I “se” e i “ma” del Pallone d’Oro

pallone d'oroTempo di nominations per il Pallone d’Oro, tempo di polemiche che tornano puntalmente ogni anno a causa dell’esclusione di qualche nome illustre del calcio mondiale.

Quest’anno è toccato a Gianluigi Buffon, portiere della Nazionale e della Juventus, restare fuori dai 50 nomi in corsa per il premio. Apriti cielo: tifosi juventini infuriati, giornali che parlavano di “Buffonata” della Fifa; insomma tutti contro questa “lista d’oro” ma… davvero il Pallone d’Oro ha tutto questo potere?

Certo, nessuno toglie che sia un riconoscimento di prestigio che sottolinea il ruolo chieva e decisivo che un calciatore ha avuto all’interno di un club e della Nazionale di appartenenza nel corso dell’anno. E solitamente questo ruolo è del numero 10, del bomber, del trascinatore, del leader. Ma…

Se a fare la differenza non fosse un top player? Se fosse l’ultmo arrivato? Il giovane della rosa? Non meriterebbe anche lui un riconoscimento? Sì. Quello della propria società e dei tifosi, (forse) il più vero e il più democratico.

E quando un big diventa il pilastro per una nazione e per il club e non vince il Pallone d’Oro? Bella domanda, soprattutto perchè l’Italia non è nuova a questo tipo di situazione: Dino Zoff, Paolo Maldini, Franco Baresi, Alessandro Del Piero, Francesco Totti, etc…nomi importanti e di un certo spessore per Milan, Juventus e Roma che, però, non sono mai stati premiati con il Pallone d’Oro; dunque sarebbero dei fenomeni a metà? Assolutamente no. Anzi, sono doppiamente fenomeni perchè dovunque andaranno, il pubblico assegnerà loro il premio più bello: stima e riconoscenza verso la maglia.

W il Pallone d’Oro ma, soprattutto, W il calcio!!!

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