Silvia Gottardi

Silvia Gottardi e il suo “She got game”

Giocare, viaggiare e comunicare: sono i tre verbi che Silvia Gottardi ama coniugare nella sua vita.

Silvia è una giocatrice di basket con la passione per i viaggi, due aspetti ben connessi che lei racconta sul suo sito. Una vita dunque in continuo movimento che la porta a conoscere realtà e mondi diversi.

Noi l’abbiamo fermata un attimo per farci raccontare qualcosa di questo suo eterno movimento.

Silvia Gottardi e il basket, amore a prima vista?

“Premettendo che amo lo sport in genere, sì, con il basket è stato un colpo di fulmine. Papà giocava a pallacanestro ed ero piccola quando mi chiese di provare e da allora non ho lasciato più la palla. Ricordo che facevo la prima media,  abitavo vicino al Palazzetto dello sport e sentivo il rumore della palla, le urla dei tifosi, non potevo non amare questo sport”.

La vittoria alla quale sei più legata?

“Sicuramente lo scudetto e la Supercoppa italiana vinti nel 2000. Ricordo con piacere anche i successi in Inghilterra dove ho vinto lo scudetto e la Supercoppa. Voglio precisare che, comunque, la vittoria è anche altro: spesso ho esultato per una retrocessione evitata con lo stesso entusiasmo di un scudetto conquistato”.

She got gameLe donne e lo sport: un rapporto sempre complicato. Lo è anche nel basket?

“In ogni tipo di sport per le donne non è semplice. Noi del basket veniamo chiamate ‘maschiacci’. Ho fatto un documentario sull’argomento proprio perché lotto da tempo contro le etichette a favore di uno sport svincolato da ogni forma di discriminazione. Lo sport è lo sport. Perché il calcio o il basket devono essere visti in modo diverso dalla pallavolo o dalla ginnastica quando a praticarlo sono le donne? In Italia, purtroppo, è una questione di mentalità; in Usa, per esempio, il calcio femminile è il primo sport a seguire il basket. Noi ci siamo e vogliamo farci sentire”.

Giocare = viaggiare: il tuo binomio perfetto.

“Sì, e vero. Credo che la passione per i viaggi nasca proprio dal basket. E ora che non gioco, ogni volta che posso e ho modo, prendo e parto”.

Prima accennavi al documentario, She got game, ci racconti qualcosa?

“E’ il nome del blog. L’ho chiamato così per fare una parodia al film He got  game. ‘Got’ è anche il mio soprannome. Dopo qualche mese ho pensato di realizzare un documentario per mettere in risalto il mondo del basket femminile; alla fine è venuto fuori uno spaccato sull’universo sportivo femminile e mi sono accorta, tra le altre cose, che in nessuna delle tante Federazioni italiane c’è una donna al vertice”.

Hai in programma progetti simili?

“Sì, sto scrivendo la sceneggiatura di Cicliste per caso Io e una mia mica, il 6 giugno partiremo da Milano per arrivare a Catania ripercorrendo la storia di Alfonsina Strada che, nel 1924, fu la prima donna a partecipare al Giro d’Italia con i maschi. E’ stata la pioniera della parificazione degli sport femminili a quelli maschili. Durante il viaggio faremo eventi gratuiti e raccoglieremo le storie di donne sportive che diventeranno documentario”.

Essere una sportiva e aver girato Italia ed Europa, quanto ti è servito per diventare quella che sei ora?

“Molto. Viaggiare apre la mente, essere atleta ti fa entrare in contatto con diverse realtà. Inoltre lasciare casa in giovane età, crescere prima del tempo, è una vera palestra di vita”.Cicliste per caso

Silvia Gottardi ha un sogno nel cassetto?

“Sì, più di uno. In primis vorrei fare qualcosa per il basket femminile in particolare e dare dignità agli sport femminili in generale. Personalmente mi ritengo fortunata perché ho trasformato il mio hobby in lavoro e, in questo senso, un altro sogno da realizzare è il documentario Cicliste per caso”.

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