Marco Lussoso

Marco Lussoso: “I miei 6 anni di fotografie in bianconero”

Catturare l’attimo. E’ questa l’anima della fotografia, il significato di uno scatto, la capacità di catturare quel preciso momento, quell’azione di gioco.

Sì, oggi parliamo di fotografia sportiva con Marco Lussoso fotoreporter di Pescara che ha girato il mondo cogliendo il senso di più vero di una partita di calcio, di una competizione olimpica, di una gara di nuoto o Gran premio di Formula 1.

Un racconto fatto di tante curiosità e aneddoti soprattutto derivati dai suoi 6 anni di attività come fotografo ufficiale della Juventus.

“Con Igor Tudor e Gianluca Zambrotta nacque una bella amicizia anche perché li ho tenuti ‘a battesimo’ nell’esordio bianconero. Mi spiego: Tudor lo conobbi a Francia ’98 in quanto la Juve mi chiese di fotografarlo perchè di lì a poco sarebbe passato in bianconero. La stessa cosa fu con Zambrotta, insieme all’addetto stampa lo prendemmo a Bari dopo la sua ultima gara per il primo servizio fotografico con la maglia della Juventus”.

Un antipasto della piacevole intervista che, merita di essere raccontata dell’inizio.

Marco, come nasce la tua passione per la fotografia?

“Da piccolo e grazie a papà per tantissimi anni giornalista al seguito del Pescara; lo vedevo sempre uscire per i suoi servizi con i fotografi e con il tempo mi appassionai dei suoi colleghi fotoreporter. Un giorno la svolta: un fotografo, davanti alle mie domande da bambino curioso, mi diede la macchinetta con il rullino e mi disse: ‘Scatta quanto vuoi e quello che vuoi, poi sviluppo tutto io’ e da lì tutto iniziò”.

nuotoPer 6 anni fotografo ufficiale della Juventus, saprai allora dirci cos’è lo “stile Juve”.

“E’ qualcosa di determinante ed essenziale per il club. Per rendere meglio l’idea: dopo l’avventura bianconera, ho collaborato con l’agenzia ufficiale dell’Inter e ho potuto notare la differente gestione e organizzazione delle due società. A Milano si crea più interazione tra i dirigenti e i giocatori nel senso che il clima è più amichevole e accomodante; alla Juventus vige più rigore e disciplina ognuno ha un ruolo e mansioni ben precise. Credo sia questo lo stile Juve”.

Ci puoi raccontare quale aneddoto di questi anni in bianconero?

“La mia prima foto ufficiale. Tutto era pronto, giocatori schierati, Moggi in campo, Lippi pronto, quando ci accorgiamo che manca un atleta: Montero. Il tempo di avvisare Moggi il quale chiama il calciatore, tempo 10 minuti era in campo. Fatte le foto di rito, vidi Montero parlare con Moggi; non capivo cosa si dicessero, ma era chiaro che il Dg fece una lavata di testa al campione incredibile. Lo riprese con tale rigore che sembrava essere un maestro che tirava le orecchie all’alunno indisciplinato”.

Marco Lussuso ha avuto modo di lavorare con tre grandi allenatori italiani: Marcello Lippi, Fabio Capello e Carlo Ancelotti che ci descrive così: “Capello e Lippi simili in quanto entrambi rigidi e severi, con Ancelotti si poteva parlare di più, era più malleabile. Comunque sono tre grandi personaggi del nostro calcio. Perché ho lasciato la Juventus? Perché dopo tanti anni la monotonia stava prendendo il sopravvento. Avevo voglia di fare altro e rinunciare ad altre esperienze, iniziava a pesare”.

Non solo calcio: hai fotografato tanti eventi sportivi, c’è una competizione che ti ha colpito più delle altre?

“Sicuramente le Olimpiadi; per un fotografo sportivo è il massimo. L’aspetto più bello è però il fatto di aver girato il mondo”.

Lo sport più difficile da fotografare?

“Parto dai più semplici: il nuoto in quanto basta attendere la bracciata e scattare a raffica; stesso principio per l’automobilismo: scelta una curva si aspetta il passaggio di tutte le macchine. Il più difficile è il calcio perché tutto può succedere nel giro di un secondo e, ogni secondo, può essere lo scatto determinante. Come accadde con la testata Zidane-Materazzi oppure l’infortunio di Del Piero a Udine quando tutti mi chiedevano la foto dell’impatto. Se perdi questi momenti ha fallito”.

Rovesciata Del Piero

Rovesciata Del Piero

La foto che non dimenticherai mai?

“L’ha scattata mio figlio e questo mi rende ancora più felice. SportWeek l’ha inserita tra le 10 foto di calcio più belle ed è la rovesciata di Del Piero a Milano durante un Milan-Juve (8 maggio 2005 nda). Mio figlio, ancora minorenne, venne con me ad assistere alla partita. Gli preparai tutto anche la luce migliore ma fu lui a scattare nel momento preciso in cui il capitano bianconero colpì la palla. Una foto semplicemente perfetta in quanto si vede il pallone deformato dal tocco del piede. Una grande soddisfazione anche perché, in seguito, la Juventus la  utilizzò come copertina di un libro, per le carte di credito e una gigantografia che campeggiò nel ritiro di Salice Terme, l’estate successiva, davanti alla quale tutti i tifosi posavano per una foto. Però c’è una fotografia che mi piace ricoradare: l’urlo di Antonio conte dopo un suo gol ad Atene in una gara di Champions League con il labbro spaccato e la maglia sporca di sangue. Una foto che sintetizza tutta l’adrenalina di quella gara e la grinta di Antonio Conte che, con Alessandro Del Piero, è il mio capitano”.

 

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