Giancarlo Giannandrea

Giancarlo Giannandrea: “I talenti ci sono, mancano i maestri”

La passione al centro di tutto. Quante volte questa frase è usata ed è stata usata anche all’interno di questo blog. Sembra un mito, una chimera, l’impossibile. O forse no.

Spesso la passione per qualcosa è talmente forte da farne un’idea fissa, un obiettivo che, con il tempo, può diventare lavoro.

Come nel caso di Giancarlo Giannandrea, pescarese, amante del calcio al punto da farne una professione: iscritto all’elenco Figc dei Direttori sportivi e attualmente anche responsabile del Settore giovani dell’Asd Poggio degli Ulivi R. Curi. Con lui abbiamo fatto una chiacchierata a tutto tondo sulla sua professione.

Giancarlo, iniziamo subito: il ruolo del Direttore sportivo in una società di calcio.

“Tanti e inevitabilmente legati agli obiettivi della società. Quello che posso dire per sintetizzare, è che tre sono le caratteristiche determinanti in questo lavoro: osservare, scegliere e prendere giocatori in grado di generare plusvalenze per la società stessa”.

Ti occupi di giovani, essendo responsabile del Settore giovanile dell’Asd Poggio degli Ulivi R. Curi. Ecco, che emozioni lavorare insieme a loro?

“Io la reputo una missione, non semplice perché si hanno a che fare con fasce d’età diverse. Allo stesso tempo però dà molti stimoli in quanto, nel corso degli anni li vede cresce, cambiare e diventare piccoli uomini. Una missione nel corso della quale è necessario creare il giusto mix di educazione e divertimento”.

In Italia ci sono ancora talenti?

“I talenti ci sono, a mancare sono i maestri, cioè persone in grado di farli crescere e valorizzare le loro capacità e abilità naturali”.

Qual è la tua soddisfazione più grande?

“Nel corso dell’anno appena trascorso ne ho avute tante: la vittoria del Campionato di terza categoria è un grande obiettivo; così come la vittoria del torneo Nike con i Giovanissimi 2001. Personalmente poi, sono molto contento di essere stato ammesso al corso di Osservatore sportivo a Coverciano”.

Parlando di giovani e di sport, non possiamo non citare la cittadinanza sportiva ormai realtà a tutti gli effetti. Cosa pensi dello ius soli sportivo?

“Ponendo determinati criteri così come è stato fatto dal governo, direi che è un passo importante. Visto il processo di globalizzazione così avanzato, era ora facessimo qualcosa di pratico anche se siamo ancora troppo indietro”.

Per i più piccoli, il calcio è tanta voglia di imitare i grandi campioni. Che ruolo gioca la Scuola calcio?

“I suoi obiettivi sono: educare, formare e creare spirito di gruppo. E magari essere riconosciuti come scuola d’Elite dalla Federazione come è successo a noi. Già dal Settore giovanile, per esempio, inizia un processo di selezione attraverso lo scouting”.

Ultima domanda: un sogno professionale e uno personale?

“In realtà i due aspetti coincidono: continuare nel calcio e arrivare tra i professionisti”.

 

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