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5 allenatori per 5 città

Le bandiere nel calcio non esistono più. Da anni sento questa frase ed effettivamente pare che sia così, o forse no…

Forse qualcuno c’è ancora come, per esempio, Fabio Quagliarella che ha detto “no” alle lusinghe della Vecchia Signora per rimanere in blucerchiato.

Cosa vuol dire essere una bandiera? Fare della maglia della squadra con cui si gioca una seconda pelle, sentirla battere nelle vene come sangue, guardare avanti e non sentire le sirene dei soldi, delle coppe europee, di una nuova città, ma vedere sempre e solo quei colori.

E’ questo ciò che ha fatto Quagliarella, ha scelto la sua seconda pelle. Una scelta che, come lui, hanno fatto i vari Maldini, Del Piero, Totti, Zanetti, etc… messi davanti alle sirene di altre squadre.

E se invece dei calciatori parlassimo di allenatori-bandiera? Beh certo, per un tecnico è più difficile per il semplice motivo che, se la squadra non va, sono loro i primi a fare le valigie…

Allora, se non si può parlare di allenatori-bandiera, abbiamo provato a cercare qualcosa di molto vicino a tale concetto; abbiamo così pensato di stilare i 5 allenatori che hanno lasciato un segno nella città in cui hanno allenato.

Questo sì che si può dire! Per un allenatore può bastare poco per lasciare il segno in una comunità, in un senso o nell’altro.

Ecco dunque i nostri 5 allenatori per 5 città:

Zdeněk Zeman-Foggia: chi può dimenticare o comunque chi non ha mai sentito parlare del “Foggia dei Miracoli”; ecco, la città sale sul tetto del calcio grazie al boemo. Era l’anno 1989 e il 4-3-3 di Zeman fa sognare… al punto che nella stagione 1990/91 vince il campionato di B con il tridente delle meraviglie: Baiano-Signori-Rambaudi. Un Foggia che si salverà per tre stagioni nella massima serie. Da quella squadra vennero dunque fuori altre bandiere del calcio grazie proprio a Zdeněk Zeman.

Giovanni Galeone-Pescara: Pescara ama Galeone e Galeone ama ancora Pescara. Tutto inizia nella stagione 1986-1987 quando il Pescara, ripescato in B, ottenne la promozione in Serie A grazie alla vittoria all’ultima giornata contro il Parma. In A ottenne vittorie clamorose contro Inter e Juventus per esempio e, alla fine la permanenza nella massima serie. Dopo un breve allontanamento, Galeone torna nel capoluogo adriatico 1990-1991, ottenendo in due anni una salvezza in Serie B e una promozione in Serie A. Vittorie su vittorie, campioni su campioni, come dimenticare mister Galeone?

Ilario Castagner-Perugia: altro matrimonio dei “miracoli” Dalla B alla A inanellando successi grazie a una squadra solida, serena e che gioca tranquilla grazie anche a un perfetto sconosciuto chiamato Renato Curi…l’anno del suo decesso (a soli 24 anni) corrisponde al secondo posto conquistato dietro al Milan (1978-1979) coronato altresì dal raggiungimento, per la prima volta nella storia del girone unico, del record d’imbattibilità nell’intero campionato (con 11 vittorie e 19 pareggi). Stagione unica irripetibile per Perugia e il Perugia e anche per lo stesso Castagner al quale venne assegnato il premio “Seminatore d’oro”.

Osvaldo Bagnoli-Verona: Da giocatore ad allenatore…del Verona. E qui c’è il cuor che comanda! Bagnoli siede su quella panchina nel 1981 ed è subito Serie A. Nella stagione arriva alla finale di Coppa Italia, con una formazione composta da giocatori scartati da altre squadre (Garella, Marangon, Volpati, Tricella, Fanna, Di Gennaro) con l’aggiunta del nazionale brasiliano Dirceu, per il quale modifica l’assetto tattico passando ad un’unica punta. La stagione 1983/84 è l’anno della conferma in A, in finale di Coppa Italia e in Coppa Uefa: un “catenaccio” che dunque paga al punto tale che nel 1985 a Verona arriva il primo e unico scudetto per gli scaligeri. Come non portare nel cuore un tecnico così?

Carlo Mazzone-Ascoli: Se si parla di Sor Carletto non si può non pensare alla Roma oppure a quella corsa sotto la curva dell’Atalanta quando allenò il Brescia. Ma Carlo Mazzone ha fatto tanto anche per la città di Ascoli. Arrivato nel 1968 ci resta fino al 1975: 7 anni in cui alla città e ai tifosi regala due promozioni in tre anni, portò la squadra dalla Serie C alla massima serie e, per chiudere in bellezza, nel campionato 1974-1975 ottenne la prima di molte salvezze in Serie A. Sor Carletto, in panchina era tutto core.

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