Il defibrillatore salva la vita?

defibrillatoreQuesto è un articolo che scrissi per il giornale che dirigo (www.pescarapescara.it) il 3 ottobre 2012. Ho deciso di pubblicarlo sul mio blog perchè ritengo sia un tema molto importante e tuttora delicato: l’uso dei defibrillatori in campo.

Il 14 aprile di quell’anno allo stadio Adriatico, durante Pescara-Livorno, Piermario Morosini si accasciò a terra per un malore che gli causò la morte. Sentii forte l’esigenza di parlarne sul giornale ascoltando anche chi lavora sui campi di calcio nelle palestre. Buona lettura!

 

Sport, benessere, salute: tre parole connesse tra loro che, unite a una giusta alimentazione, dovrebbero garantire un buon tenore di vita. Da sempre i medici dicono che fare attività fisica fa bene al cuore. Ma cosa succede se all’improvviso, proprio mentre stiamo praticando uno sport il fisico cede, ci si accascia a terra per un malore o, nell’ipotesi più estrema, si muore? Si apre un nuovo fronte che vede il coinvolgimento delle forze dell’ordine, accertare eventuali responsabilità fino ad arrivare in tribunale e l’apertura di un’indagine della Magistratura.

Situazione che Pescara ha vissuto, e sta ancora vivendo, dal 14 aprile: Pescara-Livorno, partita di serie B dello scorso campionato, Piermario Morosini (giocatore della squadra toscana) si accascia a terra all’improvviso. Per lui non c’è nulla da fare, è deceduto. Ma le polemiche scattano rapidissime e, soprattutto ci si pone una domanda: perchè non è stato usato il defibrillatore? Non finisce qui perchè il 10 settembre scorso il corpo senza vita della professoressa Paola Colaiocco fu ritrovato nel corridoio di una palestra dopo un allenamento.

Causa naturali? Malori improvvisi o malformazioni che le tradizionali visite mediche non hanno mai accertato? Quesiti ed eventi che fanno salire agli onori della cronaca il tema della salute abbinata allo sport ma anche alla prevenzione nei luoghi di ritrovo sportivo. In tal senso, la Regione Abruzzo ha previsto per i prossimi mesi l’avvio  di corsi di primo soccorso organizzati dalla scuola della sport del Coni Abruzzo in collaborazione con il Comitato regionale della Federazione medico sportiva italiana. “Si tratta di un progetto di grande valenza sociale e di grande attualità – ha esordito  l’assessore regionale allo Sport Carlo  Masci – che consentirà a 150 abruzzesi di ottenere un attestato qualificante ma soprattutto offrirà loro gli strumenti e le conoscenze pratico-teoriche per poter prestare soccorso con tempestività in occasione di manifestazioni sportive ad atleti e pubblico. La drammatica vicenda del calciatore del Livorno Morosini, morto sul campo, proprio all’Adriatico di Pescara, ed altre recenti morti nello sport – ha proseguito l’assessore – rende ancora più importante il corso ulteriore che permetterà ai migliori corsisti selezionati di essere abilitati all’uso del defibrillatore”.  I corsi, riservati ad un massimo di 25 partecipanti, si terranno in ognuna delle quattro province e prevedono lezioni teorico-pratiche che saranno tenute da medici sportivi in possesso della qualifica di Primo soccorso sportivo. I migliori 12 corsisti potranno partecpare al corso di BLS-D che darà loro la qualifica di operatore laico BLS-D abilitandoli all’autilizzo del defibrillatore. Per informazioni: www.sdsconiabruzzo.it.

Un tema, quello dell’utilizzo dei defibrillatori, che ci ha fatto riflettere e che ci ha spinti a sentire il parere di responsabili di palestre e società sportive. Alfredo Ciarfella, dalla palestra Silver Gym di Pescara, ci dice che: “E’ uno strumento utile per la sicurezza dei clienti e delle persone. Serve però qualcuno che ci faccia dei corsi”. Più critico il parere della responsabile della palestra Zenit di Montesilvano, Miriam: “Non condivido l’uso del defibrillatore. Se un medico non è stato capace di usarlo su Morosini, cosa potremmo fare noi? Come per tutte le cose, è necessario avere dimistichezza con le cose. Noi, come palestra per legge dobbiamo fare dei corsi di primo soccorso ma, la mia collaboratrice non ha mai avuto bisogno di utlizzare tecniche e mezzi e, di conseguenza, certe cose potrebbe averle dimenticate. E’ un fatto gravissimo. Secondo me il problema è a monte: i certificati medici devono essere fatti da professionisti e non dai medici di famiglia. Inoltre – prosegue Miriam – c’è un altro asspetto importante da non sottovalutare: se una persona è ansiosa, può aver fatto qualsiasi corso ma come reagirà davanti a qualcuno che ha un malore?”.

L’esperienza di Carmine Berardi, presidente dell’ Asd Pro calcio Italia di Villa Raspa,  focalizza l’attenzione sulla prevenzione: “Doveva essere fatto tutto prima, non doveva essere la morte di Morosini a svegliare l’attenzione. Noi siamo piccole società e da sole possiamo fare poco; io sono stato sempre attento alla salute dei miei ragazzi, a livello sanitario ho avuto le migliori attrezzature ma ora non basta ecco perchè sono disposto anche ad acquistare un defibrillatore. I corsi della Regione? Una buona cosa, però il fatto di ammettere solo 25 partecipanti significa coprire una minima parte delle associazioni sportive presenti in Abruzzo. Inoltre penso che non sia sufficiente fare un solo corso ma ogni tanto ‘rinfrescare’ la memoria e tornare a studiare specie per un settore come quello medico in continua evoluzione. A proposito di Morosini, ritengo che il defibrillatore doveva comunque essere usato, poteva essere una speranza, l’ultima ma andava utilizzato. In questa direzione si può fare tanto ma credo che per le strutture comunali come la nostra, debba essere il Comune stesso a dotarci di defibrillatori e strumenti medici”.

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