Giocare con le tette

“Giocare con le tette” tra democrazia e civiltà

“Ma perché tu donna invece di venire ad arbitrare le partite non te ne stai a casa a stirare-lavare, maledetta te e chi tifa arbitrare”.

Queste le offese pubblicate su Facebook dal 25enne giocatore Daniele Berton (in forza al Pro Venezia, squadra militante in Promozione) all’arbitro donna e punito, nelle scorse settimane, da Giudice sportivo con tre mesi di squalifica.

Un episodio increscioso che risale al 19 ottobre 2014 quando Berton militava nel Cavallino in Prima categoria, che mette in risalto la realtà che quotidianamente subiscono le atlete. Sì, atlete al femminile, tutte quelle donne che osano avvicinarsi al pallone.

Una sensazione che esce chiara, limpida ed ironica nel libro Giocare con le tette a cura di Milena Bertolini, tecnico del Brescia calcio femminile e presidente della Fondazione per lo sport del Comune di Reggio Emilia nella cui sede giunse questo manoscritto anonimo con un biglietto: “Per il 26 maggio, pubblicatelo”.

Un manuale, direi, nel quale non si parla (solo) di calcio femminile ma di civiltà, democrazie e della voglia delle donne di essere libere…di giocare a calcio. Anche.

Ma essere, volere e diventare calciatrici non è mai stato semplice per il “gentil sesso” e il libro ne ripercorre le tappe; vediamone alcune:

1933 – Nasce a Milano, in via Stoppani 12, il Gruppo Femminile calcistico; primo club di calcio femminile. Apriti cielo! La rivoluzione era cominciata al punto che in altre città italiane iniziare a sorgere altre squadre di ragazze andando contro gli unici sport ammessi per le donne perché “proporzionalmente e scientemente ridotte” così come si poteva leggere in un articolo di fondo scritto su “Il Littorale” dal Regime fascista attraverso il Coni;

1943 – La Liberazione e la Sicilia, la Sicilia e il calcio femminile: da qui riparte la storia. Ballerine prestate la mondo del pallone “22 belle gambe, tutte per voi” dicevamo i manifesti in giro per l’isola. Le gambe erano quelle delle ragazze della compagnia di operetta “Balletto Mercedes Fleurville Brillarelli” che sfidarono i maschietti del Club Calcio Catania allo stadio Cibali;

Anni 60 – un nome: Valeria Rocchi. Da giovane aveva avuto buoni risultati nel salto in lungo che, nel tempo, si impegnò a dare visibilità e prestigio al calcio femminile. E ci riuscì: prima di un Bologna –Inter, improvvisò una partita di calcio vera con 22 compagne di classe e di giochi della figlia Patrizia tutte in età compresa tra i 14 e i 17 anni. Una donna, la Rocchi, che sentì Herrera rilasciare dichiarazioni di incoraggiamento per il calcio femminile;

1968 – Anno di novità, cambiamenti e proteste anche nel calcio del “sesso debole”: nasce la Ficf (Federazione italiana calcio femminile) con un campionato a 10 squadre, divise in due gironi (Nord-Sud) con gare da maggio a settembre della durata di due tempi da 35 minuti.

1970 – Nasce la Fifgc (Federazione italiana femminile giuoco calcio); la Ficf e la Fifgc confluiranno nel 1972, nella Ffiugc (Federazione femminile italia unita giuoco calcio).

Perché tutti questi passaggi, queste conquiste hanno partorito solo “quattro lesbiche”?

“Cosa non ha funzionato? Forse proprio la democrazia”…  Si chiede l’autore/trice di Giocare con le tette.

 

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