Sportivamente d'Annunzio

“Vi racconto Gabriele d’Annunzio sportivo”

Un’opera editoriale dedicata al Vate Gabriele d’Annunzio scritta da un ragazzo di 26 anni appassionato di sport, curioso di conoscere e approfondire la vita di uno dei grandi protagonisti della letteratura italiana del ‘900 il tutto con l’Abruzzo trait d’union tra i due.

Il libro si chiama Sportivamente d’Annunzio – Il Vate tra sport, giornalismo e letteratura (Edizioni Croce), l’autore è Giammarco Menga giornalista originario di Sulmona ma residente a L’Aquila, da aprile 2015 direttore responsabile della testata web www.tuttolaquila.it.

Abbiamo partecipato alla prima presentazione in Abruzzo, svoltasi a Pescara qualche settimana fa, e  deciso approfittato dell’occasione per farci raccontare da Giammarco qualche curiosità del testo.

Giammarco Menga presentazioneCome nasce l’idea di scrivere un libro su d’Annunzio?

“In primis una forte componente territoriale dovuta al fatto di aver studiato fuori regione che mi ha portato ad avere un’attitudine particolare verso un mio corregionale come d’Annunzio. Inoltre avevo voglia di sperimentare un autore che avesse coniugato letteratura e giornalismo; il tutto condito da un briciolo di casualità: su suggerimento della mia professoressa infatti sono arrivato a scoprire una forte propensione del Vate, soprattutto in giovane età, verso il giornalismo. Da qui è iniziato lo studio accademico e la tesi di laurea a lui dedicata tra ‘Letteratura e giornalismo’ e, successivamente, decisi di approfondire l’ambito sportivo che è quello che professionalmente mi compete. Un processo che ha portato alla nascita del libro arricchito dai viaggi fatti nei luoghi più importanti che mi hanno permesso di portare alla luce dagli anni del liceo fino a quelli eroici di fiume e del Vittoriale attraverso video interviste fatte agli studiosi viventi più importanti di d’Annunzio tra cui Giordano Bruno Guerri (presidente del Vittoriale degli italiani e curatore della prefazione) e Annamaria Andreoli”.

Gabriele d’Annunzio inventore dello scudetto tricolore, in pochi conoscono la storia. La raccontiamo?

“Sì, fu il Vate ad inventare questo simbolo a noi noto oggi che all’epoca aveva una forte valenza repubblicana (quindi politica) in quanto voleva rappresentare la riannessione di Fiume all’Italia sotto il vessillo repubblicano appunto. Lo scudetto comparve per la prima volta il 7 febbraio del 1920 allo stadio Cantrida di Fiume dove venivano organizzate partite di calcio seguendo la Carta del Carnaro che prevedeva esercizio fisico per tutti. Fu d’Annunzio ad avere l’idea di far campeggiare sulle maglie azzurre uno scudo tricolore, senza fregi all’interno a differenza dello scudo sabaudo, che stava proprio a simboleggiare il repubblicanesimo”.

Sportivamente d’Annunzio è arrivato a Trigoria, cuore dalla As Roma. Quale emozione nel consegnare il libro a Totti & co.?

“Unica, grazie alla As Roma per la disponibilità. E’ stata una giornata da sogno in quanto sono riuscito a raccontare ai singoli giocatori e al tecnico Spalletti com’è nata l’idea in un contesto paradisiaco: fine allenamento. Questo mi ha permesso infatti di ritrovarmi al bar interno di Trigoria senza confusione, solo io e loro venendosi così a creare un’affinità di fondo che, in altre circostanze, non sarebbe stata possibile. Tutto questo ha reso ancor più indimenticabile quel momento”.

Pensi già di scrivere altri libri di sport?

“Bella domanda! L’idea è quella di non fermarsi perché c’è una passione di fondo importante. D’Annunzio è un personaggio a tutto tondo che coinvolge, quindi non escludo altri studi sul Vate sotto il profilo sportivo. Anzi, lancio un’idea: indagare circa l’alimentazione dello sportivo. Ecco, questa è una strada che si potrebbe percorrere”.

 

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