Inno alla vittoria

BRITTENLe canzoni che accompagnano 22 giocatori in campo, gli inni che contraddistinguono lo stile, la storia e le emozioni non solo di una squadra di calcio ma di un’intera città, rappresentano il cuore pulsante del tifo sugli spalti. Assistere a una partita e, prima del fischio d’inizio, sentire nel petto quelle note e parole, scatenano un fremito che dal cuore scende fino ai piedi per arrivare sul terreno di gioco. Sì, proprio lì dove i nostri idoli mettono in campo il loro talento.

C’è un inno che vince tutti, una canzone che qualsiasi tifoso, giocatore e dirigente vorrebbe sentir risuonare nel proprio stadio: quello della Champions League. La Coppa dei campioni o “coppa dalle grandi orecchie” (come la definì Pavel Nedved), è il massimo trofeo al quale un club calcistico può ambire; significa toccare il tetto d’Europa come squadra rappresentativa di un paese, significa fare un bel salto in avanti verso il Pallone d’Oro per il giocatore più rappresentativo, significa tanti soldi nelle casse della società. Insomma, per essere un semplice trofeo dà parecchie soddisfazioni!

Ma il testo, le parole e il loro significato, chi le conosce realmente? Ecco, per rispondere a queste domande, di seguito il testo in italiano dell’inno della Coppa dei Campioni:

 

 

Queste sono le migliori squadre

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Loro sono i migliori

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Ovviamente questo testo ha un suo papà che si chiama Tony Britten (nella foto in alto), compositore inglese, che nel 1992 fece un arrangiamento dell’inno di incoronazione scritto da George Friedrich Handel nel 1727 dal titolo Zadok the Priest tratto dalla Bibbia di Re Giorgio e fu uno degli inni suonati in onore dell’incoronazione di Giorgio II di Gran Bretagna. Da allora viene intonato ogni volta che in Inghilterra è proclamato un nuovo monarca. Britten, a sua volta, lo “trasformò” in Ligue des Champions ed è scritta usando parole delle tre lingue riconosciute come ufficiali dall’Uefa: inglese, francese e tedesco. Il compositore la scrisse in meno di un mese quando la società committente voleva, attraverso una canzone, restituire al calcio un’immagine più pura dopo le violenze degli anni 80. Britten così pensò ad alcuni aggettivi superlativi in inglese, li tradusse in francese e tedesco e diede vita a quella magia che tuttora provoca brividi tra i tifosi e gli stessi calciatori: “Resta una canzone molto speciale” dice Lionel Messi: “E’ qualcosa che smuova persone e provoca emozioni. Ti rende più motivato a vincere” le parole di Lucio.

Parole in musica quindi, che spronano e caricano l’aria di emozioni ed energia positiva in ogni squadra di club, figuriamoci quando nello stadio echeggiano gli inni nazionali, veri emblemi della storia di un’intera nazione.

Come accade a noi, con l’inno di Mameli che cantiamo a squarciagola tute le volte che la nostra Nazionale scende in campo. La storia dell’inno di Mameli la conosciamo più o meno tutti ma rispolverare qualche breve ricordo e curiosità fa sempre bene specie se l’anno in corso porterà ai Mondiali in Brasile…

 

GOFFREDO MAMELIL’inno di Mameli in realtà di chiama Il canto degli italiani, meglio noto come Fratelli d’Italia, e fu scritta da Goffredo Mameli (nella foto a lato), patriota iscritto alla Massoneria, nel 1847 musicato dal maestro genovese Michele Novaro. Il suo debutto è datato il 10 dicembre quando, sul piazzale del santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina, fu presentato ai cittadini genovesi in occasione del centenario della cacciata degli austriaci. Una delle prime registrazioni invece risale al 9 giugno 1915 ad opera del cantante lirico napoletano Giuseppe Godono. Una curiosità molto particolare è la presenza nella canzone di una strofa dedicata alla donne poi cancellata dalla stesso Mameli:

Tessete o fanciulle bandiere e coccarde

Fan l’alme gagliarde

L’invito d’amor.

Altra curiosità è legata al mondo del calcio: nei Mondiali del 1974 e del 1986, l’inno venne suonato a partire dall’introduzione strumentale e interrotto prima del coro: praticamente a metà, cosa che oggi fortunatamente non accade in quanto viene suonato integralmente. La cosa che però, credo sorprenda un po’ tutti è che solo nel 2012 con la legge n. 222 del 23 novembre, Fratelli d’Italia è stato riconosciuto ufficialmente come simbolo italiano.

Tempi biblici non c’è che dire. Ma di queste cose burocratiche a noi non importa molto, come tutte le polemiche che ogni tanto saltano fuori; quello che importa è l’adrenalina che circola solo nel sentire quelle note e quelle prime parole. Basta questo per scatenare la furia sportiva!

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