Del Piero, c’è un post… per te!

Lo so, lo so che di fronte a me, intendo dall’altra parte del campo, con un’altra maglia, ci sarà la Juventus… ma c’è davvero bisogno che vi spieghi cosa significhi questo per me

(Alessandro Del Piero)

imageUna dichiarazione d’amore verso qualcuno che non avresti mai lasciato di tua spontanea volontà ma che situazioni e decisioni altrui, hanno spinto a un finale diverso. E’ questa l’impressione che ho avuto quando ho letto le dichiarazioni di Alessandro Del Piero alla vigilia della partita in Australia della Juventus. Due innamorati che si rivedono dopo due anni, sulle stesso terreno dove si sono detti addio: un campo di calcio.

La Vecchia signora e Del Piero, una storia durata 19 anni segnata da 290 gol e 705 presenze conclusasi nel maggio 2012, dopo tante gioie e delusioni, proprio come capita in un matrimonio, senza l’happy end. Quello che Del Piero ha fatto ai e per i colori bianconeri può essere paragonato solo ad altri due Capitani: Xavier Zanetti e Paolo Maldini. Uomini e atleti, professionisti che si sono messi al servizio di un club perchè lì hanno trovato la loro dimensione, perchè quella era la loro casa, perchè il loro destino doveva portarli a Milano (sponda nerazzurra e rossonera) e a Torino (bianconera).

Quella domanda che Alex si pone: “…ma serve c’è davvero bisogno che vi spieghi cosa significhi questo per me?”, ha una sola risposta: no. Diciannove anno nella stessa città, nella stessa squadra, vivendo cambiamenti personali e di gruppo, momenti bianchi e momenti neri, non ssi possono dimenticare. Mai. Se sei un uomo che riconosce il significato delle parole gratitudine, rispetto e responsabilità.

Scrivo questo post anche per un altro motivo: parlare di Alex Del Piero, significa parlare anche di me, della mia adolescenza. Eh già, sono cresciuta a pane e del Piero. Ho avuto sempre un sesto senso spiccato quando entro a contatto con qualcuno e, nonostante il mio contatto con lui sia stato solo mediatico, mi ha subito trasmesso serenità e serietà. E non mi sbagliavo. Il suo modo di porsi davanti alle televisioni, la sua discrezione per tutto ciò che era “privato” a me, all’epoca 15enne, mi è servito molto per crescere. L’ho sempre considerato un esempio fuori dal campo (inutile soffermarsi sulle prodezze calcistiche…) da seguire per l’umilità e la voglia di mettersi in gioco. Sempre. Ed è tuttora così: quando le cose girano nel verso sbagliato, quando penso al futuro in chiave non proprio positiva, penso a Del Piero e a come si è rialzato dopo ogni caduta. Sono cresciuta con i valori che i miei genitori mi hanno insegnato e quelli di un calciatore professionista, pieno di soldi ma semplice e puro come uno di noi.

Quella storia d’amore, racchiusa in una frase che ha portato le lacrime fino ai miei occhi, sono la spiegazione migliore di come il calcio sia la metafora della vita. E se proviamo a estrapolare dalle dichiarazioni di Del Piero un altro quesito? A me viene fuori questo: “Esiste l’amore eterno?”. Beh, razionalmente risponderei di no, ma… la vera risposta è sì. L’amore eterno non è solo vivere per sempre felici e contenti con l’uomo (la donna) che si ama; bensì portare dentro di sé la sensazione di tutto ciò che hai vissuto lasciando fuori rabbia e rancore.

Un’altra porta che, ancora una volta, Del Piero ha aperto nella mia mente; un’altra volta quel campione ricco e famoso mi fa ragionare proprio come fece parecchi anni fa.

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