Gianluca Delli Rocioli: vivo alla ricerca di qualcosa che non c’è

Gianluca  Delli Rocioli“Dedico tutta la mia vita alla ricerca continua di qualcosa che non c’è”. “A 18 anni mi sono trovato davanti a un bivio: fare quello che facevano gli altri o meglio, quello che gli altri si aspettavano facessi, oppure fare qualcosa di diverso. Ho vinto io e e ho scelto la facoltà di Scienze geologiche”.

E’ iniziata così l’intervista a Gianluca Delli Rocioli di Pescara. Sin da subito ho capito di avere di avere di fronte una personalità decisa e sicura di quello che vuole e, soprattutto, ho intuito che il destino ha bussato alla sua porta quando nemmeno sapeva di cosa si trattasse…. Leggete la sua storia, resterete a bocca aperta!

Chi è Gianluca Delli Rocioli?

“Sono nato a Pescara nell’ottima annata del 1976. Dedico tutta la mia vita alla ricerca di qualcosa di che non c’è sia nello sport sia nel lavoro. A 18 anni, terminati gli studi scientifici, mi sono trovato davanti a un bivio: fare quello che facevano gli altri o meglio, quello che gli altri si aspettavano facessi, tipo Giurisprudenza o Medicina, oppure qualcosa di diverso. Ho vinto io e ho scelto Scienze geologiche. Nel corso dei primi tre anni di studi, ho iniziato a lavorare in palestra e sono ormai 20 anni che lo faccio. A tutti quelli che mi chiedono come ho iniziato, io rispondo sempre che questo lavoro ha scelto me e non viceversa. All’inizio del percorso, mi accorsi subito che riuscivo a fare cose che, in altri contesti, non si sarebbero nemmeno sperimentate ottenendo invece risultati impensati in tempi inattesi. Il lavoro di personal trainer è partito insieme a Fit-Revolution unconventional training: la mia attività da 14 anni”.

Raccontaci meglio di Fit dato che non è una palestra come tutte le altre.

“Sì, già la traduzione spiega la mia filosofia di lavoro: Rivoluzione del fitness con allenamenti non convenzionali. I miei non sono clienti ma allievi, non siamo soci ma collaboratori. Tra tutti noi si è instaurato un rapporto intimo, che è sfociato nell’amicizia e dove, ognuno di noi condivide il proprio pensiero nel rispetto nelle opinioni altrui. Una ‘congregazione’ che va oltre gli individualismi ma punta alla cooperazione. A questo, con il tempo, ha associato un logo che ora è il brand dell’attività: la manina del saluto surfista. Il gesto nasce negli anni 60 alle Hawaii tra un pescatore e surfisti della zona che si incontravano tutte le mattine in mare. Leggenda vuole che, durante una battuta di pesca e a seguito di un attaccato da parte di uno squalo, il pescatore perse le tre dita centrali della mano. Da qui handle lost (impugnatura persa). Un gesto che ha racchiude valori quali il rispetto, la fratellanza, la gratitudine che, purtroppo, sono andati persi. Ho adottato questo simbolo proprio per recuperare quei principi nel nostro modo di lavorare e, ad esso, ho dato un significato ben preciso: Always young easy and health (Ayeah), tradotto in Sempre giovani alla mano e in salute, attraverso il quale è possibile rivivere la sindrome di Peter Pan. C’e infatti chi l’ha persa, chi la esaspera e chi la altera; se riuscissimo a mantenere quel bimbo voglioso è curioso, che litiga e gioca con gli altri bambini, potremmo imparare a crescere meglio. Per questo ringrazio i miei amici e il loro splendido lavoro: Simone, Stefano, Vincenzo, Barbara e tutti i miei allievi. Un lavoro di squadra in cui ognuno dice la sua in base alla proprie competenze, un progetto condiviso che va contro la mentalità chiusa e individualista che c’e’ dalle nostre parti. Perché ho scelto la manina? Non lo so, ti dico solo che ho ritrovato foto di qualche anno fa in cui facevo il saluto surfista…”.brand aziendale

Ma Gianluca non vive chiuso in palestra. Il destino ha bussato una seconda volta…

“Direi di sì. Sono campione nazionale di moto d’acqua. E anche qui è questo sport che ha scelto me. Ero adolescente e trascorrevo le giornate d’estate con la mia comitiva di amici allo stabilimento di famiglia. Verso il tramonto, vedevo tutto le sere arrivare dei ragazzi con una moto d’acqua bellissima; li guardavo con stupore, ammirazione e ambizione sognando quel mondo anch’io… Nel 2001, in una palestra in cui ero direttore tecnico, parlavo con un mio allievo di moto d’acqua e lui mi mette in contatto con una persona che ne aveva una e voleva venderla. Che moto era? Proprio quella che vedevo al mare da ragazzino… L’ho ricomprato a 1.251 euro. Un sogno che si avverava: la Kawasaki 550 SX del 1989 era mia!. Da qui un percorso professionale che mi ha portato ad essere l’unico pilota abruzzese che corre nel Campionato italiano ed europeo di moto a guida in piedi di velocità e circuito”.

Una disciplina poco nota a Pescara e in Abruzzo.

“Direi in Italia. Perché nel nostro paese tutto quello che c’è fuori dal calcio è poco conosciuto e poco sponsorizzato. Cosa mi da questo sport? Libertà ed evasione, una carica di adrenalina che ti viene da dentro, è difficile da spiegare a parole. Lo scorso anno ho provato a tradire l’acqua con l’aria ma è andata male”.

Racconta dei tuoi successi, di come si svolge un Campionato di moto d’acqua.

“Ho iniziato nel 2007 con l’Interregionale, l’anno successivo sono entrato nel Campionato italiano dove ho perso un paio di volte per il rotto della cuffia; quest’anno sono primo e abbiamo fatto già tre gare, (in tutto sono sei), a Venezia, in Sardegna e in Calabria. Le prove sono la velocità e il freestyle: il primo si svolge all’interno di un circuito con le boe, nel secondo, c’e’ una giuria che, con moto e struttura diversa, giudica le figure libere e obbligatorie da compiere in due minuti. Sono l’unico che le fa entrambe in due giorni diversi. Rivali? Tanti e soprattutto del nord Italia ma il mio team non è da meno, il Jet Revolution di Roma sforna una quantità di campioni impressionante. Sono con loro dal 2008 grazie a dei ragazzi conosciuti nel corso dell’Interregionale e il 2009 fu la mia annata migliore in quanto vinsi una delle prove più spettacolari: il King of diga che assegna una corona è uno scettro a forma di…saluto surfista… Una prova di sport estremo cancellata nel 2011 che io, nel piccolo della mia attività, sto pensando di riproporre a Pescara a settembre”.

Quale la difficoltà maggiore nel praticare la moto d’acqua?

“Il vento. E tra mare e lago c’è una differenza enorme. Se ti dicessi che l’acqua del lago scivola? È proprio così, a causa delle lievi folate di venti all’interno di un lago, la moto fa meno presa e ti ritrovi in acqua senza sapere perché. In mare invece, la presenza delle onde attutisce e gestisci meglio il mezzo”.

trofei GianlucaQuali le spiagge e posti più belli che visiti grazie a questo sport?

“Esattamente viaggiare è la fortuna più grande anche se, l’impegno costante e duro, non permette di goderti paesaggi e città. Tra i posti più belli il Golfo Aranci in Sardegna, Mandello in Lombardia e la Calabria specie Scalea perché siamo stati i primi a portare la disciplina su questa bellissima spiaggia di pietra. Ci tengo a sottolineare l’accoglienza del pubblico di Roma, della Sardegna e della Calabria ma in modo particolare quella che ci ha riservato il pubblico di Venezia nonostante la bora che ha fatto slittare di un giorno al gara”.

E’ bello scoprire che la mia città offre tanti spunti per parlare di sport e, soprattutto, conoscere persone che dedicano la loro vita allo sport nel senso più sano, competitivo e morale che c’è!

 

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