Antonio Federico Davide Astori

Antonio Federico, Davide Astori e il disegno

E’ passato un mese da quella tragica domenica che ha sconvolto gli sportivi e non. Quel 4 marzo l’Italia si sveglia e sui social una notizia orribile: Davide Astori  morto nel sonno.

Il capitano della Fiorentina se n’è andato mentre dormiva, l’uomo Astori ha lasciato tutti all’improvviso, il papà Davide non avrà più modo di veder crescere la sua bambina.

Poche ore dopo sempre sui social, inizia a circolare un disegno bellissimo, dolcissimo, carico di umanità e amore.

E’ strano come il destino, dopo un mese, ci permette di fare due chiacchiere con l’autore di quel disegno: Antonio Federico.

Cosa è una vignetta per te?

“Disegnando una vignetta trovo il mio spazio; una vignetta mi permette di dire ciò che voglio senza che nessuno mi interrompa mentre parlo. Con una vignetta posso dire la mia, posso essere ascoltato e dire perfettamente ciò che penso ad alta voce. Posso arrabbiarmi, posso urlare! Posso essere ascoltato anche se non vuoi farlo! Penso sia uno dei modi più efficaci e diretti di mandare un messaggio. Non è facile, serve abilità nel disegno e nella sintesi, sono due codici comunicativi che devono combaciare alla perfezione, come i passi di una coppia di ballerini in una bella canzone. Una vignetta è la mia voce”.

La vignetta dedicata alla morte di Astori è stata condivisa da un infinità di persone, ti ha permesso di essere scoperto, ci vuoi raccontare come è nata?

“Non posso smettere di pensarci: ero in studio e avevo 5 minuti liberi, presi un foglietto e disegnai istantaneamente questa vignetta, la pubblicai in automatico senza pensarci su. Io vivo a Firenze ma quel giorno ero giù in Calabria con la mia famiglia a pranzo quando arrivò la notizia. Mio fratello, che è molto più sportivo di me, ci disse di far silenzio per ascoltare il telegiornale, mi colpì subito la sua morte. Nel sonno…improvvisamente e sopratutto lasciando una bimba. Fu questa la cosa che mi toccò più della morte di un atleta, la morte di un papà che lascia la sua bimba. Mi intristì molto e rimasi in silenzio. Nel pomeriggio appunto sfogai la mia rabbia in quel foglietto che ormai tutti conoscono. Il resto lo conoscete, aprendo i social qualche ora dopo non potevo credere ai miei occhi!”.

E’ la prima volta che ti occupi di sport?

“In realtà no, ho esordito in una emittente locale, ReggioTV e realizzavo durante la rassegna stampa le mie vignette, non vi dico come ero agitato per l’emozione di vedermi sullo schermo! Quasi subito un programma sportivo dedicato alla Reggina Calcio, allora in Serie A, mi chiamò come ospite fisso delle trasmissioni; così sono nate tantissime vignette e caricature di calciatori e allenatori che si susseguivano alla squadra e ho potuto conoscere di persona tantissimi calciatori.  In quel periodo molte riviste locali sportive mi hanno commissionato numerose vignette, tra cui la rivista ufficiale della Reggina calcio. Avevo creato un personaggio molto simpatico che rappresentava la Reggina, una regina in carne molto simpatica che spesso duettava con allenatori e calciatori del momento. Un giorno mi arrivò una telefonata dalla stessa società calcistica, decisero di effettuare la campagna abbonamenti con la mia ‘regina amaranto’ su 20mila t-shirt ! Non stavo nella pelle, ero al settimo cielo! Ancora oggi mi capita di vederle in giro, da li a poco le mie vignette sulla squadra furono pubblicate sul sito ufficiale e ricordo che mi arrivarono moltissimi messaggi di complimenti persino dal Canada. Ma nessuna vignetta aveva avuto così tante condivisioni come quella dedicata al povero Davide. Qualche giorno dopo la pubblicazione della vignetta sono stato contattato dalla Fondazione Polito per sposare una causa davvero importante: Il Passaporto Ematico. Un esame per prevenire queste perdite improvvise nel mondo dello sport. Lo sport mi ha sempre ispirato, sarebbe bello poter lavorare per una rivista sportiva e disegnare settimanalmente una vignetta dedicata ad un calciatore”.

Da quanto tempo disegni?

“Disegno da quando presi in mano una matita, era il modo di vedere il mondo. Non ero un grande chiacchierone ma ricordo che da piccino osservato sempre con tanta attenzione tutto ciò che vedevo per strada! Quello che mi colpiva dovevo disegnarlo, la mia mano anche senza matita delineava i contorni di ogni figura che mi colpiva , si muoveva sola come il braccio di una stampante 3D! Ed arrivato a casa correvo veloce per prendere un foglio e disegnare quello che avevo visto”.

Antonio Federico ArtVenti anni fa hai realizzato il sogno di aprire un corso di fumetto nella tua città, Perché?

“Perché io da piccolo non desideravo altro e non l’ho mai potuto ottenere; i miei genitori non potevo affrontare spese per mandarmi a studiare fuori, la scuola più vicina di fumetto era a Roma. Quel giorno promisi a me stesso di creare una scuola nella mia città, Reggio Calabria, per permettere a tutti i ragazzi del sud di poter disegnare senza dover rinunciare ai propri sogni”.

Che rapporti hai con il mondo online?

“Credo che i social siano un mezzo potentissimo, vanno usato però con tanta attenzione: possono portarti sul podio in pochi istanti e nello stesso tempo distruggerti. Il mio utilizzo è assiduo, e spesso vado a guardarmi ogni like che una vignetta può ricevere, la gente mi sostiene mi scrive privatamente e rispondo sempre a tutti. Non bisogna mai  dimenticare chi siamo e da dove siamo partiti; apprezzo ogni commento, tanta gente sembra proprio che mi voglia bene! Sono molto felice di aver tanti sostenitori ma apprezzo anche quando capitano le critiche, purchè siano costruttive. Mi è capitato di  realizzare alcune vignette, pubblicarle e cancellarle in pochi minuti. Non tutto quello che disegno mi piace, a volte devo disegnare per sfogo, per buttar via qualcosa che sento dentro e appunto poi la cestino! Spero di continuar sempre a disegnare con questo entusiasmo e sopratutto spero di riuscire sempre a poter disegnare le mie emozioni”.

Cosa pensi di poter insegnare agli altri?

“Oggi insegno ai ragazzi questo: siate voi stessi nel mondo, distinguetevi e fatelo anche con il disegno. Sappiatevi emozionare dalla vita e raccontate ciò che vi fa sentire bene. Prima di diventare professionisti nel disegno, è importante essere belle persone. Credo molto nella forza della mente, perché solo se crediamo fortemente in qualcosa possiamo raggiungerla. Spesso molti ragazzi sono scoraggiati, guardano sempre il disegno del compagno e dicono : io non arriverò mai alla sua bravura … tendono ad abbattersi facilmente. Non credono in loro. Non c’è nulla di più sbagliato nel guardare agli altri in questo modo, bisogna ammirare chi è più bravo di te e magari cercare di imparare per migliorare se stessi. Non tutti nascono con il dono del disegno ma più forte del ‘saper disegnare’ c’è un’altra grande forza: si chiama passione. Chi ha passione può apprendere le tecniche del disegno e raggiungere alti livelli”.

Il tuo autore preferito?

“Nella mia formazione ho sempre studiato e seguito grandi autori, sopratutto quelli che mi piacevano. Ricordo che passavo tanto tempo davanti le vignette di Mordillo, Jacovitti, Bonvi, Silver! Mi piaceva anche molto leggere, in particolare i fumetti di Dylan Dog. Non bastava però imparare dai grandi ma avere ambienti che potessero stimolarmi a disegnare. Come l’istinto d’srte dove imparai le basi”.

La tua più grande soddisfazione?

“Emozionare con un disegno. Veder sorridere gli altri, vederli commossi, sono davvero in tanti a provare emozioni con le mie vignette. Mi scrivono ogni giorno in tantissimi per ringraziarmi. Ma sono io che devo tanto a loro. Non c’è gioia più bella per me, è credo sia l’aspirazione di ogni artista. Di umano ci sono rimaste solo le emozioni”.

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