Raffaella

“In Germania ho scoperto una nuova Raffaella”

Seguire una passione cogliendo l’attimo, l’occasione propizia, l’entusiasmo insieme alle sofferenza, i sacrifici e le rinunce. Non è facile, non è da tutti soprattutto se questo significa lasciare la tua famiglia, il tuo mondo, la tua nazione.

È la scelta che nel 2013 ha fatto Raffaella Manieri, professione calciatrice, ruolo difensore la quale, a 26 anni, è partita per la Germania, destinazione Monaco, per seguire quella passione e realizzare il suo sogno. Ci sarà riuscita? Ce lo racconta proprio Raffaella in questa intervista.

Come ti sei avvicinata al calcio?

“È una passione innata, visto che sono l’unica che lo pratica in famiglia… Mamma racconta che ho tenuto in mano la mia prima palla a 2 anni e poi a 5/6 anni ho iniziato a giocare con i pulcini nella polisportiva di Santa Maria dell’Arzilla (provincia di Pesaro) con i bambini nonché miei amici, fino a quando mi è stato possibile, cioè fino a 13 anni”.

Pesaro, Senigallia, Torino, Verona e Torres: com’è stato girare l’Italia da calciatrice?

“D’accordo con i miei genitori, primi fan, abbiamo deciso che avrei dovuto diplomarmi a Pesaro prima di trasferirmi in qualche altra città dove il calcio femminile era più quotato. Appena diplomata poi ho deciso di provare la prima esperienza andando a Torino dove sono rimasta per due anni, poi venne Bardolino (Verona) per finire Sassari dove sono cresciuta e diventata atleta grazie al mister Tore Arca e al fisioterapista Marco Angius che mi hanno insegnato e dato le basi del professionismo. Essere stata in tre delle società più blasonate di quel periodo, mi ha permesso di capire e conoscere vari modi di pensare e fare esperienza dalle giocatrici più forti con cui ho avuto l’opportunità di allenarmi”.

Poi, nel 2013 la chiamata dalla Germania: raccontaci com’è andata.

“Sì, l’estate 2013 arrivò la chiamata dal Bayern Monaco. Ho deciso di rischiare, mi sono attrezzata di coraggio, tanta forza e sono partita all’inseguimento della mia passione e del mio sogno, che è quello di fare la professionista in ciò che mi riesce meglio: calciare un pallone”.

Cosa ti sta dando questa esperienza al Bayern?

“Questa esperienza mi ha cambiata, mi ha portato a conoscere una nuova Raffaella, più riflessiva e meditativa; una Raffaella che ha imparato a vivere da sola. All’inizio è stato molto difficile, ma ora dico grazie a me e a questa esperienza, perchè mi ha insegnato ad apprezzare tutto, da piccole a grandi cose, diventando più consapevole, tra mancanza di familiari e amici e qualche sofferenza a livello amoroso. Inoltre questa lingua tedesca non facile ma ora posso dire di aver superato alla grande questo percorso, arrivando a vincere per due volte consecutive la Bundesliga (massimo livello di campionato a livello europeo), alzare lo scudo, davanti a 15mila persone, dal Municipio, in piazza a Monaco con i colleghi maschi, per due anni consecutivi. Beh, è qualcosa di inspiegabilmente possibile. Mi piacciono le prime volte e anche a Monaco è stata la prima volta per il club festeggiare per due anni consecutivi la vittoria di entrambe le squadre sia femminile che maschile”.Raffaella Manieri

Che clima respira il calcio femminile in terra tedesca?

“In terra tedesca si respira aria di professionismo. Eurosport ha i diritti di eurovisione di tutta la Bundesliga e siamo circondati da sponsor e media esattamente come il maschile”.

E in Italia?

“In Italia siamo ancora dilettanti, ma da quest’anno abbiamo iniziato ad investire, credendo in questo sport e nelle bimbe, ragazze e donne che lo praticano. La Fiorentina è stato il primo club ad acquisire anche la squadra femminile all’interno del club”.

Credi che la finale di Women’s Champions League possa far cambiare davvero qualcosa nel nostro paese?

“La finale di Champions League disputata a Reggio Emilia contribuirà alla crescita del calcio femminile e sono sicura che avrà appassionato tante nuove persone che hanno avuto la possibilità di vedere un bello spettacolo a livello fisico e ritmi alti abbinati a qualità tecniche e tattiche”.

A proposito di Italia, cosa si prova a indossare la maglia azzurra?

“In tutto ciò che ho scritto rimane l’emozione più bella ed indescrivibile, che è quella di indossare la maglia azzurra: orgoglio e onore sono i due termini che uso per raccontarvi i brividi che provoca indossare questa maglia. Vuol dire essere al top, vuol dire responsabilità, bravura, rispetto, cuore, passione, vuol dire talento”.

I tuoi sogni nel cassetto?

“I miei sogni nel cassetto, sono nel cassetto e a mano a mano che li raggiungerò li tirerò fuori e li condividerò con voi”.

 

 

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