Un giornalista tra gli ultras

di Luca Pompei

san siroIl calcio italiano in mano agli Ultrà? Non scherziamo e nonostante i fatti di Napoli-Fiorentina abbiano posto in evidenza una problematica certamente grave, in un modo ancora più grave certi accurati “opinion-makers” hanno afferrato questo episodio brandendolo, con altrettanta violenza, come un bastone contro il tifo organizzato imponendo il pensiero dello stadio come luogo da evitare. Se non fosse per la smisurata passione, di chi vi scrive, per “i colori del cielo e della notte”, come poeticamente il grande Giacinto Facchetti descriveva la sua amata Inter, non potrei mai far capire quali emozioni e sensazioni si provano nel cuore di quella che i latinoamericani chiamano “Torcida”, per noi italiani la cosiddetta “Curva”, per gli accademici, il tifo organizzato, appunto, per i più il mondo degli ultrà. Sorvolo sul mio passato adolescenziale in Curva Nord allo Stadio Adriatico di Pescara con in tasca la tessera dei mitici “Rangers”, perché credo che quella, da queste parti, sia una sorta di passaggio obbligato nella vita di, quanto meno, ogni quarantenne che abbia scritto sulla propria carta d’identità “nato a Pescara”, ma la cito solo per sottolineare quanto sia stata importante, per me, quella esperienza, perché senza non avrei mai potuto comprendere il gusto sottile che ti porta a salire le ripide scale di S.Siro verso quello che comunemente viene definito il “secondo anello verde”, il tempio della “Curva Nord 69”. Ho perso il conto di quante volte ho visto una partita di calcio da quella incredibile prospettiva, ma l’ultima vale la pena di essere raccontata. Essendo componente del consiglio direttivo dell’Inter Club Pescara Marco Bonomo e conoscendo dinamiche e soprattutto persone che gravitano nel vasto mondo della tifoseria interista organizzata in Abruzzo (dove le bandiere neroazzurre sventolano molto più numerose di quanto si possa mai pensare), seguo abitualmente i passaggi organizzativi: ogni Inter Club ha libertà di allestire settimanalmente dei pullman per seguire l’amata squadra che giochi a Milano o in trasferta (per seguire le gare in trasferta è necessaria la tessera del tifoso, altra bestialità sulla quale stendiamo un velo pietoso). Quando questo non è possibile, il più delle volte per il mancato raggiungimento di una quota minima di partecipanti, il coordinamento regionale degli Inter Club d’Abruzzo, mette a disposizione un paio di pullman. E’ proprio su uno di questi cosiddetti “torpedoni regionali” che qualche settimana fa mi sono recato a Milano per vedere la partita tra l’Inter ed il Napoli. Ci sarebbe da aprire, qui, una parentesi sui “viaggi della fede a S.Siro”, come qualcuno in modo blasfemo li definisce, organizzati dall’Inter Club M.Bonomo di Pescara.

Si tratta davvero di una specie di pellegrinaggio, con tanto di abbondante bagaglio alimentare, dominato ovviamente da una massiccia fornitura di arrosticini, tanto da essere ormai diventati una sorta di celebrità nel mondo neroazzurro. Tuttavia lo spirito di convivialità ed amicizia che spicca nei viaggi dell’Inter Club di Pescara è lo stesso che si trova anche nelle trasferte con i pullman regionali dove s’incontrano e si conoscono persone provenienti da ogni angolo d’Abruzzo, accomunate dalla passione per l’Inter. Giunti in zona S.Siro c’è un immancabile rito, quello di una birra al “Baretto”, una tradizione che dura ormai da 57 anni, ancor prima della nascita della Curva Nord che proprio quest’anno ne compie 45. Si ride, si scherza, ci si abbraccia tra chi non ha molte occasioni per incontrarsi se non alla partita dell’Inter e ci si avvia verso l’ingresso. Passati i tornelli si sale la ripida scalinata e già si sente l’eco dei primi cori, ma prima che l’orizzonte si spalanchi verso l’arena, il consueto obolo alla “fanzine” della Curva. All’interno ci si aspetta articoli su chissà quali argomenti, magari resoconti su epici scontri con tifoserie rivali, ed invece ci trovi semplici testimonianze di amore verso la propria squadra. Dopo un ciclo di risultati non proprio confortanti, un incontro infrasettimanale ad Appiano con i giocatori impegnati negli allenamenti, non certo per insultarli ma per invitare loro ad un maggiore impegno e guarda caso, da quel confronto, la doppia vittoria in trasferta contro Sampdoria e Parma. La disposizione sulle gradinate, altri abbracci, altre risate, ancora un po’ di birra e poi, visto che ci troviamo in una delle Curve più famose al mondo per l’originalità delle proprie scenografie, un sguardo anche alle indicazioni sistemate su ogni seggiola riguardo alla scenografia pensata per questa partita. Guardandole dalla prospettiva opposta ci si chiede ma come faranno a creare immagini cosi spettacolari, chissà quale mente geniale dietro questi affreschi “umani”, solo e soltanto passione e necessità di comunicare all’esterno la mentalità della curva. Non andrebbe sottovalutato ciò che si scrive sugli striscioni, molti dei quali vengono perfino confiscati, così come vengono ridicolamente confiscati i tappi delle bottiglie d’acqua, mentre entrano tranquillamente, in certi stadi le bombe carta. I messaggi che passano attraverso questi lunghi lenzuoloni sono sintesi geniali ed efficaci del modo con il quale si vive la propria passione per la propria squadra o per il calcio in genere e spesso raccontano anche grandi verità tenute ben nascoste dalle decine di telecamere presenti allo stadio. La personale trasferta a Milano per assistere alla fine uno scialbo 0-0 senza grandi emozioni, valeva la pena essere raccontata per questo, per l’onore di aver fatto parte ad una delle scenografie più belle che si siano mai viste in questo campionato: Dal terzo al secondo centinaia e centinaia di blasoni con scritte varie, ai nostri piedi centinaia e centinaia di razzi luminosi a creare l’effetto delle stelle che brillano e lungo tutto il primo anello un immenso telone con su disegnate le pagine ingiallite di un vecchio libro e con stile antico il messaggio:

A nessuna industria televisiva sembra che interessi dei tifosi, ma senza l’urlo e il movimento del pubblico il calcio sarebbe uno zero. Il calcio è una storia di passione. Sarà sempre cosi. Senza la passione il calcio è morto: solo 22 uomini che corrono su un prato e danno calci ad una palla: proprio una gran cagata. E’ la tifoseria che fa diventare il calcio una cosa importante…..

Ecco il perché di certe provocazioni, ecco perché ci si ostina nella stretta logica dello sfottò tra opposte tifoserie, nato insieme al calcio, ad inveire contro napoletani, ma anche fiorentini, torinesi o veronesi, mentre l’ipocrisia farisaica dei sepolcri imbiancati a guida del calcio di palazzo continua con maggiore violenza a chiudere le curve in una sorta di rappresaglia da dittatura. I ragazzi della Curva, quelli veri appassionati, non quelli che girano con sbranghe e pistole, continueranno a fare quello che devono e lo faranno sempre in piena libertà perché si possono chiudere i cancelli di uno stadio, ma non si può uccidere la passione.

 

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