Max Di Liborio

Massimiliano Di Liborio, lo psicologo dello sport atleta

Mi sono avvicinata alla Psicologia dello Sport qualche mese dopo aver aperto il blog grazie ad Alessandra Petrucci la quale ha poi più volte scritto per Postcalcium.

Mi sono avvicinata a questa disciplina senza nemmeno sapere che esiste la figura dello psicologo dello sport, e conoscere Alessandra mi ha aperto un mondo.

Quello che non sapevo allora è che, dopo svariato tempo, mi sarei ritrovata di nuovo a parlare della Psicologia dello sport con Margherita Sassi e il suo corso in Competenza Sportiva e, grazie ai social network, con Massimiliano Di Liborio.

Tre psicologici quindi con i quali ho avuto modo di conoscere e approfondire la materia e capire, al di là delle apparenze, che lo psicologo dello sport non è uno “strizzacervelli” ma un professionista in continua formazione che affianca l’atleta (non solo professionista).

Una scoperta che sta arricchendo il mio bagaglio culturale e professionale che voglio condividere con voi grazie all’intervista a Massimiliano Di Liborio psicologo dello sport e atleta.

Come ti sei avvicinato alla Psicologia dello Sport?

“La curiosità è stata la spinta iniziale. Ho sempre praticato sport (da combattimento) e il fatto che ci fossero aspetti mentali nella prestazione, mi ha sempre incuriosito. Così, presa la laurea in Psicologia, ho fatto il tirocinio all’università di Chieti orientato alla Psicologia dello Sport; al quel punto ero ancora più curioso e ho capito la forte necessità che c’era di formarsi in questa disciplina che mi ha portato a frequentare un master a Torino in Psicologia dello Sport, un master in Mental training, passando per la Programmazione neurolinguistica e l’ipnosi”.psicologia dello sport

In base alla tua esperienza, attualmente, c’è uno sport più degli altri che abbia bisogno di una figura professionale come la tua?

“Bella domanda! Diciamo che la presenza dello psicologo dello sport nello sport professionistico può essere molto importante e determinante sotto alcuni punti di vista. In realtà il nostro lavoro non si riduce al solo ambito agonistico quindi, tornando alla domanda, la figura dello psicologo dello sport può essere indispensabile a tutto lo sport sia in termini di prestazione che di benessere che, fondamentalmente, sono le nostre due aree di intervento”.

E in Abruzzo che situazione c’è?

“Credo ci sia molto da fare. Io mi ritengo fortunato, lavoro e lavoro bene; ci sono ambienti positivi dove la formazione e le nostre competenze sono espresse al massimo. Ci sono possibilità di lavorare in questo settore ma bisogna avere molta iniziativa, metterci la faccia ed essere preparati. Bisogna lavorare duro anche perché ogni sport ha le sue specificità che vanno studiate. Lo psicologo dello sport, in definitiva, è in formazione continua”.

Che ruolo ha in questo mestiere essere appassionato di sport?

“Io dico sempre che è necessario aver sudato almeno qualche volta nella vita. Non credo invece sia necessario essere degli atleti ad altissimo livello però bisogna conoscere quelle che sono le emozioni che si vivono nello sport. Direi quindi sì, bisogna aver praticato qualche attività sportiva”.

Hai uno sport del cuore?

“Certamente! Pratico il Brazilian Jiu Jitsu da 8/9 anni. La lotta in generale è il mio sport preferito perché mi ha dato molto e, sotto alcuni aspetti, mi ha dato la possibilità di entrare in contatto con me stesso, con i miei limiti e tanto altro. Viene definito uno sport minore ma da delle potenzialità enormi. E’ uno sport che consiglio”.

goal settingCinque motivi per cui ami la tua professione.

“Primo: la possibilità di condividere un pezzettino dei sogni degli atleti; una grande responsabilità. Secondo: vivere le emozioni che lo sport in generale riesce a far passare. Terzo: l’ambiente. Solitamente giovane e dinamico. Quarto: la possibilità di relazionarsi in un certo modo nel senso che nel nostro lavoro non c’è il ‘lei’ ma il ‘tu’ e la dimensione umana è importante. Quinto: la dinamicità nel lavorare nella Psicologia dello Sport. Non esiste staticità e ogni volta la situazione di lavoro muta e senti la necessità di rimetterti in gioco ogni volta. Un modo per crescere umanamente e professionalmente”.

Ultima domanda: hai un sogno nel cassetto?

“Per tutti gli psicologi dello sport, quindi anche per me, sono le Olimpiadi. Restando con i piedi per terra, mi piacerebbe molto costruire qualcosa di solido sul territorio. Sono molto legato alla mia terra, e sarebbe bello creare delle reti con i colleghi e promuovere la nostra professione che qui in Abruzzo, terra di sportivi, può decollare molto bene”.

 

 

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