Alla Corona d’Abruzzo il nuoto e la pallanuoto navigano nelle stesse acque

corona1C’è chi ama correre su un terreno di calcio, chi su una pista di atletica, chi preferisce i campi da pallavolo e basket, chi la terra rossa e chi…sta in acqua. Sono gli sport acquatici come il nuoto e la pallanuoto che, in questa circostanza hanno attratto la mia attenzione. Sì, perché oltre a Pescara, storica città dove la pallanuoto ha detto la sua a livello nazionale per tanti anni, anche Chieti sta venendo a galla grazie alla Società sportiva Corona d’Abruzzo con sede nelle piscine dello Scalo dove si svolgono attività di Scuola nuoto, Pallanuoto (Promozione, Under 17, Under 15 e Under 13 e Triathlon). Entrando un po’ infreddoliti in acqua, ci siamo poi riscaldati con il racconto del presidente della società Vito Del Priore.

Raccontiamo come nasce la Corona d’Abruzzo

“La società sportiva nasce nel 2007 sulle ceneri di un passato fatto di pallanuoto per Chieti ma finito in quanto, retrocessi in Serie C, non erano più sufficienti i fondi per continuare. Quindi, nel 2007, si è deciso di ricominciare da capo con una nuova società, la Corona d’Abruzzo appunto, grazie a un’idea di Marco Di Paolo. Dopo la gestione dal 2009 al 2010 di Gianluca Del Gallo, nel 2011 sono subentrato io dando una visione più ‘agonistica’ all’organizzazione della struttura. Mi spiego: il nostro obiettivo non è mai stato vincere a tutti i costi ma, secondo il mio punto di vista, almeno cercare di mettere i ragazzi nelle condizioni di compere con gli altri. Ora, la realtà abruzzese della pallanuoto è fatta di grandi squilibri. Un esempio? Giochiamo contro il Pescara e prendiamo parecchi gol, poi vai a Roseto e vinci 40-0. Questo è sicuramente un limite per la nostra crescita ma non ci siamo arresi anzi, con gli anni i nostri giovani sono cresciuti e se prima avevamo una piccola rappresentativa, oggi siamo gli unici in Abruzzo, dopo Pescara, in grado di alzare la mano e dire: ‘Facciamo pallanuoto’. A proposito di Pescara ci tengo a dire che, rispetto ad anni fa, oggi riusciamo tener testa alle squadre adriatiche; segno di un livellamento importante”.

Che percorso vivono i ragazzi che entrano per la prima volta a contatto con voi?

“I nostri primi passi sono: prenderlo, allenarlo, educarlo e farlo crescere non solo a livello atletico. Come si fa? Lavorando e tanto. Io ringrazio, in tal senso, Francesco Di Paolo che è l’anima della società, lui ha avuto la fortuna di incontrare Andrea Di Cola, l’altro nostro allenatore, Daniele Ronci e Mattia Andreoli: persone che, a titolo gratuito, ci danno una mano a tirare su questi ragazzi. Grazie al loro intervento siamo riusciti a comprare un pulmino, a migliorare la comunicazione anche attraverso i social network, a realizzare un sito internet, il più visitato della regione. Insomma, un percorso a salire che ha visto allievi di ieri diventare oggi i punti di forza della Promozione. A tal proposito racconto un retroscena: inizialmente non eravamo convinti di fare la Promozione poi però ci siamo ritrovati davanti ragazzi che non mollavano ani continuavano a crescere: quando vedi un 20enne che viene ad allenarsi ancora qui, dimostra che qualcosa di buono è stato fatto! Decidemmo così di iniziare l’avventura in Promozione anche perché, a dirla tutta, l’ambizione di emergere c’è ancora”.

Il cuore delle vostre attività sono le Piscine di Chieti Scalo, in qual condizione operate?

“Viviamo una situazione non facile, non per quel che concerne la gestione della società. La struttura nasce prevalentemente come Scuola di nuoto e dato che la pallanuoto ha necessità di staccare le corsie, gli allenamenti li fai nel primissimo pomeriggio, la sera o la domenica: questo ha comportato e comporta sacrifici notevoli dei quali ora iniziamo a vedere i risultati anzi, mi permetto, se Pescara non sta attenta, qualche scherzetto potremmo farlo!”.

Poi c’è la novità del Triathlon

“Sì, abbiamo iniziato quest’anno perché a Chieti non esiste come disciplina. Siamo però ancora a livello embrionale, 15 gli iscritti, in quanto vogliamo prima organizzarci bene. La pallanuoto sta dando risultati perché abbiamo fatto un passo per volta e vogliamo usare la stessa calma per il Triathlon”.

A quanti campionati della Federazione italiana nuoto partecipate?

“Iniziamo dal basso. Da quest’anno c’è la Scuola di pallanuoto. Fino a 5 anni fa dovevamo costruirci per cui cercavamo ragazzi che crescessero con noi. Ora, con il livello anche tecnico in ascesa dell’intero complesso, ci dispiaceva dover fare delle scelte per cui abbiamo deciso di allenare nuove leve con l’obiettivo di creare un’unica squadra competitiva. Per capirci meglio: la Scuola nuoto forma il bambino a livello acquatico, finito questo percorso inizia la Scuola di pallanuoto che avvia ai fondamentali della disciplina, Un connubio importante perché se non riesci a stare in acqua, al di là dei diversi stili di nuoto, nella pallanuoto no si va molto avanti. Poi abbiamo gli Under 13; con loro abbiamo fatto una scelta direi ambiziosa: nessun campionato ma un vero percorso formativo dove cerchiamo di educare, dare ai ragazzi una strada da seguire e perché no, quando vanno male a scuola, riprenderli. Preciso che comunque anche loro fanno attività agonistica partecipando ad esempio ad amichevoli, tornei alternativi e convocazioni tra gli Under 15 per chi ha una marcia in più. Terminato il periodo formativo, si fa sul ‘serio’ con gli Under 15, gli Under 17 e la Promozione impegnati nei Campionati della Fin. Devo dire che abbiamo numerose soddisfazioni anche perché si è sviluppato un vero e proprio circuito in base al quale se un Under 13 è bravo passa in Under 15, se un Under 15 merita va in Under 17 che potrebbe a sua volta salire in Promozione: secondo noi il modo migliore per farli crescere”.Corona

Quando capite che siete di fronte a un talento?

“In realtà la prima cosa da fare è porsi questa domanda: ‘Chi alleno?’. Risposta. ‘Una struttura fisica e biologica che crescerà’. Quindi è praticamente impossibile sapere quale sarà il punto di arrivo. Per questo ritengo che sia inizialmente determinante l’aspetto psicologico: è un combattente o scappa. In ogni squadra si delineano delle leadership che spesso possono non coincidere con il talento, cioè un leader può non essere talentuoso. Sono aspetti non facile da gestire ma che in acqua si capiscono subito, un allenatore si rende conto di chi ha la ‘mano calda’, qual è il giocatore in grado di prendersi la responsabilità di trascinare il gruppo. I nostri talenti? Marco Legnini e Pasquale Scanzano quest’ultimo preselezionato nella squadra giovanile nazionale”.

corona2Quali obiettivi per il futuro?

“Mi piace dire che il futuro è qui nel senso che siamo gli unici ad aver iniziato un progetto che porta all’interazione tra nuoto e pallanuoto. Tra le due discipline infatti da sempre c’è diatriba alla quale personalmente, contro tutti e tutto, mi sono opposto e nella Corona d’Abruzzo ci sono stati vari scambi tra gli atleti dei due sport. Un interscambio che fa bene anche a loro visto che tra i ragazzi del nuoto e della pallanuoto si sono creati bellissimi rapporti. Per il prossimo futuro invece vorrei che si cambiasse mentalità: portateci i giovani, fateceli crescere in modo da permettere a loro di capire quale sia la strada da seguire tra i vari sport acquatici”.

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