Pescara Biancazzurra

Pescara biancazzura non dimentica… il Pescara

Pescara biancazzurra non dimentica. E’ stata una serata all’insegna dell’amarcord quella svoltasi a Pescara nei giorni scorsi. Una serata in ricordo del grande presidente Scibilia che tanto ha fatto per i biancazzurri e tante emozioni ha regalato ai tifosi. Un appuntamento nel quale, sul palco dell’auditorium della chiesa di Santa Maria del Rosario, sono saliti alcuni dei nomi più osannati dai tifosi pescaresi, i famigliari di altrettanti importanti e indimenticabili mister e dirigenti.

Pronti per la formazione?

Franco Rosati (fratello di mister Tom Rosati): “Giocare con il Pescara? La cosa più bella che mi sia capitata nella vita. La partita delle partite? Quella con il Latina grazie anche a un mio gol”.

Stefano Rebonato: “Dal non sapere in quale categoria giocare a vincere il campionato. A Pescara ho vissuto anni stupendi e voglio ringraziare la stampa pescarese che è stata sempre eccellente con me; alcuni di loro mi chiamano ancora per sapere cosa penso di biancazzurri”.

Primo Berlinghieri: “Abbiamo fatto delle cose bellissime in quegli anni. Tutti sono stati protagonisti, anche chi si è fatto trovare pronto per pochi minuti e per poche gare”.

Antonio Olivieri: “Sono contento di aver fatto parte di una società come quella gestita da mio suocero Scibilia. Le partite si possono vincere o perdere ma sono gli uomini che fanno la differenza. Pentito di aver ceduto il club? E’ l’errore più grande. Tornare nella Pescara Calcio ora? Dipende dal presidente Sebastiani”.

Barbara Rosati (figlia di mister Tom Rosati): “Papà credere nel Pescara e nella città di Pescara. Allenare quella squadra per lui era tutto, noi non siamo riusciti a capirlo fino in fondo. Ha rinunciato a tutto per i biancazzurri: quando nell’82/83 decise di tornare, ricordo le discussioni con mamma che non voleva; lui ha fatto di testa sua ed è riuscito a portare la squadra in B”.

Il Pescara attuale

Il Pescara attuale

Un paio d’ore trascorse a immaginare momenti che non ho vissuto. O meglio, ero ancora troppo piccola per capire la bellezza di uno sport chiamato calcio.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *