“Sognando Beckham”? No, è la realtà Azzurra

imageQuando si scende in campo non si guarda in faccia a nessuno. Quando, all’uscita dal tunnel degli spogliatoi, vedi il verde del campo non esistono differenze di colore di pelle e di genere. Già, le differenze di genere, pare che nel calcio esistano ancora, per lo meno quello italiano. Io dico di no, nessuna differenza o meglio, l’unica differenza la fa il campo cioè il risultato al termine dei 90 minuti (più recupero), per il resto si gioca 11 contro 11 sia maschi che femmine.

Vedere in tv Italia-Spagna, semifinale del Mondiale Under 17 femminile, mi ha confermato una sola cosa: la meraviglia nel guardare una partita di calcio. Punto.

L’adrenalina che mette in circolo il pallone quando rotola su quel prato, non sente differenze, vede solo passione e voglia di giocare. Le inquadrature delle telecamere sulle singole atlete a immortalare i loro volti, mi hanno trasmesso le stesse emozioni di sempre: grinta, rabbia, delusione, gioia e rammarico. Niente di diverso rispetto a una gara dei ragazzi di mister Prandelli. Solo voglia di vincere e conquistare una storica finale (purtroppo da rimandare al prossimo torneo).

Nel guardare la partita, pensare alle differenze abissali di trattamento tra il calcio maschile e quello femminile, mi sconvolge: ho visto gesti tecnici, entrate sulle avversarie, contestazioni delle decisioni arbitrali che non avevano nulla da invidiare ai maschietti. Sarà che sono donna come loro, sarà che come loro amo il calcio (solo guardarlo, però…) ma quel match nazionale mi ha trasmesso tanta grinta per continuare a credere nella forza della passione. E’ stato un po’ come rivivere le scene di Sognando Beckham. Sì, proprio quel film del 2002 che racconta la storia di Jess, ragazza indiana immigrata a Londra innamorata del calcio e di David Beckham (a quei tempi stella del Manchester United) che riesce sconfiggere tutto e tutti e realizzare il sogno di giocare in America.

Un film visto e rivisto ma quanto mai attuale e ricco di spunti perché ci vuole coraggio ora, ancora, a pensare o immaginare che una donna non possa giocare a calcio e avere diffidenze nei confronti di una donna che fa la calciatrice. Assurdo.

Una passione è una passione, non si discute. Perché agli uomini sarebbe permesso assecondare qualsiasi voglia mentre le donne ci sarebbero dei limiti? Non è più possibile ragionare così e le nostre azzurre Under 17, quella sera, hanno dato un motivo un più per dare un calcio ai muri delle differenze.

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