Vivere lo spogliatoio. Io c’ero

STADIO1 copiaIl calcio italiano bistrattato, messo all’angolo e sempre meno “allenante” per usare il termine di Fabio Capello. “Il calcio italiano deve cambiare chip” ha detto Louis Figo alla Gazzetta dello Sport. Brutte parole, cose poco piacevoli che sento da troppi anni anche a causa degli scarsi (pessimi) risultati in ambito europeo che hanno drasticamente peggiorato la situazione. E’ vero, l’Italia in ambito europeo non è all’altezza: Psg, Bayern Monaco, Barcellona etc, stanno un passo avanti, non ci sono giustificazioni che tengano.

Però…c’è un però: tutti vogliono venire a giocare da noi. Qualsiasi calciatore sarebbe quanto meno curioso di scendere su un terreno di gioco tipo San Siro, l’Olimpico o lo Juventus Stadium, contraddizioni in pieno stile Italia! Non voglio stare qui a cercarne i motivi perché dovrei interrogare ogni singolo giocatore (anche se le loro risposte sarebbero più o meno: “E’ il calcio più bello”; “L’Italia è un bel paese”); voglio solo provare a raccontare dal mio punto di vista il perché si vuole giocare in Italia.

Da noi il calcio è lo sport più seguito in assoluto: ogni squadra, dai dilettanti alla blasonata Serie A, ha quel più o meno folto gruppo di tifosi, appassionati, seguaci che vivono la vita del team. “Vivere” sì, è il termine più esatto perché quando segui una squadra la vivi: senti la tensione dei momenti difficili, l’euforia dei successi, le preoccupazioni di alcuni leader e allenatori, capisci quando qualcuno sta per fare i bagagli. In poche parole è come stare dentro lo spogliatoio, il luogo sacro del calcio.800px-Stadio_Olimpico_2008

Io ho avuto la fortuna di vivere un’emozione del genere: stagione 2006/2007, stage ufficio stampa Pescara calcio, campionato di Serie B. E che campionato! All’Adriatico sfilano Napoli, Juventus, Arezzo (guidato da Antonio Conte), Bologna, Verona etc; partitissime da tutto esaurito per l’Adriatico. Ed io ero lì, dentro la Pescara calcio a sentire pulsare la vita della società e soprattutto il campo. Calpestare quell’erba, sentirne lo scricchiolio sotto i piedi, guardarti intorno e vedere lo stadio della tua città che man mano si riempie di colori e cori delle tifoserie: emozioni che non hanno prezzo. Poi scendi giù, negli spogliatoi, un luogo unico, magico dove le vibrazioni cambiano forma: entrano in gioco la tensione, la carica emotiva che senti semplicemente passando accanto a un giocatore o a un magazziniere. Percepisci gli echi dei giocatori dentro quella stanza, inaccessibile a occhi indiscreti, che si incoraggiano, pronti a dare tutto per portare il risultato a casa. Prima. A fine gara quegli stessi echi diventano urla di gioia in caso di vittoria oppure pugni e calci di disperazione per una sconfitta. Ed io ancora lì, con il cuore che batte sempre più forte all’avvicinarsi del fischio d’inizio; con il via vai che diventa sempre più frenetico, non ti fermi mai, su e giù dalla sala stampa pensando all’attimo in cui mi sarei gustata la partita. Eppure sapevo che avrei corso nei meandri di quello stadio tutta la giornata perché sapevo che respirare quelle emozioni erano la linfa che mi facevano sentire viva. san siro

Finita la fantastica esperienza, le fibrillazioni di quelle giornate sono ancora presenti, con la stessa intensità e, al solo ricordo, mente e corpo ritornano lì, dentro quel luogo sacro del calcio che è lo spogliatoio.Avanzamento dei lavori del nuovo stadio della Juventus

Dico questo perché amare il calcio, quello vero, significa sentirlo fin nelle ossa anche se non sei mai sceso negli spogliatoi, anche se non hai mai visto in faccia un Calaiò, un Buffon o un Del Piero; ma sai che l’emozione che ti pulsa dentro è la stessa che avresti se fossi lì, a fianco a loro. So che le emozioni che ho vissuto sono le stesse in ogni parte del mondo ma vi assicuro che come noi italiani sentiamo e viviamo una partita di pallone, non ha la stessa forza e la stessa carica in nessun paese del mondo. Perciò, quando parliamo male del nostro calcio, pensiamo a ciò che ci spinge a uscire di casa e andare a tifare la squadra del cuore che scende in campo per i tre punti o per vincere una coppa.

2 thoughts on “Vivere lo spogliatoio. Io c’ero

  1. Ciao Francesca!
    Passata a trovarti dal gruppo di Fb, sono proprio contenta di aver fatto la scoperta di questo blog così carico di passione per lo sport vero, quello fatto di valori e di altruismo e voglia di divertirsi con onestà! Brava, mi piace tutto anche la grafica che hai scelto, continua così e grazie di aver aderito!

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