Videogiochi calcio

Calcio e videogiochi, un’evoluzione infinita

di LUIGI MARRONE

Come in tutte le realtà in cui è la tecnologia a farla da padrona, quella del calcio simulato è probabilmente una delle più esemplari. A partire dalla seconda metà degli anni 90 la tridimensionalità in ambito videoludico ha lasciato presagire una immersione sempre più epidermica nella realtà dello sport più popolare al mondo, ridefinendo quelli che erano i modelli e i canoni estetici di un agonismo il cui obiettivo principe è sempre stato semplice ed elementare: ficcare una palla dentro la porta avversaria. Sin da quando il medium videoludico è entrato nelle disponibilità domestiche dei videogiocatori di tutto il mondo, i videogiochi che hanno visto protagonista il gioco del Calcio hanno fatto la loro lieta comparsa. Sono circa 150 le iterazioni succedutesi nel tempo, e non è da sorprendersi se molti videogiocatori acquistino ogni anno la nuova versione del loro sport preferito, in modo da provare il brivido di scendere virtualmente in campo sperando nella massima simulazione possibile. Ma è solo con il realismo grafico e la tridimensionalità che si è affacciata agli sviluppatori la possibilità di fronteggiare un aspetto centrale, quando si parla di mantenere il grado di simulazione ad un livello elevato. Parliamo infatti della Ia, o Intelligenza artificiale, vale a dire tutte quelle routine algoritmiche che fanno sembrare vera una simulazione virtuale digitale.

Mettendo da parte per un attimo la simulazione del calcio manageriale, che di solito vede il videogiocatore nei panni un manager societario, se oggi sono rimaste solo due realtà (Fifa di EA Sport e Pes di Konami) a contendersi nelle case dei videogiocatori il calcio simulato, ciò è dovuto al fatto che la simulazione calcistica, dovendo riprodurre una intelligenza di 22 giocatori in campo più un arbitro, non è propriamente nelle possibilità e nelle risorse tecnologiche di tutte le software house.

Se altre questioni come quella delle licenze, e in particolare quella della Champions League, erano protagoniste di passaggi di mano soprattutto nel periodo in cui, verso la fine degli anni 90, l’offerta per sviluppare giochi di calcio su Playstation era altissima, le cose oggi sono evolute in un modo fino a qualche anno fa decisamente impensabile. Impostazione della strategia delle tattiche in tempo reale, controllo analogico del pallone, gestione delle finte, passaggi filtranti, fisica, punizioni di seconda, pressing, terzo uomo, statistiche individuali… Senza contare il gioco multiplayer, che, nel caso di Fifa 11 sviluppato da EA Sports, ha permesso per la prima volta il gioco 11 vs 11, una vera e propria rivoluzione del calcio giocato on-line.

In una quasi del tutto trascurabile Industry italiana del videogioco, anche il bel paese, soprattutto con l’approssimarsi dei mondiali del 1990, ha prodotto in passato alcune “simulazioni” per gli allora Home Computer (Commodore 64 e Commodore Amiga). Ad opera dei Dardari Bros risalgono infatti Italy 90 soccer (1988) e World Cup 90 (1990), due realtà videoludiche che tentavano di cavalcare l’onda degli imminenti mondiali in Italia. Entrambe le esperienze erano distribuite da Simulmondo, storica software house italiana capitanata da quel Francesco Carlà che già ai suoi tempi universitari, grazie ad una delle prime tesi italiane sul videogioco, preconizzava le potenzialità del medium nel trasformarsi in un business persino in Italia. Sempre di Simulmondo, per chi lo ricorda, è l’innovativo esperimento effettuato con “I Play 3D Soccer” (1991), primo videogioco di calcio sviluppato in 3D in real time, che grazie ad una visuale di ripresa alle spalle permetteva di controllare un singolo giocatore durante tutta la partita, con possibilità di chiamare a sé il pallone e dare indicazioni ai propri compagni.2 - Amiga _ I_play_3d_ Soccer

Ed è proprio la realtà di Simulmondo, così chiamata ad onore di una visione del mondo-videogioco quale vita simulata, che porta oggi a riflettere sulla centralità della questione simulativa, quando si parla di sport e in genere di calcio simulato.

Se Ermete Trismegisto, leggendario padre dell’ermetismo, affermava che “Tutto ciò che è in alto è come ciò che è in basso” (e viceversa), non è affatto fuori luogo oggi sostenere che “Tutto ciò che è fuori lo schermo è come ciò che è dentro”. Non è quindi un caso se il Gec (Giochi elettronici competitivi), settore dell’Asi (Associazioni sportive e sociali italiane) legalmente riconosciuto dal Coni, ha recentemente reso realtà l’urgenza di una regolamentazione dell’attività agonistica del videogioco, riconoscendo i videogiocatori quali veri e propri sportivi. La necessità di allineare la figura del player professionista a quella di qualsiasi altro sportivo nasce infatti dall’osservazione di altre realtà che hanno fatto del videogioco competitivo un’attività professionale a tutto tondo, capace di generare svariati milioni di dollari. Dai picchiaduro ai Rpg (RolePlayingGame), sino ad arrivare alle competizioni del calcio simulato, attività quali allenamento, competizione e agonismo dell’electronic-sport vengono dunque oggi comparate a qualsiasi altra disciplina sportiva, regalando dignità all’attività stessa del videogiocare. Grazie alla evoluzione tecnologica, sempre più in grado di evidenziare le competenze e le performance individuali di un videogiocatore, il matrimonio fra sport reale e simulato è dunque destinato a farsi sempre più saldo, rendendo sempre più protagonista il videogioco del calcio. L’unica cosa che resta da fare, per chi non ha ancora preso a calci un pallone virtuale, è quello di impugnare un joypad fra le mani e provarci. Il gioco potrà anche essere simulato, ma le emozioni restituite sono dannatamente reali.

3_Playstation4_PES_2015Giocare per credere.

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