Mondiali 2018

Mondiali 2018 senza Italia. E adesso?

Italia fuori dai Mondiali in Russia del 2018. Una tragedia sportiva che non si verificava da 60 anni. Per tanti, tantissimi, sarà un’estate senza Mondiali.

Di chi o cosa la colpa?

Cosa accadrà ora?

Abbiamo chiesto un parere ad Alessandro Maselli di Tuttoilcalcio360.

Aveva ragione Andrea Pirlo, il quale liquidava in maniera serafica le speranze azzurre di centrare la qualificazione ai Mondiali mediante la bolgia di San Siro: “Non ho mai visto nessuno segnare dagli spalti”  sentenziava “Il Maestro” bresciano, fresco di addio al calcio e, dunque, libero di poter dire tutto ciò che pensa senza troppi timori.

Il progetto Nazionale (due parole che meriterebbero il virgolettato per cotanta negligenza nell’allestire sia un progetto tangibile, sia una selezione capace di onorare quantomeno il colore indossato) è definitivamente finito questa settimana, con l’esclusione dal Mondiale allargato a 32 compagini che certifica il totale fallimento di un movimento che, sebbene rappresenti una delle industrie più importanti del Belpaese, diviene troppo spesso strumento di controllo per interessi privati.

La crisi, la mancanza di soldi, il regime fiscale non agevolato come quello spagnolo, il problema degli stadi di proprietà, la riforma per l’utilizzo degli Under nelle categorie inferiori, la forte indole esterofila nei vivai del calcio italiano: testo e musica di un concerto ormai stonato che da tanti, troppi anni garantisce lavoro e pane quotidiano a chi (per diletto o per professione) critica, giudica e commenta le gesta pallonare dell’italico stivale.

Troppo comodo sparare sulla croce rossa Ventura, il cui contributo è stato ben al di sotto delle attese che, comunque, non erano animate da troppe speranze.

La bramosità della qualificazione ai Mondiali rispecchia l’atteggiamento delle squadre italiane in campionato: una volta non vincere la rassegna iridata per Nazionali era motivo di vergogna in terra azzurra (indimenticate le polemiche al veleno su Sacchi – reo di aver perso, a detta di molti giornalisti, con il Brasile peggiore di sempre nel 1994 – così come le sceneggiate che accolsero gli azzurri di Messico 1970: una pioggia di pomodori a fare da corollario alla cavalcata dei vice-campioni del Mondo); oggi la realtà è invece ben diversa, come testimoniato dal “posto – Champions” che ormai equivale alla vittoria di uno scudetto.

Un tempo, arrivare quarti in classifica era sulla falsariga di un fallimento; adesso è invece un successo…

Altri tempi, altri scenari, altri obiettivi: un calcio che non c’è più…

E adesso? E’ già partito il “piano di emergenza”, con le quasi certe dimissioni di Ventura (il quale continua a sporcare la sua carriera passando alla Storia come “dimissionato” e non come dimissionario) e con l’addio di Tanti senatori che, Buffon escluso, non hanno certo lasciato il segno nelle gesta azzurre.

E poi? Il tempo, come sempre, lenirà tutti i dolori ed insabbierà rimorsi e rancori.

Dopo il fallimento in Sudafrica 2010 bisognava cambiare; dopo Brasile 2014 l’imperativo era: cambiamento. Tutti i proclami e i propositi di mutamento non ci saranno nel breve-medio termine e resteremo in attesa del prossimo fallimento, con il calcio italiano che resterà ammantato nel consueto gattopardesco incedere, dove tutto cambierà per poi non cambiare nulla…

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *