Trofeo Matteotti Stefano Giuliani

Stefano Giuliani: il mio Trofeo Matteotti

Leggere un nome e tornare con la mente all’adolescenza, a quando l’unico pensiero era finire presto i compiti per vedere gli amici e andare in giro con la bicicletta. E se la bicicletta era rotta? Nessun problema, sotto casa c’era un amico, un mito che le due ruote le sistemava in poco tempo e non solo: correva anche!

Dopo anni leggi di nuovo quel nome e il tuo lavoro ti dà l’opportunità di parlarci di nuovo, questa volta lui ha tanto da dire ma non si può non tornare un attimo indietro e rivivere quei ricordi.

Parlare di nuovo con Stefano Giuliani è stato come tornare al passato, tornare e vivere momenti spensierati ed euforici come quando, al passaggio del Trofeo Matteotti sotto casa, il tifo era tutto per lui quello che ci sistemava le biciclette in ogni momento della giornata.

Il ciclismo e Stefano Giuliani, un amore di lungo corso.

“Diciamo infinito anzi, sfinito infinito. In realtà il mio sogno era correre in moto, ma non avendo possibilità economiche per caso ho scelto il ciclismo. Ed è andata bene anche se sarei riuscito in qualsiasi sport con il carattere che mi ritrovo”.

Il Giro d’Italia e il Trofeo Matteotti: che ricordi hai delle partecipazioni a queste manifestazioni?

“Ho corso 7 Giri d’Italia e vinto 2 tappe. Il Matteotti per noi pescaresi è come un Mondiale. Il Giro dà prestigio ed emozioni ma correre a casa propria è tutta un’altra musica. Pedalare lungo le strade della mia città è sempre emozionate e spesso proprio l’emozione mi ha fregato negli ultimi chilometri: sono arrivato due volte terzo e una volta quinto per l’emotività che mi prendeva nel sentire il calore e l’affetto del pubblico”.

Il Trofeo Matteotti 2018, quali novità?

“Tante. Sicuramente il cambio di data è l’aspetto più importante: sarà infatti l’ultima corsa italiana prima del Mondiale di Innsbruck il che vuol dire che dal Matteotti può uscire il probabile vincitore del Mondiale e Pescara vedrà, altresì, la partecipazione di grandi nomi del ciclismo internazionale. Punteremo molto sui bambini e, grazie a un’organizzazione diversa e nuova, rivalutare tutto il ciclismo nostrano. A tal proposito, ci tengo a ringraziare Ricci per tutto quello che ha fatto è merito suo se il Matteotti è arrivato fin qui. Ora con Sebastiani (cresciuto con me dall’età di 15 anni, il destino a volte è strano…) vogliamo migliorare e dare nuova linfa alla kermesse”.

Il Matteotti di ieri e di oggi: cosa è cambiato?

“Tutto. Le esigenze televisive e le grandi manifestazioni hanno portato al declino le classiche. Bisogna cambiare registro, è tutta una questione di soldi ma le manifestazioni in giro per il nostro paese meritano di essere rivalutate come dovrà fare il Matteotti: i paesaggi e i percorsi d’Abruzzo devono avere attenzione con riprese idonee a evidenziare la meraviglia dei nostri luoghi”.

Parlaci della tua nuova squadra.

“Dopo l’esperienza con la Fantini che ho portato fino al Giro d’Italia, mi sono rimesso in gioco con la MS Tina-Focus. Una nuova esperienza che porta a crescere anche me perché ho imparato a fidarmi meno delle persone e a usare di più la testa”.

Per concludere, come sta il ciclismo abruzzese?

“Gli scorsi anni sono stati davvero brutti ma io ho sempre creduto nelle sue potenzialità, sono stato l’unico forse a infondere sempre fiducia al movimento. Ora si sta ripartendo con giovani interessanti ma ci vorrà ancora qualche annetto per tornare ai fasti di un tempo”.

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