiutare i genitori.  Come? Far guardare il loro figlio come uno studente-atleta; questo genera una domanda: qual è la condizione migliore per supportare questi studenti lavoratori?”.

Eh sì, perché nel momento in cui il ragazzo è tesserato presso una società di calcio e viene coinvolto e impegnato in attività sportive sia a livello nazionale che internazionale, lo stesso alla fine lavora…nello sport e deve organizzare la sua giornata da studente-lavoratore nella migliore armonia possibile per non trascurare la scuola. La scuola non va lasciata per lo sport e lo sport non va lasciato per la scuola, in Italia il fenomeno è purtroppo ancora presente, anche se i dati sono in calo secondo il MIUR -Ufficio Statistica e Studi: si registra un miglioramento nel corso degli ultimi anni, attestandosi per l’anno 2016 al 13,8% (nel 2006 era pari al 20,8%). L’obiettivo Europa 2020 è il raggiungimento del livello del 10%.

“La scuola – prosegue Benincaso – è un vivaio a cielo aperto di talenti sportivi e la Cina lo ha già capito inserendo il Calcio fra le discipline scolastiche obbligatorie già da piccoli! Da noi in Italia lo studente-atleta si è dovuto nascondere in certi periodi… Il mio intento è di non tradire la passione dei ragazzi, che devono continuare a studiare anche dopo i 16 anni (età del picco massimo di abbandono nella scuola perché finisce l’obbligo scolastico), perché chi non diventerà calciatore potrà seguire un percorso formativo per lavorare  nel mondo dello sport e delle aziende sportive attraverso altre figure professionali e competenti come per esempio: il giornalista sportivo, preparatore atletico, nutrizionista, allenatore,  il direttore sportivo, il manager, il dirigente etc  etc… Lavorare nello sport, ecco la vera rivoluzione, generare un cambiamento creando una nuova filiera formativa generazionale all’interno del settore specifico con una formazione dedicata sfruttando la passione di questi ragazzi. Se non riesco a fare il calciatore, studiando potrò restare a lavorare nello stesso settore con altri incarichi professionali.  Esiste una scuola superiore per chi vuole lavorare nello sport e nelle aziende sportive? No. E’ vero che sono stati introdotti i licei sportivi in Italia, ma sono solo un percorso di studio per coniugare l’attività sportiva dello studente-atleta con la scuola; ma non lo preparano e formano per uno sbocco lavorativo post-diploma.  Ecco perché è nata Qui Academy che sfrutta l’autonomia delle scuole superiori di poter dedicare il 20% del Piano dell’offerta formativa, ad altre materie performanti con l’obiettivo di accrescere e sviluppare la formazione dello studente. Un esempio concreto? Dalla somma delle ore settimanali di italiano si scorpora il 20% e resta circa un ‘ora mezza in cui i ragazzi si possono dedicare a studiare giornalismo sportivo. Ora di Diritto : il 20% del tempo si dedicata al ramo del diritto sportivo; Economia: l’ora si può finire spiegando i fondamenti del Marketing Sportivo e così via. In questo modo lo studente-atleta non lascia la scuola ma ha trovato una motivazione per imparare cose che possono essere utili per il suo futuro lavorativo. Cioè il piano A è fare il calciatore ma se non ci riesco mi preparo il piano B nel mio percorso di studi che dura 5 anni completandolo ma nello stesso tempo coltivo anche la mia passione e l’opportunità di scegliere di lavorare in un settore che a me piace. Quindi, per rispondere alla domanda iniziale: il mio compito da tutor è orientare i ragazzi nella miglior scelta per il primo biennio e successivamente per il triennio riorientare tramite la flessibilità con l’aiuto delle materie performanti a iniziare l’alternanza scuola-lavoro per verificare quali sono le vere capacità individuali e quindi le aspirazioni o inclinazioni verso un settore più che un altro. Cioè imparare cosa voglio fare da grande nel mondo del lavoro già dalla scuola superiore”.

Eccola la risposta: si può fare sport e studiare con l’alternanza scuola-lavoro. Secondo il MIUR -Ufficio Statistica e Studi, nell’ a. s. 2016/2017 circa 6mila scuole hanno svolto progetti di Alternanza scuola-lavoro. Il totale dei percorsi in alternanza attivati a partire dal terzo anno di corso sono stati 76.246. Le regioni in cui sono stati svolti in maggior numero sono la Lombardia, il Piemonte ed il Lazio, invece Molise e Umbria registrano valori più bassi (ASL).

“Oggi – ci spiega la tutor – questo provvedimento è legge ma le scuole italiane sono impreparate perchè non hanno saputo sfruttare i tre anni di sperimentazione non obbligatoria propedeutici di preparazione alla (futura) legge. L’alternanza non è una questione scolastica: sono le aziende che chiedono la preparazione dei ragazzi prima del diploma. L’unico comparto dove l’alternanza scuola-lavoro è davvero eccellente in Italia è il settore alberghiero anche grazie alle tante trasmissioni televisive dedicate al mondo della cucina. Il discorso dell’alternanza scuola-lavoro è talmente importante che, dal prossimo anno scolastico, l’esame di stato è legato al triennio di alternanza scuola-lavoro che ogni studente avrà frequentato”.

E lo sport, come si inserisce in questo discorso? “Lo sport è stato trascurato e ignorato. Se si vuole un vero e radicale mutamento, esso deve essere strutturato composto cioè da persone preparate e competenti come formatori e non solo da personaggi come ex atleti a cui basta un patentino o brevetto per farli lavorare. Da un censimento sugli allenatori dei settori giovanili, è emerso che sono davvero pochi i tecnici laureati; in tal senso mi pongo una domanda: tu genitore che, nel vedere i docenti di tuo figlio (a scuola) sei attento al suo curriculum e alla professionalità, perché non dai le stesse attenzione al curriculum dell’allenatore di tuo figlio?”.

Per concludere la chiacchierata, Flora Benincaso ci dice che: “La risposta che noi vogliamo è la Laurea in Scienze Motorie integrata nel percorso Universitario da brevetti tecnici nelle varie discipline sportive come obbligo per allenare i minori nei Settori Giovanili. Questa è la mia battaglia per la riforma dello sport; una tutela dei minori che ad oggi non esiste. Questo è il compito dello Stato: garantire vicino ai minori solo dei tecnici che hanno fatto un percorso formativo riconosciuto da un titolo universitario cioè la laurea in Scienze Motorie. Mi rivolgo a te giocatore che prima o poi finirai la carriera professionista ma vuoi restare nel mondo del calcio, se vuoi partire dai settori giovanili, ti consiglio di non smettere di studiare; perché nel tuo post-carriera un giorno sarà fondamentale per quando appenderai le scarpette al chiodo che tu abbia un titolo universitario”.

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