Fabio Poli, università del calcio

Università del calcio, ne parliamo con il presidente Fabio Poli

L’università telematica San Raffaele (Roma) e l’Aic (Associazione italiana calciatori) presentano Calcio: regole, tecnica, storia e management.

Qualcuno di voi si chiederà cosa c’entra il calcio con l’università. Il nesso c’è eccome: stiamo parlando del primo corso di laurea interamente dedicato al calcio.

Sorpresi, vero? Il mondo del pallone è così mutato da richiedere figure professionali sempre più specializzate e, di conseguenza, la necessità di studiare le sue mille implicazioni.
A noi la cosa è interessata parecchio al punto da contattare Fabio Poli, docente e direttore organizzativo dell’Aic, il quale ci ha spiegato caratteristiche e obiettivi del corso di laurea.

Siete interessati all’argomento? Buona lettura!

Dottor Poli, si presenti ai lettori di Postcalcium 

“Sono un avvocato, di 39 anni che lavora da poco meno di vent’anni in questo mondo chiamato ‘sport’. Per oltre 10 anni ho messo a frutto le competenze acquisite nel mio percorso di formazione (laurea in Diritto del lavoro sportivo e master in management dello sport) in una società di consulenza di marketing e comunicazione applicati allo sport. Un’esperienza formativa fondamentale che mi ha permesso di conoscere, frequentare e lavorare per quasi tutte le discipline del Coni e per molte amministrazioni pubbliche. Da oltre sei anni insegno Organizzazione aziendale e diritto nello sport, presso il corso di laurea di Scienze motorie dell’università San Raffaele. Oggi, da quattro anni, sono direttore organizzativo dell’Associazione calciatori, l’unico sindacato dei calciatori in Italia, che riunisce sotto un’unica egida e sotto la presidenza di Damiano Tommasi, professionisti e dilettanti”.

Da dove nasce l’esigenza di attuare l’Università dal calcio?

“Dal confronto con il mondo del calcio ‘giocato’ e amministrato ma anche dalle richieste dei ragazzi che incontriamo quotidianamente in facoltà. Il calcio è l’ambiente sportivo maggiormente in grado di fornire opportunità professionalizzanti a tutti coloro che operano nel settore. Non solo, o non per forza, nelle società di vertice. Queste rappresentano certamente una ‘eccellenza’, un punto cui tendere per costruire il proprio futuro professionale ad alti livelli. Esiste tuttavia una ‘base’, composta da società anche non professionistiche che operano egregiamente sul proprio territorio. Case histories sportive capaci di creare opportunità di lavoro interessanti per i giovani, ma che necessitano di un livello di professionalità (tecnica e manageriale) sempre più alto. Lo sport sta cambiando o, forse, è già cambiato. Non è più soltanto agonismo e medaglie. È anche e soprattutto intrattenimento, socializzazione, integrazione e ‘tempo libero’. Il calcio, come sport più praticato d’Italia, gioca un ruolo determinante in questo processo. Ma gli operatori del settore devono comprendere che il vertice, con le sue dinamiche fortemente performanti, ha delle logiche tipiche e opportunità di crescita e sviluppo fortemente esplorate. La vera opportunità professionale è alla base. E non è affatto vero che nella ‘base’ non vi sia spazio per professionalità e posti di lavoro stabili. Occorre formarsi e trasformare il cambiamento in un lavoro”.

Università del calcio Quali sono gli obiettivi che la medesima su pone?

“Creare aspettative di lavoro in linea con il processo di cambiamento dello sport e con il bisogno di pratica sportiva espresso dal territorio. Se continuiamo a pensare che l’unico obiettivo del sistema calcio sia quello di trovare i talenti da vendere alle società di Serie A neghiamo due concetti fondamentali quanto basilari: non tutti i bambini hanno pari capacità sportivo-motorie; la principale motivazione della pratica sportiva è, oggi, la voglia di stare insieme. L’Università del calcio intende formare professionisti competenti nell’insegnamento e nella gestione del calcio a tutti i livelli. Con particolare riferimento a quella ‘base’ che deve rappresentare per molti un mestiere duraturo. Per alcuni un trampolino di lancio verso il vertice”.

Vogliamo dare alcune informazioni utili agli utenti tipo: iscrizioni, materie di studio etc?
“Il corso di laurea è un corso in Scienze motorie, con curriculum specifico sul calcio.
Questo significa che ogni insegnamento è completamente pensato per approfondire i fondamentali della materia ma applicandoli e sviluppandoli esclusivamente e verticalmente nel calcio.
Le materie possono essere divise in due aree sostanziali: le materie tecniche e quelle di settore. Dalla biomeccanica alla chimica. Dalla match analisys alla storia del calcio”.

Un ragazzo laureato all’Università del calcio, quali sbocchi professionali può avere?

“Andare ad operare nelle società di calcio, a tutti i livelli, per tutti quei ruoli che non coincidono con quello dell’allenatore. Chi si iscrive a questa facoltà non deve avere come obiettivo quello di allenare o, almeno, non è questo il percorso che lo porterà ad abilitarlo. Chi frequenta il corso intende, prima di tutto, comprendere e governare le dinamiche di questo complesso sistema di business e professionalità. Concretamente potrà andare a lavorare nelle società per tutti i ruoli di supporto alla gestione della performance, alla parte manageriale, al marketing ed alla comunicazione. Dovete pensare a questo corso di studi come fate in riferimento ad una università, per esempio, di giurisprudenza. Gli sbocchi sono molteplici. Tutti orientati ad un determinato ambito di studi. Ma correlati anche al percorso di esami che si sceglie, alla materia in cui si sviluppa la tesi…”.

A tal proposito, il mondo del pallone, può essere una parte importante del mercato del lavoro?

“Certamente sì. già oggi il sistema assorbe decine di migliaia di lavoratori come indotto.
Questo indotto raccoglie professionalità molto diverse. Più legate ad un modello di gestione dell’evento mediatico, per quanto riguarda il vertice. Più concretamente a dinamiche sportive, alla basi. Come già detto, in entrambi i casi, le opportunità sono concrete e attuali. Buono studio!”.

 

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