portiere

La solitudine del numero 1

Il portiere cammina su e giù come sentinella. Il pericolo lontano è ancora, ma se in un nembo s’avvicina oh allora una giovane s’accovaccia e all’erta spia.

(Umberto Saba – Tre momenti)

Il portiere di calcio cioè colui al quale è demandato il compito di difendere la porta della sua squadra dagli attacchi avversari. Un calciatore che vive la partita dalla sua area di rigore: una zona rettangolare situata davanti a ciascuna porta. All’interno di essa il portiere può toccare la palla con le mani.

Il ruolo del portiere quindi ha già due differenze importanti rispetto agli altri colleghi in campo:

  • un’area tutta sua
  • può toccare il pallone con le mani.

Inoltre, data la sua possibilità di muoversi all’interno dell’area di rigore, indossa una divisa diversa dai compagni di squadra (Hugo Gatti, argentino, fu il primo a scendere in campo con una maglia rosa e bandana a fermare i lunghi capelli biondi).

Semplicemente elencando queste caratteristiche, ho l’impressione che il portiere sia un’entità a sé rispetto al resto della squadra. Tutte peculiarità che lo rendono unico all’interno del gruppo; per questo mi chiedo: non si sentirà solo?

A volte può capitare, soprattutto se la squadra è talmente brava da impedire agli avversari di avvicinarsi alla loro porta. Non è una novità infatti a fine gara per giornalisti e addetti ai lavori avere difficoltà nel commentare la prestazione del portiere perché “mai chiamato in causa”.

Anche nelle scuole calcio di solito il portiere lo fa chi, tra i più piccoli, è il meno talentuoso, il “meno bravo”.

Eppure, il suo, è un ruolo delicato e spesso decisivo: deve stare sempre attento e allarmato perché una partita può scivolare tranquilla per 90 minuti, poi…il recupero…azione degli avversari…rete!

Si diceva del senso di solitudine del portiere. E se si stanca di stare solo? E se avesse voglia di aiutare i suoi compagni in difficoltà? Lascia la sua area e si invola in quella avversaria.

Di portieri goleador ce ne sono stati parecchi. Personalmente ricorso il gol di Michelangelo Rampulla (durante un Atalanta-Cremonese del 1992), ma la storia ne ricorda parecchi: il colombiano Higuita il messicano Campos, il paraguayano Chilavert e il brasiliano Ceni (recordman assoluto con oltre 100 gol).

 

Certo, fa effetto vedere segnare l’estremo difensore ma credo che per uno come lui, abituato a evitare le reti, sia una doppia soddisfazione. Tornare nella propria area dopo una marcatura deve essere una sensazione molto piacevole tanto quanto una parata decisiva.

Quindi in portiere non è solo, lui fa parte della squadra; è il numero 1 di 11 atleti che scendono in campo; è colui che usa le mani, gestisce la difesa, porta una divisa diversa:

 

Il portiere è pazzo, e la pazzia prima o poi gli presenta il conto. Ma se la pazzia è una, le vie di fuga sono due: diventare eroi di sventura o diventare figli di puttana.

(Sandro Veronesi)

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