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Doriana Roio: “I calciatori? Io li vestirei così…”

Istinto e ispirazione: due elementi chiave per creare qualcosa di unico. Quando l’idea del blog stava aleggiando nella mia mente, avevo chiari proprio questi due concetti: parlare di calcio (e di sport) in base a ciò che esso forniva e seguire la mia ispirazione. Certo, non pensavo che la mia passione per il pallone potesse intrecciarsi con la moda; eppure avrei dovuto farlo: i calciatori oggi sono anche testimonial di grandi marchi, la Nazionale italiana al Mondiale brasiliano è stata definita la più elegante tra le nazioni in gara. E infatti è venuta fuori l’occasione o meglio, si è creata l’occasione. Come? Grazie a Doriana Roio, stilista pescarese entrata nella Managing Direction che da Londra gestisce i più grandi marchi internazionali della moda. Mica male!

“Io creo dal cliente, lo incontro e dopo una chiacchierata gli presento la progettazione e, di solito, al primo bozzetto indovino cosa vuole” mi spiega Doriana “forse perchè ascolto e capisco cosa desidera. In un secondo momento si passa alla scelta del tessuto e dei dettagli. E’ bello veder realizzato il sogno di una donna, è una soddisfazione sentirsi dire: ‘Hai creato l’abito che volevo si da bambina’”. La passione dunque, l’amore per il proprio lavoro: “Non mi piace imporre, non riesco a creare un abito seguendo i diktat delal moda sui giornali; quelli possono essere dei parametri di riferimento per il quinquennio ma niente di più, il parlare con il cliente, i suoi racconti personali sono gli aspetti che stimolano la mia creazione”.10478335_10203900694588804_1263906769_n

Istinto e ispirazione che ritornano, parole che mi hanno colpita. Come potevo lasciar correre tutto questo e non chiedere a Doriana Roio qualcosa sul mondo del calcio visto che entrambe siamo mosse dagli stessi valori? Ecco a voi, quindi, i protagonisti del pallone che salgono in passerella.

Mondiali 2014 in corsa. Oltre alla moda, sei anche una sportiva?

“Moltissimo, se si tratta di guardare appuntamenti sportivi in tv!… Seguo regolarmente e con entusiasmo calcio, tennis e pallavolo. Da ragazza giocavo nell’Antoniana Volley di Pescara che all’epoca militava in A2; giocavo anche a tennis ma non a livello agonistico, solo con gli amici”.

Rimanendo nel tuo lavoro, come vestiresti gli azzurri e in generale i calciatori?

“Io romperei gli schemi… Eleganza sì, ma anche sobrietà e comodità. Niente di troppo formale. Colori non particolarmente accesi, ma rilassati o anche in total white o total black. Immancabili tessuti di alta qualità e confezionamento rigorosamente made in Italy. L’insieme deve sottolineare una perfetta armonia in cui coesistono regole, vitalità, energia e istinto. Per ognuno di loro cercherei di interpretare gli aspetti peculiari della personalità nella scelta dei dettagli”.

Secondo te, il mondo del calcio sta diventando sempre più uno show business?

“Eccome! Lo show business è parte integrante. Un campione non viene pagato milioni di euro solo perché è bravo. Viene pagato milioni di euro perché fa vendere gadget, biglietti, partite in pay per view, ecc. e fa guadagnare molti, molti soldi. Tutto ciò è ammaliante e irresistibile e che con il passare del tempo, sarà sempre più preponderante anche a discapito della semplicità del gioco stesso”.

Moda e sport: trovi degli aspetti in comune?

“Moda e sport sono partners uniti in un legame indissolubile. Ci sono brand che propongono sia collezioni di couture sia linee fitness costituite da abiti eleganti e confortevoli. In questo ambito vengono utilizzati materiali sempre più innovativi che rilasciano sostanze idratanti per la pelle oppure che reintegrano i sali minerali persi. E recentemente si è arrivati all’applicazione all’interno del tessuto di una molecola; questa trattiene alcune sostanze che prevengono l’acido lattico ed entrano in funzione a contatto con la pelle durante l’attività sportiva”.

Hai mai pensato di creare una linea di abbigliamento sportiva?

“Pensa che quando ero al liceo disegnavo completi da tennis; quindi sarebbe bello concretizzare queste prime progettazioni inconsapevoli e renderle reali. Potrebbe in effetti essere una delle mie prossime sfide”

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